Toni Muzzioli (Milano, 1971) lavora in ambito editoriale e si occupa di questioni filosofiche e politico-sociali, in una prospettiva eco-socialista. Ha pubblicato articoli e saggi per diverse riviste e siti web, tra i quali “Marxismo oggi”, “Giano”, “Lavori in corso” (Punto Rosso), “L’ospite ingrato”, “Forma Cinema”.
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Le comunicazioni alla Camera della Presidente del Consiglio dell’11 marzo sulla situazione internazionale hanno un che di surreale. Giorgia Meloni infatti, dopo aver quasi totalmente evitato di nominare Stati Uniti e Israele, ha riscritto la storia, riportando l’inizio dell’ineffettività del diritto internazionale all’invasione russa in Ucraina, omettendo le guerre in Jugoslavia, in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Siria.
Qualche mese fa, il cosiddetto disegno di legge “salva Milano” si apprestava a legalizzare le “disinvolte” prassi dell’urbanistica del capoluogo lombardo. Il tentativo fu bloccato da una sollevazione dell’opinione pubblica e da alcune indagini giudiziarie. Ma, il 2 dicembre, la speculazione immobiliare è diventata legge, con il seducente nome di “semplificazione”. La cementificazione selvaggia diventerà regola.
Dopo la bufera giudiziaria, l’establishment milanese, la sua politica e i suoi media corrono ai ripari. Ci vuole un cambiamento, purché sia solo apparente. Si parlerà un po’ di più di coesione sociale, di situazione delle periferie, di problemi dell’abitare: una riverniciata per continuare come prima. Eppure quel che occorre non è un “secondo atto” della stessa politica. Bisogna cambiare spettacolo, regista e compagnia.
Sei richieste di arresti eccellenti e decine di indagati, tra cui il sindaco Sala. L’inchiesta della Procura di Milano sulla gestione urbanistica della città, che ipotizza «un sistema di speculazione edilizia selvaggia» accompagnato da un’ampia rete di corruzione, non è una sorpresa, ma il prevedibile esito di quindici anni di amministrazione bipartisan a dir poco disinvolta. Che non finirà senza una forte spinta dal basso.
Non sappiamo se sarà Israele a portarci alla Terza guerra mondiale. Certo, con l’attacco all’Iran, ce la sta mettendo tutta. Ma l’attacco non è stata un’azione decisa in solitudine: Israele non fa nulla senza l’appoggio di Washington, che lo ha sostenuto anche sotto il profilo tecnico-logistico. L’incertezza è sul ruolo di Trump: sponsor principale dell’operazione o estromesso dal partito della guerra apparato militar-industriale Usa?
Mentre in Ucraina la guerra continua a oltranza, la Nato lancia, ai confini con la Russia, una colossale esercitazione che coinvolgerà 90.000 uomini, 50 navi da guerra, oltre mille mezzi blindati. L’obiettivo, oltre che militare, è politico e psicologico: gli europei devono abituarsi alla possibilità di ulteriori conflitti sul loro territorio.
La guerra porta con sé, in Ucraina, una drastica “pulizia libraria”: sono banditi i libri scritti da cittadini russi ed è vietato diffondere opere di musicisti russi. Il presidente della sottocommissione per l’Informazione del Parlamento, ha fatto sapere che a fine 2022 già 19 milioni di libri erano stati eliminati e che, “a regime”, dovranno esserne eliminati 200 milioni! Certo non si difendono così la democrazia e le libertà.
La globalizzazione a guida USA è in crisi e all’orizzonte si staglia un ruolo egemone della Cina. Di questo processo la guerra in Ucraina è, insieme, un effetto e un acceleratore: un effetto perché a provocarla ha concorso il tentativo degli USA di allargare la propria influenza in Europa; un acceleratore perché le sanzioni avviate nel febbraio 2022 hanno spinto la Russia a lanciarsi definitivamente nel partenariato con la Cina.
Quali che siano le opinioni, anche molto critiche, sugli ultimi anni del Governo Maduro è evidente che quella in corso è un’operazione orchestrata dagli Stati Uniti volta a far “saltare il banco” della difficile situazione interna pur di far cadere Maduro, mettendo in conto anche il rischio di una spaventosa guerra civile.