L’abitudine alla guerra

Guerra e violenza sono, da tempo, il nostro vissuto quotidiano: nelle parole e, ancor più, nelle immagini. Diverse le reazioni di ciascuno, resta il problema di trovare una spiegazione al loro perché. Un tentativo difficile e finora senza risposte appaganti. Ma è sempre più evidente la necessità di una seria riflessione sulle responsabilità dei modelli comportamentali aggressivi imperanti nella società.

Ucraina. Dare un’opportunità alla pace

Con il “piano di pace” proposto da Trump e le sue successive modifiche si è aperta un’opportunità per porre fine all’inutile strage che insanguina la frontiera est dell’Europa. Invece di esultare, le cancellerie occidentali e i vertici UE hanno avuto una reazione stizzita e hanno cominciato a remare contro. Eppure l’alternativa è chiara: o si pone fine stabilmente al conflitto oppure il futuro è la guerra tra Russia e Occidente.

La Cisl indossa l’elmetto

Nella storia sono sempre delle minoranze a preparare le guerre e fare affari con esse. Ma quelle minoranze trovano consensi e appoggi inattesi. Oggi, mentre il Governo punta a far salire la spesa militare al 5% del Pil, la CISL organizza una “maratona della pace” in cui ospita Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri, per sentirle dire che “se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla guerra”. Incredibile ma vero.

Gaza, la guerra, i bambini

In due anni a Gaza 64.000 bambini sono stati uccisi o mutilati dalle bombe. Altri sono morti a causa di malattie prevenibili o sepolti sotto le macerie. Ma non è tutto. Dopo la fase acuta di un conflitto armato, occorrono circa 15 anni per ripristinare, mantenere e riprendere il trend precedente di contenimento della mortalità infantile. È questo il futuro che si profila per i bambini di Gaza sopravvissuti al massacro?

La guerra: l’elefante nella stanza della Cop30

Tutti sanno che guerra e lotta per il clima sono incompatibili. Le guerre succhiano risorse, sono un fattore di rilancio dei fossili, impiegano tecnologie utilizzabili anche contro l’ambiente e la natura, producono milioni di migranti, militarizzano la società e la cultura, promuovono sudditanza e subordinazione, tutti elementi antitetici alla salvaguardia dell’ambiente. Eppure a Belém, nella Cop30, nessuno ne parla.

Se la scuola non si arruola

La censura da parte del ministero dell’istruzione e del merito del corso di formazione per insegnanti “La scuola non si arruola”, ispirato ai valori della pace ha avuto due importanti effetti: il rilancio delle manifestazioni contro la guerra e una pubblicità insperata per gli organizzatori del corso. La politica insiste nel preparare la guerra ma, per fortuna, l’attrazione per le armi appartiene più alla classe politica che ai cittadini.

Il Venezuela nel mirino di Trump

Il Venezuela è nel mirino di Trump che minaccia un intervento armato. Il copione è collaudato e si avvale della costruzione di false prove per ingannare l’opinione pubblica. Questa volta l’affermazione è che il Venezuela è uno “Stato canaglia” che minaccia l’integrità fisica e morale della repubblica a stelle e strisce inondandola di droga. Difficile non riandare alle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein…

La guerra e il clima: oggi Gaza, domani i migranti

Come sarà il mondo dal punto di vista fisico, climatico, sociale, di qui a 10-20 anni? Secondo le previsioni più accreditate circa la metà degli abitanti del pianeta (4 o 5 miliardi di persone) sarà costretta a emigrare, trasferendosi altrove, a causa dei cambiamenti climatici. L’Occidente si attrezza per cercare di impedirlo: in questa prospettiva il massiccio riarmo a cui assistiamo è la prima fase e Gaza è un laboratorio.

Trump: premio Nobel per la guerra

Il premio Nobel per la pace a Trump sarebbe stato un’offesa intollerabile. Ma resta il fatto che se ne è parlato. Incredibilmente. Non solo per la storia dell’uomo, ma anche per i suoi comportamenti di questi giorni, con la riapertura di scenari di guerra in Sud America e nelle stesse città degli Stati Uniti, con l’esercito schierato in funzione di “ordine pubblico”. Fatti che meriterebbero un Nobel per la guerra.

Psicologia è pace? Riflessioni in tempi di guerra

“Psicologia è pace. Costruire ponti non muri”: è il titolo scelto dall’Ordine degli psicologi per la Giornata Nazionale della Psicologia 2025. Titolo avvincente, ma lontano, purtroppo, dagli atteggiamenti più diffusi tra gli operatori del settore in cui prevalgono l’incentivazione alla diffidenza o addirittura all’inimicizia verso l’altro e la propensione a curare i danni della guerra anziché a creare un clima idoneo a prevenirla.