Iran. Per Trump una tregua obbligata

La guerra scatenata da Trump è a una stretta decisiva. Le prossime due settimane saranno tutte in salita per il presidente americano, che – dopo distruzioni, stragi e una drastica caduta di credibilità internazionale – non è riuscito a ottenere un cambiamento di regime a Teheran e si trova ora fra due fuochi: i seri rischi derivanti da una ripresa del conflitto e una umiliante resa, al di là dei proclami, ai dieci punti indicati dagli ayatollah.

Il sindacalismo USA tra resa e tentativi di riscossa

I grandi sindacati degli Stati Uniti attraversano una situazione difficile tra difficoltà di sindacalizzazione, tensioni interne, arretramenti occupazionali e ambiguità politiche. Non manca, peraltro, qualche segnale nel senso della possibilità di tornare a essere un tassello fondamentale della mobilitazione per la democrazia e la solidarietà, per lo Stato sociale e la difesa dell’ambiente e contro il razzismo. E contro la guerra.

La guerra a pezzi di Trump contro la magistratura

Neli Stati Uniti è in corso un conflitto tra il progetto politico di un esecutivo forte e senza regole e un sistema giudiziario politicizzato e ambiguo (in parte strumento, in parte argine del progetto autoritario). È un classico delle democrazie attraversate da spinte illiberali. Ma negli Stati Uniti la frammentazione dei poteri lo rende più aspro. C’è da credere che la “guerra a pezzi” di Trump contro la magistratura sia solo all’inizio.

La fantageopolitica di Giorgia Meloni

Le comunicazioni alla Camera della Presidente del Consiglio dell’11 marzo sulla situazione internazionale hanno un che di surreale. Giorgia Meloni infatti, dopo aver quasi totalmente evitato di nominare Stati Uniti e Israele, ha riscritto la storia, riportando l’inizio dell’ineffettività del diritto internazionale all’invasione russa in Ucraina, omettendo le guerre in Jugoslavia, in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Siria.

Il terzo escluso: i popoli, privati del diritto all’autodeterminazione

Tra la storia della civilizzazione e la storia della barbarie c’è qualcosa in comune, ed è che nessuna delle due coincide con la storia delle vittime. Io sto con le vittime, per questo mi oppongo disperatamente alle guerre e ai suoi coriferi. Eccolo, i terzi esclusi: gli oppressi, le vittime. Come se non sapessimo che in guerra a morire non sono soprattutto i soldati, ma gli innocenti, gli ignari, i poveri, i capitati lì per caso.

L’America Latina tra la Cina e Trump

È in atto con molto clamore un tentativo da parte di Donald Trump di riprendere almeno in parte il controllo economico degli Stati Uniti sui paesi dell’America Latina. L’impresa appare difficile, tra l’altro per il grande interesse di tali paesi a mantenere rapporti economici intensi con la Cina, mentre gli Stati Uniti hanno nella sostanza poco da offrire loro sul piano commerciale e finanziario.

Trump oltre Schmitt. L’emergenza al potere

Negli Stati Uniti la politica si sta riorganizzando attorno al paradigma dell’emergenza. Il secondo mandato di Trump porta al limite una tendenza latente da decenni, mostrando che la fragilità dell’ordine americano non sta tanto nella forza dei poteri presidenziali quanto nel loro fondamento: un sistema che dipende dal senso del limite di chi lo guida diventa vulnerabile quando incontra un presidente che quel limite lo rifiuta.