L’Occidente nella trappola slava

Come è già avvenuto per le crisi nei Balcani, l’Occidente è caduto nella trappola slava e ora si fa dettare l’agenda da Zelenski e da Putin. In Italia si sta creando una sorta di illusione di parziale “neutralità” del Paese che però è, appunto, un’illusione. La realtà è che stiamo avanzando come sonnambuli verso la guerra, senza capire come e perché.

L’8 e il 9 giugno si vota. Per chi?

Ancora una volta, come sinistra, arriviamo alle elezioni impreparati, divisi, demotivati. Proprio quando la drammaticità della situazione imporrebbe unità e capacità propositiva. Eppure occorre scegliere, anche se i partiti e le aggregazioni esistenti non sono uno strumento utile ma, piuttosto, un ostacolo. Dunque bisognerà orientarsi a tentoni tra i candidati, combinando coerenza, possibilità di successo e futuro.

Cinema e realtà: a margine di “Civil War”

Anche andare al cinema è un atto politico. Un atto in cui c’è un tempo per vedere (corrispondente al film in sala) e un tempo per concludere (quello in cui facciamo i conti con ciò che l’opera produce in noi). E “Civil War” – film di guerra, di soldati e di reporter; mix di proiettili, bombe ed esplosioni, da una parte, e di parole e immagini dall’altra – è uno specchio illuminante della realtà che ci circonda.

“Dalla parte di Abele”, anche a Gaza. Appello di un gruppo di evangelici italiani

Quanto sta accadendo a Gaza è di una gravità inaudita. L’equidistanza, in questi giorni di strage, non è più possibile perché ha il solo effetto di avallare le scelte del più forte. Per questo, come cristiani evangelici, non possiamo tacere. L’azione militare in corso a Gaza, ma anche in Cisgiordania, è sproporzionata, crudele, disperata.

Guerra in Ucraina: negoziare ora!

Dopo più di due anni la guerra in Ucraina è in situazione di stallo mentre continuano, incessanti, le perdite di vite umane. È chiaro che nessuna delle parti raggiungerà gli obiettivi originari. Ciò impone, a maggior ragione, l’apertura di un negoziato su cessate il fuoco, fornitura di armi e integrità territoriale. Tocca anche ai cittadini europei chiederlo, con iniziative appropriate, nella campagna elettorale in corso.

Noi, i nostri comportamenti, la guerra

I nostri comportamenti dicono molto rispetto ai valori che ci guidano. Certi modi di agire, a cominciare da quelli che caratterizzano le interazioni sui social, sono sintonici con il clima di surriscaldamento bellico in cui siamo immersi. Forse la cura delle nostre relazioni, virtuali o meno, e la pratica della gentilezza potrebbero tornare utili anche per allontanare la guerra, oltre che per vivere meglio e in un mondo migliore.

Fermiamo la corsa alle armi

Molti governi moltiplicano forsennatamente le spese militari. Si parla apertamente di una possibile guerra atomica. Il tutto favorito dall’immensa e scellerata pressione esercitata dai fabbricanti di armi di tutto il mondo, Italia in testa. Un importate strumento per la ricostruzione e la comprensione di questo drammatico scenario è offerto da Sbilanciamoci! e Greenpeace con l’e-book “L’economia a mano armata”.

“Civil war”: oltre il turbamento

La narrazione fantapolitica di “Civil War”, ultimo film di Alex Garland, non merita l’entusiasmo con cui gli spettatori riempiono le sale. Molti si sono mostrati entusiasti per il fatto che il film sciorina la devastazione bellica non fuori ma all’interno del territorio dell’Impero. Ma davvero basta questo per definirlo un film politico, mentre la guerra sembra tele-vista, congelata in un bel quadro e spettacolarizzata?

La sinistra sedotta dalla guerra

Non è solo oggi che la sinistra è sedotta dal nazionalismo e dalla guerra. Basta rileggere le parole di Rosa Luxemburg dopo che la socialdemocrazia tedesca, rinnegando se stessa, aveva approvato i crediti di guerra e legittimato l’entrata nella prima guerra mondiale della Germania. La situazione è profondamente cambiata ma resta la cecità della sinistra, questa volta di fronte all’intreccio tra capitalismo, tecnica e guerra.