Pasquale Pugliese, nato a Tropea, vive e lavora a Reggio Emilia. Di formazione filosofica, si occupa di educazione, formazione e politiche giovanili. Impegnato per il disarmo, militare e culturale, è stato segretario nazionale del Movimento Nonviolento fino al 2019. Cura diversi blog ed è autore di “Introduzione alla filosofia della nonviolenza di Aldo Capitini” e "Disarmare il virus della violenza" (entrambi per le edizioni goWare).
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Nella storia sono sempre delle minoranze a preparare le guerre e fare affari con esse. Ma quelle minoranze trovano consensi e appoggi inattesi. Oggi, mentre il Governo punta a far salire la spesa militare al 5% del Pil, la CISL organizza una “maratona della pace” in cui ospita Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri, per sentirle dire che “se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla guerra”. Incredibile ma vero.
Cresce il numero dei soldati israeliani coinvolti nell’eccidio palestinese che non sono sopravvissuti alla propria coscienza. Migliaia di loro sono in cura per sindrome post traumatica da stress e tanti si sono suicidati dal 7 ottobre del 2023. E non sono i soli. Negli Usa si suicidano più di 17 veterani al giorno e la loro percentuale tra gli autori di crimini estremisti è elevatissima. Partecipare alla follia della guerra rende folli.
Le guerre ci hanno catapultato nel vortice di una furiosa corsa al riarmo globale, come non accadeva da prima dell’89 del ‘900. A spendere di più sono gli Stati Uniti (tre volte la Cina e nove volte la Russia) e l’Unione Europea. In Italia la spesa militare per il 2024 sarà di circa 28,1 miliardi di euro, con un aumento di oltre 1400 milioni rispetto al 2023. Le armi uccidono quando sparano, ma anche quando si accumulano.
La guerra a Gaza è ormai diventata una “fabbrica di omicidi di massa”, guidata da programmi di intelligenza artificiale. Nulla è lasciato al caso. Tutto è previsto, anche il numero di civili che possono essere uccisi per colpire esponenti di Hamas (fino a 15 per un agente, più di 100 per un comandante). Una forma artificiale di banalità del male.
Il 17 febbraio, all’età di 93 anni, ci ha lasciati Johan Galtung, fondatore e pioniere della ricerca scientifica per la pace. Approfondire il suo approccio ai conflitti significa dotarsi di alcuni di quei saperi che mancano maggiormente e drammaticamente nel nostro tempo, nel quale, da ogni parte, non si cerca altra soluzione se non quella binaria della guerra, fondata sulla dicotomia vittoria-sconfitta.
“L’obbedienza non è più una virtù”: nel 1965 don Milani stava parlando anche di noi e della nostra obiezione di coscienza alla guerra. Oggi più che mai perché, quando in ogni conflitto c’è un rapporto inversamente proporzionale tra vittime civili e militari e, in epoca atomica, la guerra non può essere di difesa non esistono guerre giuste.
Lo scambio epistolare tra Albert Einstein e Sigmun Freud sul “perché la guerra?”, del luglio-agosto 1932, aiuta a riflettere sul tragico ritorno della guerra in Europa e sul suo necessario superamento. Il pensiero di Einstein è chiaro: la logica della guerra non si supera con statuizioni giuridiche, ma costruendo mezzi alternativi per la risoluzione dei conflitti, cioè preparando la pace.
Il gesto dei giovani che hanno imbrattato l’ingresso del Senato per denunciare l’inerzia delle istituzioni di fronte alla crisi climatica ha ottime motivazioni e si inquadra nella condivisibile prospettiva della disobbedienza nonviolenta. Ma le sue modalità rischiano di renderlo controproducente, alienadogli la simpatia dell’opinione pubblica.
Durante la prima guerra mondiale, la notte di Natale del 1914, soldati britannici, tedeschi e francesi uscirono dalle trincee, imposero una tregua di fatto e fraternizzarono con il nemico. Fu un lume della ragione che rimane ancora acceso, passando di generazione in generazione, contro l’oscurantismo della guerra. Ma i governanti di oggi, come quelli di allora, non vogliono coglierlo. La guerra deve continuare, comunque!
La campagna elettorale non promette nulla di buono. Mentre Giorgia Meloni denuncia una generalizzata devianza giovanile, Matteo Salvini rilancia il servizio militare obbligatorio come strumento “per raddrizzare tante ragazze e tanti ragazzi”. Dall’isteria bellica al servizio militare raddrizzativo all’ora di armi a scuola (introdotta di recente in Polonia), un’onda violenta si abbatte sugli adolescenti.