Ci sarà tempo per analizzare più a fondo i contenuti dell’intervento che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto alla Camera l’11 marzo scorso sulla situazione internazionale (1), ma forse anche no: visto che il tempo è così poco, meglio usarlo per altre attività. Limitiamoci, per ora, a considerare alcune affermazioni che risaltano per un carattere che potremmo definire “fantageopolitico”.
La presentazione, durante tutto il suo discorso, della criminale guerra di aggressione scatenata da Usa e Israele contro l’Iran come una sorta di cataclisma naturale («la crisi in Medio oriente, che con i suoi effetti investe direttamente la sicurezza, l’economia e gli interessi italiani ed europei»). All’intervento bellico comunque – ha scandito Meloni – non abbiamo e non prenderemo parte, e anzi teniamo le porte aperte alla diplomazia (non è dato sapere con quali azioni, fatti salvi i penosi balbettii di Tajani, ma sorvoliamo…). Tutto questo – sia ben chiaro – ci riempirebbe di gioia. Ci mancava anche che prendessimo parte a questo ennesimo ignobile massacro, giudicato dallo stesso nostro ministro della difesa Crosetto «al di fuori delle regole del diritto internazionale». Altro motivo di soddisfazione. La gioia però finisce qui, perché durante tutto il suo discorso Meloni riesce a non nominare quasi mai Stati Uniti e Israele, cioè i responsabili di questa folle avventura, e ovviamente a non condannarli; mentre trova il modo di sottolineare «il rischio di un regime fondamentalista dotato di missili a lungo raggio e di armi nucleari».
Ma fin qui siamo semplicemente nel campo del servilismo delle classi dirigenti italiane verso Washington, fenomeno che certo non desta meraviglia se si conosce un po’ la storia di questo paese. Quel che invece più colpisce nel discorso della Presidente del Consiglio è quando passa all’analisi delle responsabilità dell’attuale conflitto. Queste – e qui la voce di Meloni si fa perentoria – sono da far risalire alla Russia, ovvero a un paese che ha condannato fermamente in tutte le sedi questo atto, essendo anche peraltro, come è o dovrebbe essere noto, un partner strategico dell’Iran, e poi, naturalmente, più da vicino, all’attacco terroristico del 7 ottobre 2023. Ha detto infatti Meloni: «Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. È un processo iniziato da tempo ma che ha avuto una svolta precisa con l’invasione di una Nazione da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La destabilizzazione globale che ne è derivata ha avuto ripercussioni anche in Medio oriente. Tuttavia l’attuale fase di conflitto ha una data di inizio chiara: il 7 ottobre 2023, con l’attacco terroristico di Hamas contro Israele. Un attacco reso possibile anche dal sostegno finanziario, logistico e militare fornito dall’Iran al gruppo terroristico, lo stesso sostegno fornito negli anni a Hezbollah in Libano, a gruppi armati in Iraq e Afghanistan, agli Houthi in Yemen e al regime di Assad in Siria».
In altre parole: l’attuale violazione del diritto internazionale – che per bocca del suo ministro della Difesa questo Governo riconosce – è figlia di quella situazione di sconvolgimento prodotta dal vulnus causato dalla Russia nel 2022, quando intervenne militarmente in Ucraina, violando i confini di uno Stato sovrano. Prima di quella data – è questo il sottotesto – andava tutto bene e il mondo, dalla fine della Guerra fredda (1991), viveva in un perenne idillio di relazioni “multilaterali” pacifiche, tanto da permettere a un filosofo particolarmente immaginifico (F. Fukuyama, La fine della storia e l’ultimo uomo, Rizzoli, 1992) di parlare – lo si ricorderà – di «fine della storia», uno stato definitivo di soddisfazione generale per i popoli del mondo, finalmente riunificati nella comune accettazione delle norme sociali liberali e dell’egemonia benevola statunitense sul piano internazionale. Fingendo che in quei decenni non si fossero registrate immani carneficine effetto di iniziative belliche sferrate o fomentate dall’Occidente collettivo, quasi tutte fuori dalla legalità internazionale, come il ciclo delle guerre jugoslave negli anni Novanta, le due guerre d’Iraq (1991 e 2003), l’Afghanistan (2001) e poi la Libia (2011), la guerra a bassa intensità in Siria (2011-2024), conclusasi con la consegna di quel paese a un consorzio di terroristi islamici amici.
È, questa, la tesi non della sola Meloni, ma com’è noto della larghissima maggioranza delle classi dirigenti attuali dell’UE, di destra di sinistra o di centro, unite nel superiore culto atlantista, e più ancora nel costante esercizio della più sfacciata doppia morale (quella per cui la violazione del diritto internazionale è inaccettabile se la fa la Russia, mentre va benissimo se la commettono gli Stati Uniti o un loro protetto). Che questa narrazione, in gergo sintetizzata nella formula «ordine internazionale basato sulle regole», non goda più del minimo credito presso tutte le nazioni extra-europee e del “Sud globale” (perfino tra quelle mai state ostili al dominio Usa) è ormai un fatto consolidato e comincia a filtrare perfino nelle menti più lucide delle stesse élites occidentali (si pensi al discorso del primo ministro canadese Mark Carney, nell’ultimo World Economic Forum di Davos). Non in quella, però, della nostra Presidente del Consiglio.
Nota:
[1] Qui il video e il testo integrale delle comunicazioni di Giorgia Meloni.
