Trump e i nomi delle cose

La montagna più alta degli Stati Uniti assume il nome del presidente William McKinley (“il vincitore della guerra ispano-americana”), il Golfo del Messico viene ribattezzato Golfo d’America e gli uffici pubblici federali dovranno essere posizionati in edifici neoclassici. Sono alcuni dei modi con cui Trump cerca di disegnare una nuova cultura e un nuovo immaginario. È l’ambizione dei regimi.

Trump: quando l’impensabile diventa realtà

C’è un principio della politica secondo cui anche le cose culturalmente o politicamente più inaccettabili diventano possibili, o addirittura legge, se somministrate in piccole dosi crescenti. È ciò che dice la foto in cui esseri umani in catene vengono caricati su un aereo e trasportati chissà dove. Chi lo avrebbe mai pensato? Ma, se è accaduto, perché non provare a fare altrettanto con i valori di uguaglianza e solidarietà?

Un algoritmo cambierà il mondo? TikTok e non solo

La corte di miliardari dei social che circondava il presidente Trump nella cerimonia di insediamento non lascia dubbi su quale svolta subirà la politica internazionale. È facile ipotizzare che nel prossimo futuro un algoritmo deciderà il futuro del mondo. Del resto, oggi al centro della discussione è TikTok, ma come misconoscere l’influenza di Twitter, Facebook e Instagram sulle politiche e sulle urne dell’Occidente?

Stati Uniti: il sindacato nell’era di Trump

Non è un mistero che Trump si farà paladino dei lavoratori non sindacalizzati e cercherà di demolire il ruolo del sindacato (già indebolito dalla chiusura delle grandi fabbriche e da una legislazione ostile). Ma la ripresa delle lotte sindacali di questi ultimi anni fa presagire che, nell’aspro conflitto che si determinerà, il sindacato possa rafforzare il proprio ruolo di solidarietà e il senso di appartenenza in vista di obiettivi collettivi.

I dazi di Trump creeranno caos e crisi

Trump annuncia l’imposizione di forti dazi sulle merci straniere, in particolare su quelle di Cina, Messico e Canada. L’incertezza sulle mosse effettive rispetto ai proclami, con i quali si preannuncia una politica di rilancio dell’industria del Paese, è molto elevata. Ma se alle parole seguiranno i fatti, i risultati saranno probabilmente molto negativi per il mondo e per gli stessi Stati Uniti.

Gli Stati Uniti e il futuro della democrazia

Difficilmente Trump manterrà le promesse elettorali. Ma ciò, lungi dal rilanciare i democratici, cementerà il movimento fondato sul suprematismo bianco e sulla negazione radicale del valore dell’uguaglianza, in un’accezione individualistica della libertà. È l’estremo tentativo di tenere in piedi il sistema capitalistico che, se non troverà ostacoli, diventerà una valanga distruttrice del sistema in cui siamo inseriti.

Stati Uniti: ha vinto la rabbia

Donald Trump ha stravinto. Il ceto medio impoverito, stufo di una politica che ha alimentato le disuguaglianze, lo ha votato proprio per i suoi atteggiamenti eversivi e antisistema. E lo hanno votato quote crescenti di neri, di ispanici, di giovani e perfino – nonostante i suoi insulti misogini – di donne. Trump non invertirà la tendenza, e anzi probabilmente la consoliderà, ma, intanto, la rabbia ha vinto e ha minato le basi stesse della democrazia americana.

“The Apprentice”. Alle origini di Trump

Acclamato a Cannes e osteggiato, negli Stati Uniti, dalla destra reazionaria e dall’entourage di Donald Trump, “The Apprentice”, del regista iraniano Ali Abbasi, è la storia dell’emergere del Trump imprenditore. Privo di particolari guizzi estetici, il film descrive in modo realistico le origini di una carriera spregiudicata e, a tratti, autenticamente criminale, con, sullo sfondo, lo spietato capitalismo americano.