Giovanna Lo Presti, ricercatrice, si occupa di Letteratura italiana e del rapporto tra sistema scolastico e società.

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La scuola non si salva da sola

La scuola italiana attraversa una stagione, ormai lunga, di crisi. Ciò che sfugge ai più, peraltro, è che la crisi non è “tecnica”, ma politica. Si sono progressivamente – e in modo bipartisan – coltivati la “modernità”, la meritocrazia, il concorso del privato, il rapporto con il mondo del lavoro ma si è dimenticato che la scuola è il luogo in cui i giovani vanno indirizzati alla cultura, alla percezione di sé e al pensiero critico.

Lavorare meno, lavorare meglio

Il lavoro può anche uccidere indirettamente. Per stanchezza, in un incidente stradale, tornando a casa dopo una notte in fabbrica. Eppure il lavoro notturno ha spesso una motivazione esclusivamente economica ed esprime l’essenza del lavoro alienato. Occorre, dunque, partire da lì, abolendo o riducendo al minimo la turnazione notturna come prima tappa per modificare l’attuale organizzazione del lavoro.

Contro la barbarie ci restano la cultura e l’umanesimo

Era il 1969 e Luciano Bianciardi, in una graffiante corrispondenza da Tel Aviv, svelava con la consueta lucidità l’operazione in atto di annientamento della Palestina. Solo gettando l’ancora nel passato si può capire il presente e magari scoprire che – come sostiene Daniel Baremboim – l’umanesimo è l’unica (e l’ultima) resistenza che abbiamo contro le pratiche disumane e le ingiustizie che sfigurano la storia umana.

Immagini del disastro: fare il deserto e chiamarlo pace

Le parole di Calcago, capo dei Caledoni, sulla pace secondo i Romani, riportate da Tacito alla fine del primo secolo d.C., sono tragicamente attuali. Pace a Gaza, per Israele e per gli Stati Uniti, significa “occupare Gaza e colonizzarla, e non lasciare lì un solo bambino”. Così come la pace all’esito della seconda guerra mondiale fu distruggere la vita a Hiroshima. E farlo impunemente. Fino a quando qualcuno si ribellerà.

Scena muta all’esame di maturità

Ha fatto scalpore, nelle scorse settimane, la scelta di una decina di studenti di fare scena muta all’esame orale di maturità. Il fatto, a ben guardare di limitata entità, ha provocato reazioni spropositate e lasciato in secondo piano la questione di sostanza. Che è l’insostenibilità di una scuola che forma alla competizione, alla sconfitta e allo schiacciamento dell’altro, anziché alla coabitazione e alla comprensione.

Con il voto ai referendum inizia la nostra rivolta

Fu un referendum, 40 anni fa, a decretare l’inizio delle politiche di austerità che hanno eroso reddito dei lavoratori e democrazia. Oggi può essere un referendum ad aprire una stagione opposta. Teniamolo presente. Ricordando l’esortazione di Enrico Berlinguer che, nel suo ultimo comizio, invitò i tanti che lo ascoltavano a convincere chi è perplesso, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada.