Genocidio a Gaza, farisei a Roma

Il Governo di Israele impedisce al Patriarca di Gerusalemme di celebrare la messa della domenica della Passione del Signore al Santo sepolcro. I governanti italiani protestano. Ma se lo ‘sdegno’ contro Israele è la reazione a un odioso divieto, cosa avrebbero dovuto dire contro il genocidio? Hanno taciuto perché di quel genocidio sono complici: e le mani sporche di sangue non si lavano difendendo le pietre delle chiese.

Giornali e giornalisti

I giornalisti sono nell’occhio del ciclone. 247 sono stati uccisi a Gaza da esecuzioni, missili e droni israeliani, solo perché cercavano di informare. Ma, allo stesso tempo, sono scomparsi gli inviati di guerra e, con loro, le notizie vere e verificate su guerre e aggressioni. E da noi, spesso, i giornalisti si autocensurano e si adeguano: subiscono il clima e, al tempo stesso, lo creano. Con qualche eccezione, significativa ma rara.

Sotto il cielo dell’Iran, del Libano, di Gaza

“Stella stellina”, cantata al festival di Sanremo da Ermal Meta, racconta la vita spezzata di una bambina a Gaza. A volte, sotto alcuni cieli, può capitare che tra le stelle si nascondano degli intrusi come missili e droni e che il cielo notturno non sia teatro di meraviglie, ma di dolore. Succede in Iran, in Libano, a Gaza. Anche le canzoni possono raccontarlo, pur se poi gli interessi commerciali fanno sì che siano presto dimenticate.

Essere donna a Gaza

“Sognavo di diventare una pioniera della scienza, come Marie Curie o Zaha Hadid. Ma poi ho capito che ero nata in uno degli angoli più difficili del mondo, dove anche solo esprimere i propri sogni è sufficiente per seppellirli. Come donna di Gaza, nessuno mi ha mai chiesto cosa volessi. Essere una donna a Gaza significa partorire sotto i bombardamenti o fuggire con i propri figli mentre si sanguina”.

La trasformazione della solidarietà in terrorismo

L’ordinanza con cui il l’autorità giudiziaria di Genova ha disposto la custodia in carcere di alcuni attivisti accusati di avere raccolto fondi “per finanziare il terrorismo di Hamas”, fondata com’è su ricostruzioni unilaterali e su documentazione proveniente dall’esercito israeliano, sembra una tappa della strategia in atto, nel nostro Paese, di creazione del nemico islamico e impone una crescita della vigilanza democratica.

Per la Palestina, leggendo Paola Caridi

Parlare di Palestina – ancora – è necessario, per i palestinesi e per noi: perché il genocidio non è terminato e non si fermano le violenze in Cisgiordania; perché il “piano di pace” di Trump e dell’Onu è espressione del colonialismo più classico; perché la Palestina è un laboratorio di disumanizzazione in cui si disconoscono le peggiori atrocità e si annulla la dignità delle persone. Ci aiutano a farlo due libri di Paola Caridi.