Sulla resurrezione, in questa Pasqua di guerra e sconcerto

Il messaggio della Pasqua è inequivocabile: il dogmatismo e l’integralismo sono il cancro delle confessioni di fede. Gesù non è soltanto altrove rispetto al sepolcro e alla morte. Lo è anche dalle logiche che hanno mosso chi gli ha dato la morte e continua a somministrarla ordinariamente, nella repressione, nella violenza sistemica e del potere, nei soprusi socio economici, nel rifiuto violento delle diversità, nel genocidio.

Genocidio a Gaza, farisei a Roma

Il Governo di Israele impedisce al Patriarca di Gerusalemme di celebrare la messa della domenica della Passione del Signore al Santo sepolcro. I governanti italiani protestano. Ma se lo ‘sdegno’ contro Israele è la reazione a un odioso divieto, cosa avrebbero dovuto dire contro il genocidio? Hanno taciuto perché di quel genocidio sono complici: e le mani sporche di sangue non si lavano difendendo le pietre delle chiese.

Per la Palestina, leggendo Paola Caridi

Parlare di Palestina – ancora – è necessario, per i palestinesi e per noi: perché il genocidio non è terminato e non si fermano le violenze in Cisgiordania; perché il “piano di pace” di Trump e dell’Onu è espressione del colonialismo più classico; perché la Palestina è un laboratorio di disumanizzazione in cui si disconoscono le peggiori atrocità e si annulla la dignità delle persone. Ci aiutano a farlo due libri di Paola Caridi.

L’Onu e la seconda Nakba dei palestinesi

La risoluzione Onu voluta dagli Stati uniti sancisce la seconda Nakba (catastrofe) dei palestinesi. Cancella ogni riferimento a uno Stato palestinese e si limita a evocare un vago “percorso verso l’autodeterminazione”. Israele è assolto dal genocidio, ogni decisione passa sulla testa dei palestinesi, la pace è la pura conferma del predominio incontrastato degli Stati Uniti. È un copione già visto, la cui fine è nota.

Gaza e la lezione delle piazze

Nei bordi, nei margini del paese, lontano dai luoghi del potere, si è coagulato un esteso dissenso sulle politiche dell’establishment. A partire dal genocidio di Gaza, ma penetrato nel profondo. È un dissenso trasversale, inclusivo, che attraversa credi, posizioni politiche, età, generazioni, strati sociali, culture. E che ha spazzato via ogni moderatismo all’insegna di una insopprimibile radicalità.

L’isolamento di Israele

Israele è isolato come non mai. Nonostante le enormi risorse economiche profuse in propaganda e per assoldare media, giornalisti e influencer, due anni di violenza genocidaria gli hanno alienato gran parte delle simpatie di cui godeva. Parallelamente l’opinione pubblica internazionale ha assunto una rilevanza decisiva nel determinare gli sviluppi degli eventi inducendo gli Stati Uniti a imporre a Israele l’“accordo di pace”.

La tragedia e la speranza della Storia

In Palestina le vittime diventano carnefici e si ridisegna la Storia che ci siamo sforzati di cancellare. Ciò accade anche perché la memoria della tragedia è spesso rituale e non si trasforma in pentimento. Eppure c’è una speranza, seppur piccola e in prospettiva: se, dopo tanto odio, è intervenuta, tra tedeschi ed ebrei una solida amicizia, lo stesso può accadere, in un futuro da costruire, anche tra israeliani e palestinesi.