Un fantasma si aggira per gli Stati Uniti: è il socialismo?

Crescono, negli Stati Uniti, i Democratic Socialists of America, con più di 100mila iscritti, un programma socialista, personalità di grande impatto mediatico come Alexandria Ocasio-Cortez, il sindaco di New York Mandami e diversi candidati alle elezioni midterm. Nei loro confronti è, peraltro, in atto una dura criminalizzazione e, soprattutto, sono imprevedibili le reazioni di Trump a un loro eventuale successo.

Stati Uniti. L’ottimismo della speranza e l’illusione delle midterm

Forse nelle elezioni midterm la spunteranno i democratici. Ma la partita sarà assai complessa. La democrazia non è il sistema in cui un partito vince le elezioni ma quello in cui chi perde accetta la sconfitta. E negli Stati Uniti non è così. Perché Trump ha costruito la propria strategia per non perdere, o per non accettarlo: la sconfitta sarebbe frutto di una frode o della sovversione comunista. Da evitare con ogni mezzo.

«Chi è contro di me è un terrorista»: parola di Trump

L’attacco di Trump e delle corporation di cui è espressione ha ormai come oggetto la democrazia e il confronto politico, fino a stabilire un’equazione tra sinistra e terrorismo. Così, anche in documenti ufficiali, vengono associati al terrorismo l’antiamericanismo, l’anticapitalismo, l’anticristianesimo e le posizioni sgradite in tema di immigrazione, razza e genere. Superfluo dire che i “terroristi” vanno repressi con durezza.

Israele: gli omicidi mirati come pratica politica

La furia bellica di Trump e Netanyahu contro l’Iran ha fatto passare in secondo piano la pratica ordinaria dell’omicidio politico da parte di Israele. Si è calcolato in 2.700 (duemila settecento!) il numero di omicidi mirati compiuti da Israele dal 1948 al 2026 tanto in patria quanto, e soprattutto, all’estero: un primato irraggiungibile perfino dalla Russia e dagli Stati Uniti.

La telefonata di Trump: politica e soap opera

L’inganno del nostro tempo sta nel personalizzare i giudizi politici, nel dire che sono gli umori instabili di un leader a determinare il flusso del lungo fiume della storia. È quest’ottica che va ribaltata: Trump non è un pessimo politico perché è un villano, ma perché è responsabile di genocidi, guerre e atti sociali di sadismo. Il resto è solo una soap opera di scarso interesse.

Il dramma della guerra nel teatrino di Evian

Trump, dopo la batosta nel Golfo, è messo male: non riesce a fare la pace con i nemici e neppure con gli amici, a cominciare da Netanyahu. Il suo è un fallimento geopolitico accompagnato da grandi mutamenti, che vedono vincente soprattutto la Cina. Si spiega così il teatrino di Evian dove Trump appariva abbacchiato e irritato allo stesso tempo. A farne le spese non è solo la, a sua volta, impresentabile Giorgia Meloni.

La donna che non doveva chiedere mai

La plateale umiliazione ricevuta da Donald Trump è il segnale dell’irrilevanza e del ridicolo in cui Giorgia Meloni ha precipitato il nostro Paese, che ora cerca di trascinare nella propria débâcle. Eppure è stata lei, non l’Italia, a praticare il più smaccato servilismo nei confronti di Trump e a sposarne il razzismo e il bellicismo. Ora, se avesse un po’ di decenza, dovrebbe solo chiedere scusa.

Usa-Israele: interessi sempre più divergenti

C’è qualche cosa di paradossale in questa quarta guerra Golfo. Mente gli obiettivi dell’Iran sono chiari (la sopravvivenza del regime e la tutela del Libano degli Hezbollah e del Mar Rosso degli Houthi), l’alleanza tra Usa e Israele proietta messaggi sempre più contraddittori e tra Netanyahu e la Casa bianca c’è una frattura evidente. E, forse, la guerra e pace dipendono anche dalle contorsioni di un leader ormai imbarazzante.

La corona e la tiara. Trump, l’America e Dio

Trump è seduto alla scrivania della Sala Ovale mentre una decina di leader religiosi gli impongono le mani in preghiera. La scena, in noi europei, suscita ilarità, ma non può essere liquidata con ironia. Quella scena – e l’alleanza che esprime – è il punto di arrivo di una trasformazione costruita nel tempo. Trump ha ereditato linguaggi religiosi, reti organizzative e forme di mobilitazione risalenti e le ha portate al centro del potere.

Stati Uniti, Cina, Europa: gli imperi e i cittadini

La logica imperiale di Trump e Xi Jinping è la stessa che Draghi invoca per l’Europa: riarmarsi, sacrificare quel poco di universalismo dei diritti rimasto per far crescere e valorizzare le imprese eccellenti e monopolistiche, le nuove testuggini della potenza europea. Da un lato gli imperi reali o presunti, dall’altra i cittadini sempre più oppressi. È questa la realtà che la geopolitica e i suoi alfieri cercano di occultare.