«Bambini colpiti da lacrimogeni, centri diurni presi d’assalto da agenti armati, cittadini rapiti dalle loro case nel cuore della notte, sedi di lavoro razziate, luoghi di culto presi di mira»; così sintetizza l’occupazione di Minneapolis, trasformata in una zona di guerra, l’associazione sindacale mondiale Uni Global Union. Alex Pretti, il quinto ucciso da agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), era infermiere di terapie intensive nell’ospedale per i veterani di guerra di Minneapolis e iscritto al sindacato dei dipendenti governativi AFGE. National Nurses United (NNU), il sindacato di infermieri/e degli ospedali privati, ha dichiarato: «Noi infermieri siamo sempre dalla parte dei pazienti: combattiamo al loro fianco al letto di un ospedale e lo facciamo anche per proteggerli nelle strade, come Alex stava facendo quando è stato giustiziato a sangue freddo dall’ICE». AFGE ha chiesto anche le dimissioni di Kristi Noem, segretaria del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS): «I bambini vengono presi, i nostri vicini hanno paura di lasciare le case, le persone sono uccise da agenti federali nelle nostre strade. Basta. Le nostre famiglie non sono al sicuro con l’ICE. Deve lasciare il Minnesota, ora. Vogliamo che l’ICE sia abolito. Non un centesimo di più per i loro crimini». «In momenti come questi il movimento dei lavoratori non deve tacere» ha affermato Shawn Fain, presidente del sindacato United Auto Workers (UAW). E infatti molte union hanno organizzato e/o partecipato alle iniziative contro l’ICE.
Con una parte significativa di immigrati tra i suoi iscritti, il Sindacato UNITE HERE ha intensificato il mutuo soccorso in modo che le persone abbiano cibo e altre cose essenziali mentre si nascondono dall’ICE. Anche la grande federazione AFL-CIO, a cui molti dei citati Sindacati sono affiliati, aveva sostenuto lo sciopero e chiesto all’ICE di lasciare il Minnesota, collegando esplicitamente i raid contro gli immigrati al pericolo per i lavoratori. Sindacati e associazioni no-profit stanno raccogliendo fondi per l’assistenza legale e per l’aiuto alle persone che per paura non escono di casa, consegnando loro generi alimentari, aiutandoli nei trasporti e dando sostegno finanziario a coloro che non possono andare al lavoro.
Alex N. Press scrive su Jacobin che «l’ICE non è semplicemente un’agenzia di frontiera che occasionalmente si intromette nell’economia. È un’istituzione del mercato del lavoro: un apparato che disciplina i lavoratori, struttura intere industrie e rende l’organizzazione collettiva più rischiosa. […] L’ICE induce paura, non rimuove solo le persone, ma cambia il comportamento tra coloro che rimangono», perché i lavoratori hanno (ancor) più paura di rivendicare i propri diritti e accettano l’aumento dei carichi e la diminuzione della sicurezza sul lavoro, se non della retribuzione. Il setacciamento e l’espulsione di immigrati con violenze impunite non soddisfa nemmeno i desideri della sua base sociale: da un lato danneggia gli interessi padronali di interi settori economici (agricoltura, inscatolamento carni, edilizia, distribuzione merci, alberghi ecc.) dove lo sfruttamento è alto e le retribuzioni bassissime grazie all’utilizzo di manodopera ricattata dalla precarietà, settori in cui i padroni dell’area di Los Angeles avevano chiesto a Trump l’esenzione dei raid. Ma delude anche i lavoratori succubi di Trump, perché le deportazioni di massa non “liberano buoni posti di lavoro” (come lui declama) per gli statunitensi, anch’essi immigrati o figli/nipoti di immigrati, ma tendono ad aggravare il lavoro anche per essi, come dimostra un studio di Brookings Institution su interi settori dell’economia statunitense che dipendono in gran parte dal lavoro usa e getta.
A Minneapolis, come prima a Los Angeles, gruppi comunitari, chiese, organizzazioni per i diritti degli immigrati e anche sindacati hanno messo in campo una difesa civica dei più deboli che ha visto l’apice nello sciopero del Minnesota del 23 gennaio, denominato “ICE OUT – Day of Truth and Freedom” (ICE FUORI – Giorno della verità e della libertà). Mentre il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) ha definito “oltremodo folle” questo coinvolgimento solidale dei sindacati verso gli immigrati, quasi tutte queste forze sociali non hanno reputato possibile, fors’anche perché ritenuto troppo pericoloso indirlo, uno sciopero nazionale. Azione, peraltro, del tutto desueta negli Stati Uniti.
È da notare che la storia di gran parte del sindacato istituzionale statunitense ha avuto spesso un atteggiamento filo-governativo, qualunque fossero le decisioni prese e malgrado una parte della popolazione avversava. La logica era quella Wright or wrong, it’s my country (Giusto o sbagliato, è il mio Paese), la quale giustificava ogni atto compiuto in nome della bandiera a stelle e strisce. Come accaduto nelle vicende della guerra di Corea e del Vietnam. Qualche anno dopo, però, durante la guerra nel Golfo, undici union, una parte delle grandi categorie operaie della AFL-CIO, si pronunciarono contro. E ciò è avvenuto in varie forme durante il genocidio di Gaza.
Primo a chiedere il cessate il fuoco, una richiesta avversata dall’amministrazione Biden, il tradizionale sindacato progressista United Electrical Workers. In UAW, fino a pochi anni fa costituito solo da operai dell’industria automobilistica, tale impegno è stato favorito dal massiccio tesseramento di lavoratori delle università (che ormai sono un quarto degli iscritti UAW attivi). Una Rete Nazionale del Lavoro è stata costituita da Sindacati che avevano già votato nei mesi precedenti dichiarazioni pubbliche e organizzato iniziative per una giusta pace in Medio Oriente che rispetti i diritti dei popoli. Ne facevano parte sette Sindacati nazionali e oltre 200 Sindacati locali che rappresentano 9 milioni di iscritti. Cioè, più della metà dei lavoratori aderenti negli USA ad un Sindacato. Alcuni di questi sindacati non erano solo per un cessato il fuoco: UAW chiese anche «la fine immediata dei finanziamenti e del sostegno del governo degli Stati Uniti a questo brutale assalto a Gaza». Tale iniziativa travalicò anche in ambito partitico, all’interno del Partito Democratico, tradizionale destinatario dell’invito al voto di una gran parte del movimento sindacale. Se ne fecero interpreti sia la sinistra di quel Partito sia la scelta Uncommitted (non schierato) da inserire sulla scheda delle primarie del Partito Democratico per le presidenziali del 2024. Una posizione contro ulteriori invii di armi al criminale di guerra Netanyau, che sfociò anche in blocchi delle navi che trasportavano armi attuate nei porti del Pacifico, sostenuta anche da sezioni del sindacato International Longshore Workers Union, già attivo in tal senso nel 1980 contro l’apartheid sudafricano.
Da Gaza all’ICE, quando la guerra si è fatta interna al Paese, lo sciopero generale di Minneapolis, con 700 aziende che hanno chiuso i battenti e 100.000 persone in corteo a 15 gradi sotto lo zero, ha visto anche l’adesione della federazione nazionale AFL-CIO, malgrado la sindacalizzazione di quello Stato dell’Unione sia solo dell’8,6%, di poco superiore a quella del 5,9% nel settore privato a livello nazionale, a cui, per vari motivi, è precipitata l’adesione alle union negli USA negli ultimi anni. La bassa sindacalizzazione ha condizionato lo sciopero nelle grandi aziende presenti a Minneapolis, la gran parte non sindacalizzate, come Target e Home Depot, che collaborano con l’ICE; cosa che potrebbe dare un’opportunità storica per tentare la sindacalizzazione. Sull’esempio storico del sindacato Chicago Teachers Union (che viene definito il più grande nemico dell’ideologia antisindacale di Trump e che ha espresso il sindaco di quella città, la terza per popolazione degli USA), attivissimo è stato ancora una volta il sindacato insegnanti del Minnesota, al centro di una vasta rete di solidarietà che comprende anche studenti e genitori e coinvolge religiosi di varie confessioni. Come le decine di arrestati durante l’azione di disobbedienza civile, organizzata dal sindacato Unite Here, di fronte al terminal aeroportuale di Delta Airlines, complice dei voli di deportazione dell’ICE. I Chicago Teachers hanno organizzato per primi una protesta di fronte ai negozi dell’azienda di vendita al dettaglio Target, azienda che ha consentito all’ICE di arrestare i dipendenti all’interno dei propri negozi. Altri obiettivi di una simile iniziativa sono i negozi di hardware Home Depot, di autonoleggio Enterprise e gli hotel Hilton.
I lavoratori di origine straniera costituiscono il 15% di tutti i membri del sindacato degli Stati Uniti e sono oltre 2,2 milioni nel 2024 (fonte: Center for Economic and Policy Research). Afferma la federazione l’AFL-CIO: «Un lavoratore su cinque nel nostro paese non è nato qui. Un bambino su quattro ha un genitore immigrato. Gli immigrati sono lavoratori americani, vitali per il tessuto delle nostre comunità, della nostra economia e del nostro movimento operaio». Non a caso, spesso l’ICE ha arrestato attivisti e organizzatori sindacali dei migranti e/o ha preso di mira magazzini che stavano tentando di sindacalizzarsi. In questo contesto, molti padroni stanno cogliendo l’occasione per negare una serie di conquiste ottenute con gli scioperi degli ultimi anni, contando sul fatto che lavoratori e lavoratrici undocumented non potranno permettersi di protestare.
La federazione nazionale infermieri/e (NNU) ha diramato in questi giorni un messaggio per salutare la fine graduale dei raid in Minnesota, preannunciata dal Governo: «Gli infermieri sindacali sono oltremodo orgogliosi del popolo del Minnesota per essersi rifiutati di essere divisi, nelle condizioni più dure, per più di due mesi sotto assedio da parte del nostro stesso governo federale. Quando la classe operaia è unita con una solidarietà indistruttibile, abbiamo il potere di combattere contro la classe miliardaria, l’amministrazione fascista che essa finanzia e gli agenti mascherati dell’ICE che hanno usato terrore e violenza estremi per cercare di schiacciare la nostra solidarietà e intimidirci tutti … L’unica vera soluzione è abolire completamente l’ICE. Questa amministrazione ha rubato quasi 1.000 miliardi di dollari da(lle coperture sanitarie) Medicaid e Medicare per sovvenzionare in gran parte l’ICE. Operazioni violente hanno causato morti e ferite permanenti per la salute mentale e fisica delle persone. Quando l’ICE se ne andrà dal Minnesota, lascerà ferite non guarite, bambini senza genitori e innumerevoli persone che affrontano un’intera vita di traumi». NNU richiede l’abolizione dell’ICE, a partire da nessun odierno ulteriore finanziamento.
In vista di altri raid nel Paese, i prossimi passi per il movimento dovrebbero includere una marcia nazionale del lavoro su Washington, proposta dalla Coalizione dei sindacalisti neri, uno sciopero nazionale il Primo Maggio (che non è festivo negli USA), richiesto dalla coalizione May Day Strong, e le nuove manifestazioni No Kings il 28 marzo. In lontana prospettiva, si lavora per una giornata nazionale di lotta di lavoratrici e lavoratori il Primo Maggio 2028, promossa dal sindacato UAW con l’unificazione delle scadenze dei vari contratti di lavoro aziendali.
Il sindacato statunitense si trova dunque di fronte a scelte importanti: sui dazi, UAW ha appoggiato Trump rompendo col sindacato fratello canadese dell’auto; O’Brien dei Teamsters, breve stella del firmamento sindacale radicale prima delle elezioni presidenziali, è passato dal pontificare alla riunione della rivista radicale Labor Notes a intervenire alla convention del Partito Repubblicano che ha insediato Trump come candidato; la federazione AFL-CIO non aveva preso posizione per l’embargo delle armi a Israele e oggi non ha raccolto la proposta di uno sciopero nazionale contro l’ICE. Ciò malgrado non si trovi più nell’imbarazzo di non voler perdere le quote sindacali in uno dei pochi settori di lavoro in forte incremento occupazionale, raccolte con le iscrizioni coatte, come negli USA avviene in molti settori. Le migliaia di addetti all’ICE facevano parte, infatti, dell’American Federation of Government Employees, lo stesso sindacato a cui era iscritto Alex Pretti. A partire dal 2022, e definitivamente dal 2026, l’adesione di quelle persone non è più stata voluta dal Sindacato ed esse sono organizzate in una propria union. Mentre permane come affilata in AFGE la union National Border Patrol Council degli agenti di frontiera.
Ancora una volta tutte le persone e anche le organizzazioni di vario tipo (dai sindacati al Partito Democratico, che in Parlamento sta cercando solo di regolamentare le attività dell’ICE) sono messe di fronte all’appello Which part are you on (Tu, da che parte stai?) della canzone sindacale di Florence Reece del 1931. Un richiamo alla lotta a cui è chiamato il popolo statunitense nei prossimi anni di fronte a un’amministrazione che, com’era abbondantemente prevedibile, sta attaccando i diritti individuali e sociali e travalica anche le tradizionali regole di divisione del potere del liberalismo. Nel concerto di beneficenza Defend Minnesota del 30 gennaio, in cui Bruce Springsteen ha suonato la sua nuova canzone per gli uccisi nella città, il musicista Tom Morello ha detto: «Grazie per averci dato il benvenuto alla Battaglia di Minneapolis. Amici, se sembra fascismo, suona come fascismo, agisce come fascismo, si veste come fascismo, parla come fascismo, uccide come fascismo e mente come fascismo: fratelli e sorelle, è fascismo».
Fonti principali:
A. Press, Why Labor Unions Can’t Ignore ICE, Jacobin, 26.1
S. Lazare, The U.S. Workers Who Went on Strike for Gaza, In This Times, 26.1
U.S. unions push back as Trump escalates attacks on immigrants and cities, UniGlobal Union, 27.1
A. Bradbury, More Unions Are Saying ‘ICE Out’, Labor Notes, 6.2
M. Sainato, ‘Standing up for our workers’: US unions raise thousands for victims of ICE crackdown, The Guardian, 12.2
https://www.nationalnursesunited.org/press/national-nurses-united-statement-on-announced-end-to-immigration-surge-in-minnesota
