Venti di guerra in Europa

Il 24 marzo 1947 l’Assemblea costituente approvava l’art. 11 della Costituzione, secondo cui l’Italia “ripudia” la guerra. Il 21 e 22 marzo 2024, il Consiglio europeo, dimentico del fallimento delle strategie belliciste e delle immani sofferenze da esse provocate ai popoli, ha varato un documento che invoca un «autentico cambiamento di paradigma in relazione alla nostra sicurezza e difesa», cioè la guerra.

Dalla parte delle vittime, per non cedere all’orrore

Ogni volta che qualche operatore umanitario viene ucciso, come da ultimo a Gaza, sorge la domanda: che cosa è diventato l’Umanitario, il mestiere di salvare corpi dall’agonia, in un mondo sempre più in guerra? C’è chi dice che serve ad anestetizzarne le opinioni pubbliche, a placarne la cattiva coscienza. In realtà la risposta è più semplice e radicale. Di fronte all’orrore si aiuta: unica risposta possibile.

Far morire di fame, o della vita offesa

Si può lasciar morire di fame più di un milione di bambini (tanti sono quelli al di sotto dei cinque anni che muoiono ogni anno per malnutrizione) e si può usare la fame come un’arma di distruzione di massa. Come accade oggi a Gaza, nella nostra indifferenza. È il trionfo della “vita offesa”, che consente di uccidere attraverso la fame e di rifiutare, insieme, il dio della bibbia e la compassione degli uomini.

La Pasqua più difficile

È una Pasqua piena di angoscia. Assistiamo a mattanze che pensavamo superate dal sentire collettivo. La regola è la guerra: di popoli, di culture e di economie tra di loro, del genere umano contro l’ecosistema, del genere maschile contro quello femminile. A fronte di ciò la Pasqua, per un cristiano, deve essere segno di alterità, di riferimento a un amore che non cerca il sacrificio ma lo accetta se può essere luce per altre e altri.

Le parole della guerra

Da sempre, dai tempi di Tucidide, la guerra si combatte anche con la propaganda e ha bisogno di “cambiare il significato consueto delle parole” per rendere accettabile ciò che non lo è. È il caso, oggi, di parole come autodifesa, lotta al terrorismo e antisemitismo, usate in modo improprio per legittimare condotte indifendibili, o come occupazione, apartheid, boicottaggio, che si vorrebbero cancellate dal vocabolario.

Quanto tempo rimane all’Ucraina? E alla Russia?

Più nessuno crede alla propaganda bellica di Zelensky. Mentre il potere di Putin (che usa tutti i mezzi a sua disposizione, anche i più crudeli) è incontrastato e la Russia è in grado di programmare nuove azioni, l’offensiva ucraina dei mesi scorsi è clamorosamente fallita e la cerchia intorno al presidente ucraino si sta sfaldando. Per lui e per l’Ucraina il tempo non è finito ma si sta esaurendo assai rapidamente.

Il Governo vuole mano libera nel commercio di armi

La legge 185/1990 prevede che «l’esportazione di materiali di armamento è […] vietata verso i paesi in stato di conflitto armato». Sentite le Camere, il Governo può, peraltro, derogare il divieto, e lo ha fatto per fornire armi all’Ucraina. Poi, per essere più sicuro, ha presentato un disegno di legge, che sta bruciando le tappe dell’iter parlamentare, per avocare a sé ogni decisione ed escludere anche un minimo di trasparenza.

Elezioni europee: facciamoci del bene

Il rischio che, con le elezioni di giugno, le ragioni della pace restino prive di rappresentanza nel Parlamento europeo, almeno nella componente italiana, è forte. La presentazione di una lista credibile espressiva di tali ragioni è sempre più difficile. Ma non è impossibile ipotizzare l’inserimento di candidati autenticamente pacifisti come indipendenti nelle liste del M5S e di Alleanza Verdi e Sinistra.

La campagna di Russia dell’Europa

Due anni di guerra catastrofica e il fallimento in un mare di sangue della controffensiva ucraina non hanno insegnato nulla. In Europa si è formato un partito unico della guerra, in cui confluiscono tutte le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra, con i verdi e i socialisti a contendere la prima fila ai popolari e ai conservatori. E il papa, che predica nel deserto, è accusato di collusione con il nemico.