“La peggiore destra” e la sinistra senza voce

L’azione politica della sinistra è divenuta debole perché deboli, prima ancora della prassi, sono la cultura e la teoria. Per lottare contro “la peggiore destra” neofascista occorre saper cercare risposte nuove a problemi nuovi, attraverso un impegno nel campo della formazione che sorregga un fronte antifascista “largo” negli orizzonti culturali, prima ancora che nell’offerta elettorale.

“Pasolini conservatore” e la destra senza identità

Nel parlare di “Pasolini conservatore” la destra ha finito col parlare di se stessa, per proiettare fuori di sé e mascherare i limiti e le tare culturali che non vuole accettare, che non vuole vedere. Nessun convegno o libro può infatti rimediare a un dato cruciale e cioè che l’attuale destra non ha identità: non perché non abbia tradizione ma perché è completamente egemonizzata dal neoliberalismo.

Per una diversa idea di sicurezza

L’insicurezza esiste ma le politiche sicuritarie della destra, fatte proprie anche dalla sinistra, non fanno che alimentarla. L’alternativa è il capovolgimento della cultura imperante, che guarda ai cittadini come individui isolati e impauriti, e l’adozione di interventi diretti a modificare le città e i rapporti sociali, definiti insieme ai loro destinatari. Le proposte e le esperienze non mancano, ma occorrono coraggio e lungimiranza.

L’antisemitismo non abita a sinistra

Il dato è inoppugnabile: l’antisemitismo e le leggi razziali sono nel Dna della destra, mentre in quello della sinistra c’è l’antifascismo, alla cui affermazione hanno contribuito molti ebrei, a cominciare da personalità del calibro di Leone Ginzburg, Vittorio Foa, Carlo Levi, Nello Rosselli. Coerente con l’antifascismo è, invece, la critica al sionismo, fonte di una politica coloniale e, addirittura, della pulizia etnica del popolo palestinese.

Quando la destra si finge ferma

Altrove le destre marcianti mostrano il volto scoperto dell’autoritarismo: Trump, Bolsonaro, Milei, Orbán. In Italia, invece, il volto è coperto da una maschera di rispettabilità istituzionale. Ma il principio è identico: il potere come identità, la paura come collante, la semplificazione come linguaggio. La destra non ha vinto perché è forte. Ha vinto perché l’abbiamo lasciata parlare da sola.

Il problema non è l’astensionismo, ma siamo noi

L’astensionismo cresce. Tutti, a parole, si stracciano le vesti ma, poi, praticano politiche che lo favoriscono. Vale per la destra, e ci sta. Ma vale anche per il Pd. Eppure è chiaro: la polarizzazione, la personalizzazione della politica e la cosiddetta vocazione maggioritaria non incoraggiano certo gli elettori a recarsi alle urne. Dunque, se si insiste su quella strada, il problema non è l’astensionismo ma chi insiste.

Marche o Italia?

I protagonisti delle elezioni marchigiane sono tre: una destra a cui viene perdonato tutto; un centro sinistra i cui elettori lo votano con l’entusiasmo di una persona costretta a un matrimonio forzato; un astensionismo di metà del corpo elettorale che, quando consapevole, è il solo dato positivo. E tutto concorre a una lezione: nelle Marche come nel resto d’Italia, la crisi del centro sinistra riguarda la cultura politica e non le elezioni politiche.

C’era una volta il Leoncavallo

Da tempo il Leoncavallo aveva smesso si essere un avamposto di antagonismo sociale, com’era stato nella Milano di fine Novecento, ma il suo sgombero, avvenuto giovedì scorso, ha chiuso un’epoca. Oggi più di ieri le realtà borderline come i centri sociali non sono un lusso ma una necessità. Ma la loro realizzazione richiede, probabilmente, nuove modalità, nuove strade, nuove alleanze.

Succede a Milano. Il crollo, ma forse anche no

Sei richieste di arresti eccellenti e decine di indagati, tra cui il sindaco Sala. L’inchiesta della Procura di Milano sulla gestione urbanistica della città, che ipotizza «un sistema di speculazione edilizia selvaggia» accompagnato da un’ampia rete di corruzione, non è una sorpresa, ma il prevedibile esito di quindici anni di amministrazione bipartisan a dir poco disinvolta. Che non finirà senza una forte spinta dal basso.