Un insulto alle vite dei palestinesi

L’interrogativo è se quello di Trump è un piano di pace o per proseguire la guerra. Il dubbio ci assale per una frase inquietante pronunciata dal presidente americano in sintonia con Benjamin Netanyahu: se Hamas rifiuterà il piano, Israele avrà «il sostegno totale degli Stati Uniti» per proseguire la sua guerra. Non solo, ma il piano è un insulto a ogni principio del diritto internazionale e affossa ogni embrione di Stato palestinese.

Gaza. Che fare? Moltiplicare le iniziative non violente

La proposta di aggirare il veto degli Stati Uniti al Consiglio di sicurezza dell’ONU affidando all’Assemblea generale il compito di mandare i caschi blu a Gaza è ambivalente. Suggerisce una valida strategia per rilanciare il ruolo dell’ONU, ma non tiene conto degli effetti perversi di un intervento militare e dell’esistenza di altre iniziative, rigorosamente nonviolente, più idonee per fermare i crimini israeliani.

Retorica e realtà della guerra

I partigiani, pur costretti a impugnare le armi, definirono la guerra “un male assoluto”. Al contrario, nella concezione fascista, la guerra era considerata come “destino sacro della nazione”, necessaria alla rigenerazione spirituale e morale del popolo. Questa idea torna a risuonare oggi e c’è chi parla della guerra come imperativo per le “nazioni giuste”, impegnate contro il nemico di turno, per definizione ingiusto .

Gaza, l’Ucraina e la sinistra: gli abbagli di MicroMega

C’è chi – da ultimo MicoMega – critica la mancanza, nel popolo di sinistra, di una mobilitazione in favore dell’Ucraina analoga a quella per la Palestina. Sfugge, a questa critica, l’abissale differenza tra un genocidio scientificamente praticato e una guerra, pur cruenta e ingiustificabile. E sfugge la necessità, per l’Ucraina, di un’iniziativa di pace e non di un sostegno purchessia funzionale alla prosecuzione della guerra.

Immagini del disastro: fare il deserto e chiamarlo pace

Le parole di Calcago, capo dei Caledoni, sulla pace secondo i Romani, riportate da Tacito alla fine del primo secolo d.C., sono tragicamente attuali. Pace a Gaza, per Israele e per gli Stati Uniti, significa “occupare Gaza e colonizzarla, e non lasciare lì un solo bambino”. Così come la pace all’esito della seconda guerra mondiale fu distruggere la vita a Hiroshima. E farlo impunemente. Fino a quando qualcuno si ribellerà.

La catastrofe alimentare: Gaza e non solo

Nel 2022 l’accesso al cibo era precluso a 691-783 milioni di persone. Poi la situazione è peggiorata. L’epicentro del fenomeno è Gaza dove la fame è un’arma di guerra, al pari delle bombe: il 30% dei bambini soffre di malnutrizione acuta e ogni giorno due persone su 10.000 muoiono per fame e malnutrizione. È un crimine di guerra intollerabile che, peraltro, lascia indifferente la comunità internazionale.

Il “lavoro sporco” di Israele e la terza guerra mondiale

L’affermazione compiaciuta del cancelliere tedesco Merz secondo cui “Israele sta facendo il lavoro sporco per noi”, accolta senza obiezioni da tutti i paesi europei, seppellisce il principio ordinatore delle relazioni internazionali e rivendica la legge della giungla. Finisce la favola della democrazia e del diritto internazionale, svanisce ogni differenza tra aggressore e aggredito. La “regola” è solo quella della forza.