Il genocidio è americano

Il cessate il fuoco a Gaza ottenuto da Trump è un sollievo per tutti ma, per una pace duratura, occorre evitare rimozioni e prendere atto che l’annientamento del popolo palestinese non è un disegno folle e solitario di Netanyahu ma l’obiettivo dell’intero fronte sionista e che il genocidio perpetrato non sarebbe stato possibile senza l’appoggio militare, politico e mediatico degli Usa.

Gaza: piano di pace o complicità nel genocidio?

La Commissione Onu sui territori occupati lo ha ribadito in maniera netta: a Gaza è in corso un genocidio. Non è una novità. Da tempo ci sono, a dimostralo, migliaia di testimonianze, video, fotografie. Ma non per questo è una conclusione superflua. Ora, infatti, è chiaro che tutti gli Stati hanno l’obbligo di concorrere a interrompere quel delitto e che, in caso di mancata adozione delle misure necessarie, sono complici.

Il diritto è nelle piazze

Sono stati giorni straordinari, un tornante della storia. Il diritto, ignorato e denigrato da Israele e dai governi suoi complici, si è materializzato nelle piazze. A violarlo sono il genocidio in atto a Gaza, l’occupazione dei territori in Cisgiordania, il blocco navale in acque internazionali, l’abbordaggio delle navi, il sequestro dei membri delle flottiglie solidali. Ad affermarne l’esistenza sono, oggi, le piazze e chi le occupa.

Scioperare per Gaza

L’imponente partecipazione allo sciopero a sostegno della Global Sumud Flotilla e contro il genocidio a Gaza rinvia al mittente le intimidazioni del Governo. Né bastano a negare legittimità allo sciopero, le censure di una Commissione di garanzia totalmente appiattita sul’esecutivo, in netto contrasto con gli orientamenti della Corte costituzionale e della Cassazione.

Gaza. Non un piano di pace ma un furto di sovranità e di territorio

Tutti i leader occidentali, e anche il pontefice Leone XIV, sostengono il “piano di pace” per Gaza predisposto dal presidente Trump. Incredibilmente, ché quel piano è, in realtà, uno dei più grandi oltraggi al principio di autodeterminazione dei popoli. In esso, infatti, la sovranità del popolo palestinese non è un diritto ma un premio che potrà essere concesso solo se verranno rispettate le volontà di Washington.

Un insulto alle vite dei palestinesi

L’interrogativo è se quello di Trump è un piano di pace o per proseguire la guerra. Il dubbio ci assale per una frase inquietante pronunciata dal presidente americano in sintonia con Benjamin Netanyahu: se Hamas rifiuterà il piano, Israele avrà «il sostegno totale degli Stati Uniti» per proseguire la sua guerra. Non solo, ma il piano è un insulto a ogni principio del diritto internazionale e affossa ogni embrione di Stato palestinese.

Che cosa unisce la moltitudine che si mobilita per Gaza?

Che cos’ha in comune la marea di persone che ha invaso le piazze per gridare la propria solidarietà con Gaza? Ha in comune una lunga tradizione di illusioni e di speranze e una voglia insopprimibile di pace e di una vita decente. Se un giorno questo non-popolo riuscirà a darsi un nome e un aspetto, farà muovere il mondo e lo si sentirà da lontano.