L’antisemitismo non abita a sinistra

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È invalsa l’abitudine, in ogni manifestazione a favore del popolo palestinese e in ogni contestazione della degenerazione razzista del sionismo che, dopo aver raso al suolo Gaza, punta all’annessione della Cisgiordania per realizzare il “Grande Israele”, di cercare ossessivamente tracce di antisemitismo. È, peraltro, un modo di capovolgere la realtà, perché oggi è proprio gran parte della società israeliana che pecca di razzismo accettando l’aggressiva politica di disumanizzazione dei palestinesi, considerati animali e non essere umani. Limitarsi alla critica di Netanyahu è tanto scontato quanto fuorviante perché il primo ministro di Israele, per ben sei volte confermato capo del Governo, è solo l’interprete principale di una maggioranza politica reazionaria legittimata dal voto popolare. L’affermazione “due popoli e due Stati” di cui si riempiono la bocca molti politici, nel momento in cui Gaza non esiste più e i suoi abitanti vagano come nomadi tra macerie e campi profughi soggetti a bombardamenti e in Cisgiordania nessuno arresta l’espansione criminale delle colonie sioniste, è solo un alibi per mascherare la complicità con Israele, insopportabilmente immune da ogni sanzione economica e politica, e la sudditanza verso il suo potente alleato cobelligerante americano. Criticare lo slogan palestinese “dal fiume Giordano al mare la Palestina sarà libera”, parole che non incidono, mentre è ben incisivo il percorso parlamentare di Israele per l’annessione della Cisgiordania, così come limitarsi a sottolineare che Hamas non intende riconoscere Israele (che l’OLP ha riconosciuto nel 1994, con gli accordi di Oslo, come interlocutore del processo di pace), sottacendo che il Governo di Netanyahu nega da sempre il diritto all’esistenza di uno Stato Palestinese, è semplicemente un gareggiare per il guinness del primato nell’ipocrisia e nella malafede.

Ma torniamo alla questione dell’antisemitismo con alcune integrazioni alle considerazioni già svolte su queste pagine (https://vll.staging.19.coop/controcanto/2025/11/03/antisemitismo-le-strumentalizzazioni-che-lo-aggravano/).

Paradossalmente gli eredi politici del fascismo e delle leggi razziali, delle deportazioni verso nei campi di sterminio in Germania, delle ruberie dei beni mobili e immobili a danno delle famiglie ebree, oggi si riverniciano difendendo il sionismo di Israele e accusando di antisemitismo chi manifesta per il popolo palestinese. Va, allora, ricordato che il movimento sionista, inizialmente accolto criticamente da molti ebrei, ben presto adottò i metodi applicati dal nazismo, come denunciato in una lettera sottoscritta da 28 intellettuali ebrei tra cui Albert Einstein e Hannah Arendt, pubblicata sul New York Times il 4 dicembre 1948, in cui il Partito della Libertà (Tnuat Haherut), di cui era capo Menachem Begin primo Ministro di Israele dal 1977 al 1983, veniva definito senza mezzi termini «nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale strettamente affine ai partiti nazista e fascista». Anche se oggi ciò viene mascherato, l’antisemitismo appartiene al Dna della destra, mentre alla sinistra e all’antifascismo appartiene la critica al sionismo inteso come ideologia coloniale di pulizia etnica del popolo palestinese.

Nel Dna della sinistra italiana non ci sono le leggi razziali ma l’antifascismo, costruito anche con il contributo militante e qualificato di molti ebrei che parteciparono, ad esempio, a Giustizia e Libertà il movimento di ispirazione liberale e socialista fondato da Carlo Rosselli, di origine ebraica, insieme a Emilio Lussu e Francesco Nitti. Indimenticabili sono le figure di Leone Ginzburg, Vittorio Foa, Gino Levi, Carlo Levi, Giuliana Segre, Claudio Treves, Nello Rosselli assassinato il 9 giugno 1937 insieme al Fratello Carlo, dai fascisti dell’organizzazione francese Cagoule su input dei “cugini mussoliniani”. Il gruppo torinese intellettuale e antifascista di Giustizia e Libertà, fu scoperto dall’OVRA, la polizia politica fascista, in seguito a delazione nel maggio 1935. Alcuni dei suoi componenti finirono agli arresti o al confino. Tra essi Norberto Bobbio, Cesare Pavese, Massimo Mila, Giulio Einaudi, Luigi Salvatorelli e altri ancora. Di ognuno di loro sarebbe utile l’approfondimento della storia, personale e collettiva.

Nell’impossibilità di farlo qui, merita, almeno, sottolineare la personalità e la storia di Leone Ginzburg, coniuge di Natalia Ginzburg, autrice di importanti opere della letteratura del 900, tra cui Lessico familiare e Le Piccole Virtù. Di origine ebraica, docente di letteratura russa, partecipò con Pavese e Giulio Einaudi alla fondazione della casa editrice Einaudi, una colonna nella divulgazione della letteratura del ‘900. Antifascista partecipò al movimento Giustizia e Libertà e fu una figura lineare che rifiutò, a differenza di altri intellettuali come lui ricattati e minacciati, il giuramento di fedeltà al regime fascista. Condannato, subì prima il carcere e poi il confino, ma restò irremovibile nel suo antifascismo. Arrestato a Roma nella tipografia clandestina del Partito d’Azione morì in carcere il 5 febbraio 1944 per le continue torture subite dalle SS che volevano i nomi dei complici. Ma Leone Ginzburg non parlò. In un incontro con Sandro Pertini, anche lui in carcere e futuro e indimenticabile Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985, disse: «Guai se domani nella nostra condanna investiremo tutto il popolo tedesco”.

Se questi esempi e valori sono nel DNA dell’antifascismo non c’è spazio per l’antisemitismo ma solo per la libertà intellettuale e politica di criticare e fermare il sionismo messianico dello Stato di Israele.

Gli autori

Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav. E' appassionato e conoscitore della montagna che frequenta in scialpinismo, mtb ed escursionismo.

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One Comment on “L’antisemitismo non abita a sinistra”

  1. Israele si é dimostrato teocratico, razzista e discriminatorio. Ecco perche

    La cultura di un popolo discende dai suoi valori e si concretizza anche nelle sue leggi, in come si rapporta con gli altri popoli e in molto altro. Israele é per legge lo Stato degli ebrei. Simboli ebraici nella Knesset. I ministri spesso indossano la Kippah nelle loro funzioni, parlano di ebrei, del popolo ebraico e non laicamente di israeliani. Le leggi discendono dalla Torah, il testo sacro. Insomma, uno Stato teocratico pur senza la guida di un’autorita religiosa. Secolarizzazione e illuminismo non sono passati da Tel Aviv?

    Concretamente,Israele non riconosce i matrimoni tra non ebrei. Ci vivono anche persone di altre religioni ma la cittadinanza é loro preclusa, in quanto riservata a ebrei e figli di israeliani. Non si acquisisce nemmeno con matrimonio. Non mischiarsi con altri popoli sottende la superiorita rispetto agli altri: é razzismo.

    Sono leggi chiaramente discriminatorie/razziste, inesistenti altrove nel mondo e INCOMPATIBILI con la democrazia.

    Chi non supporta CIO CHE FA Israele -non certo la religione o la sua esistenza, ci mancherebbe- é antisemita, perfino quando critica l’occupazione per 60 anni di terre straniere in violazione del diritto internaz. (per loro irrilevante..) e pure un genocidio, cioé GRAVI FATTI anch essi incompatibili con i valori e principi della nostra Costituzione, lontana anni luce da una tale concezione del mondo

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