L’alternativa alla remigrazione

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Dobbiamo prendere atto che la sinistra storica sul tema dell’immigrazione non è andata al di là dell’inseguimento del consenso dell’opinione pubblica maggioritaria, fino ad arrivare a scavalcarla sull’obiettivo del contenimento dei flussi migratori “costi quel che costi”. Il duo Minniti- Gentiloni – il primo da giovane proveniente dalla sinistra ingraiana, il secondo direttore negli anni ’80 della rivista “Guerra e Pace” – attratto irresistibilmente dal potere ha portato a termine la più sporca e disumana operazione antiimmigrati, tanto che ad un’assemblea di Fratelli d’Italia nel 2018, il Minniti venne accolto tra applausi vigorosi grazie all’accordo siglato con il Governo libico in cui si davano soldi, mezzi navali e carta bianca purché bloccassero il flusso di migranti verso l’Italia. Ma non erano da soli. Qualcuno forse ricorderà che Piero Fassino in un dibattito televisivo con l’eterno Bruno Vespa rivendicava che il Governo di cui era ministro avesse ridotto il numero degli sbarchi di immigrati.

Incredibile, ma vero, la categoria della “invasione” è storicamente stata usata per le guerre e comunque per un intervento armato di un popolo in un altro territorio fuori dai propri confini. Purtroppo, nella realtà che viviamo da tempo “la verità è un messaggio ripetuto più volte” per cui l’idea di essere invasi da popoli di “clandestini”, pericolosi per definizione, è stata metabolizzata dalla gran parte degli italiani, ci piaccia o no. A chi tentava di spiegare che non si tratta di “clandestini” ma di persone che scappano da guerra, catastrofi naturali e fame, veniva ribadito: ma allora li volete accogliere tutti! … e dove li mettiamo centinaia di milioni!… portateveli a casa vostra se li volete ospitare. Avremmo dovuto rispondere SI, li prendiamo a casa nostra se ci date la possibilità di farlo, ovvero se ci sediamo e ragioniamo su un piano di accoglienza. Ed invece, niente. Da una parte abbiamo per fortuna ancora degli eroici, meravigliosi, compagni che salvano i migranti nel Mediterraneo e vengono osteggiati in ogni modo, con provvedimenti da crimini di guerra come quello che obbliga le navi dei soccorritori a raggiungere il porto più lontano, anche se hanno feriti a bordo, sono insufficienti le scorte di acqua e cibo; l’importante è che ritornino a salvare vite umane il più tardi possibile! Dall’altra parte, sul piano strutturale abbiamo tante proposte interessanti, in particolare dall’ASGI (l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), ma non una proposta che possa essere comunicata al grande pubblico e vincere questa nefasta narrazione sull’immigrazione. E qui vengo al punto che mi ha spinto a scrivere questo articolo: ripartiamo dalla prassi, dalle esperienze concrete per poi arrivare a formulare delle alternative.

L’esperienza sul campo di cui vorrei brevemente scrivere è quella dei corridoi umanitari. Pochi lo sanno ma è stata l’Italia il primo paese europeo che ha lanciato questa forma di accoglienza con un accordo nel 2015 tra il Governo, la Comunità di Sant’Egidio e la FCEI (Federazione Chiese Evangeliche in Italia), a cui sono seguiti accordi simili in altri paesi europei (Francia, Belgio, Spagna, Irlanda ecc.). Completamente autofinanziati con l’8 per mille dalla Tavola Valdese e dalla Chiesa Battista, nonché dalla Chiesa cattolica (Sant’Egidio e CEI), il Governo ha solo il compito di rilasciare il visto di ingresso come rifugiati, cosa che il Governo Meloni ha cercato in tutti i modi di impedire trasformando la qualifica di “rifugiato” in quella di “protezione speciale” e allungando incredibilmente i tempi per una regolarizzazione come da convenzione firmata con le Chiese.

A Reggio Calabria, grazie alla Associazione Interculturale International House e al contributo dell’8 per mille della Tavola Valdese, sono arrivate, in questi anni, una cinquantina di famiglie siriane e circa il 40 per cento si è fermato e ha trovato il lavoro (tutti!), qualcuno si è comprato la casa (tre famiglie), altri due lo faranno a breve, i figli sono andati tutti a scuola e, grazie a una rete di associazioni e singole persone. Questi rifugiati hanno risolto problemi gravi di salute che in patria o nei paesi vicini non erano curabili (a partire da due bambini con una forte anemia mediterranea, per non parlare di tumori e altre gravi patologie).

Questa esperienza – oltre ad arricchire chi l’ha fatta e a dare un contributo a una città che è l’ultima nelle classifiche del Sole24Ore e che perde circa duemila abitanti l’anno – dimostra che l’accoglienza, con una relativa piccola spesa, è possibile, arricchisce il territorio, e ha un impatto sui flussi migratori assolutamente sottovalutato. Infatti, per ogni rifugiato che riesce ad arrivare con i corridoi umanitari ce sono diverse decine (parenti e amici) che sperano in un ricongiungimento o di entrare nella selezione che viene fatta unitamente al UNCR. Esiste un moltiplicatore delle aspettative che può salvare tante vite umane dal rischio dei viaggi della speranza. Ovvero: se io so che un giorno non lontano posso arrivare in Italia o in altro paese europeo con un aereo, anche se sono disperato per la condizione in cui vivo, aspetto. Non salgo su un barcone, non attraverso l’inferno balcanico.

Il problema è quello dei numeri, su cui va condotta una battaglia politica. Finora, con i corridoi umanitari, sono arrivati in Europa circa 9.000 rifugiati e al primo posto troviamo l’Italia con oltre 5000 accolti. Se pensiamo che il Canada, con una popolazione che è meno di un decimo di quella Ue, ne ha accolti, solo nel 2024, quasi 30mila allora dobbiamo spingere in questa direzione. Allo Stato non costa niente. Se i numeri sono così bassi è perché prevale l’ideologia dello straniero come invasore, sempre che non abbia un bel conto in banca (perché alla fine la guerra ai migranti, la difesa dei sacri confini, è la guerra ai poveri, ai disperati, emarginati del Sud del mondo).

Oltre alle Chiese, all’ARCI (che da tempo si è mobilitata in questo campo) e a tante altre associazioni di volontariato e del Terzo settore, esistono anche imprese private disposte, dopo aver visto il fallimento dei cosiddetti flussi programmati, a finanziare questa forma di accoglienza. Se esistesse una Sinistra dovrebbe avere il coraggio di condurre questa battaglia, cominciando con lo spiegare e comunicare che esiste un’altra storia di accoglienza dei migranti. Questa è una proposta, concreta e fattibile, ma non è l’unica. Ci sono altre strategie di accoglienza, a partire dalla modifica delle leggi esistenti. Quello che non è più accettabile è l’assenza di qualunque proposta alternativa e operativa rispetto al fenomeno migratorio. Non si può pensare che parlando solo di salari e sanità si possa eludere questo fenomeno che inquieta una parte importante della popolazione italiana. Non parlandone, il problema rimane e si rafforza l’odio/paura verso i migranti, come dimostra l’inaspettato consenso verso quell’imbarazzante generale che sembra uscito da un cartoon della Disney.

Gli autori

Tonino Perna

Tonino Perna, vice-sindaco di Reggio Calabria, è stato professore ordinario di Sociologia economica all’Università di Messina, presidente del Parco nazionale dell’Aspromonte, della Ong CRIC, del Comitato etico di Banca Etica. Ha scritto una trentina di saggi tra cui “Fair trade” (Bollati Boringhieri, 1998) ed “Eventi estremi” (Altreconomia, 2011). È tra i fondatori di Altreconomia.

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