Sassonia-Anhalt, le ragioni di un risultato

L’AfD, forza di estrema destra e ultraliberista, ha stravinto in una delle regioni più povere della Germania, cavalcando la crisi e schierandosi (a parole) contro la guerra, inducendo così al voto gran parte degli astenuti nelle precedenti elezioni. È paradossale ma si spiega con le politiche fallimentari dei governi di coalizione di CDU e SPD e con le timidezze, le compromissioni e le contraddizioni di una sinistra divisa tra Linke e BSW.

Modeste proposte per un resettaggio del campo progressista

Il confronto politico tra le forze di opposizione all’attuale Governo è in stallo. Per uscirne occorre abbandonare i luoghi comuni che hanno snaturato la sinistra e liberarsi degli slogan. In concreto è necessario puntare al ritorno al voto dei disillusi (grazie a una ritrovata credibilità), individuare 5 o 6 punti qualificanti su cui stipulare un’alleanza con gli elettori, non avere paura delle primarie e ritrovare la passione per la politica.

Alla sinistra non far sapere quant’è orrendo delle armi il potere

La disputa agostana sul woke, seguita a un articolo, volutamente deformato, di Giuseppe Conte è stata inutile e fuorviante. La sinistra, infatti, non deve scegliere fra diritti civili e diritti sociali. Deve chiedersi perché i primi vengano spesso trattati come un universo autosufficiente e i secondi come un elenco di desideri privo di copertura. Ma farlo pone la questione delle spese per il riarmo che tutti preferiscono accantonare.

Guardare la luna con i piedi per terra

La drammaticità della fase non lascia alternative: non basta limitare gli effetti negativi del sistema dominante ma bisogna contrastarne le cause profonde, individuando il nemico da battere nel capitalismo tecno-finanziario. A partire da qui va costruita un’alleanza tra le forze e i movimenti politici autenticamente di sinistra e individuata una tattica capace di sparigliare sul campo, modificando gli schemi usuali e prevedibili.

Sicurezza: domande a Veltroni, Violante e non solo

La campagna elettorale per le elezioni del 2027 è ormai iniziata e il suo terreno principale sarà, ancora un volta, quello della sicurezza. E già risuonano le voci dei maîtres à penser della “sinistra di governo” che chiedono interventi di polizia più duri e rigorosi. A torto, ché il sicuritarismo aumenta le paure, le cui cause sono ben più profonde della criminalità e dell’immigrazione, e la sicurezza del potere non è quella dei cittadini.

«Bandiera rossa, ridiventa straccio»: perché i “poveri” non votano sinistra

Si è affermato, nella sinistra, un curioso paradosso in forza del quale la perdita di consenso nei ceti popolari viene attribuita a colpa degli elettori che non capiscono… Non è ovviamente così, e neppure si tratta di trovare parole più semplici per spiegare ai poveri le ragioni per cui dovrebbero votare a sinistra. Il punto è ricostruire le condizioni perché essi possano riconoscere in quel voto uno strumento utile alla propria vita.

Per non soccombere: mettere al centro la crisi climatica

La crisi climatica non è meno grave di quella pandemica. Se non viene affrontata con lo stesso impegno è perché le sue vittime stanno soprattutto nelle frange sociali più deboli e nei paesi alla periferia del mondo capitalista. Ciò evidenzia l’indissolubile connessione tra la giustizia sociale e quella ambientale. Per questo, se non cambia registro e non affronta di petto la questione del clima, non c’è futuro per la sinistra.

Woke all’italiana. A proposito di un “allarme” di Giuseppe Conte

Giuseppe Conte lancia un allarme contro “gli eccessi” della cultura woke che impedirebbero alla sinistra di prestare la dovuta attenzione alle urgenze delle fasce più deboli. Difficile non condividere la denuncia delle omissioni e dei ritardi della sinistra, ma ancor più difficile è collegarli a un eccesso di attenzione ai diritti civili anziché all’adesione ai paradigmi neoliberisti. Meglio sarebbe tornare alla Costituzione.

E se il surreale dibattito sul “woke” servisse a svegliare la sinistra?

Il dibattito sui guasti del “woke” riguarda, nel nostro Paese, un fenomeno che non c’è e ha, dunque, un che di surreale. Ma può, forse, rilanciare l’indivisibilità dei diritti, richiamando la sinistra alle sue responsabilità nello smantellamento di quelli sociali. La speranza è un programma del centrosinistra che rilanci i diritti costituzionali nel loro complesso, senza discriminazioni e finanziandoli con un fisco realmente progressivo.

Il nazionalismo non abita a sinistra

L’inadeguatezza dell’Europa, governata dai potentati economici e dal peggior liberismo, sta facendo nascere un nuovo “nazionalismo di sinistra”. È, peraltro, una prospettiva sbagliata. Le disparità da abbattere sono all’interno delle nazioni e solo il progressivo abbattimento delle frontiere può portare a un futuro di pace e di benessere. La sinistra sovranista e nazionalista è un ossimoro. La sinistra è internazionalista o non è.