Unire le forze contro la guerra

Il mondo è dominato dalla guerra, non solo praticata ma anche apertamente rivendicata come strumento di soluzione delle controversie. Spetta all’Europa e, in essa, alla sinistra prendere l’iniziativa per costruire una prospettiva diversa. L’Europa è debole e la sinistra divisa ma è possibile individuare un obiettivo unificante: mettere fine alla guerra e ripristinare il dominio delle regole anche a livello internazionale

Dal referendum una lezione per la sinistra

Due indicazioni emergono chiare dal voto referendario: la diffusa percezione che la posta in gioco era tutta politica e non semplicemente tecnica e il ritorno al voto di quote di elettori disgustati e sfiduciati nei confronti del sistema partitico. Alla sinistra comprendere che chi è uscito dall’astensione per tornare a votare, ritornerà facilmente ad essa se non avverte un segno di mutamento.

Piangere Habermas

La morte di Habermas è l’ultimo definitivo congedo da un secolo costellato di grandi speranze emancipative. Quel che resta della sinistra – marginale nella società ma virale sulle nostre bolle social –, invece di non concedere ad Habermas nemmeno il rispetto in morte, dovrebbe interrogarsi precisamente sul suo rapporto con quel secolo di cui la morte di Habermas rappresenta la pietra tombale.

Non c’è alternativa senza un progetto

L’impotenza della sinistra, oggi concentrata più sulla critica dell’esistente che sulla costruzione di un progetto politico e sociale alternativo, contribuisce ad alimentare la distanza dalla politica. La sola mobilitazione o il volontariato non bastano senza una visione strutturale. Spetta agli intellettuali, in primo luogo, ricostruire un’intelligenza collettiva al servizio dell’alternativa al capitalismo.

I balli degli iraniani e le lacrime degli antimperialisti

Ci sono iraniani progressisti che gioiscono per l’attacco al loro paese. E ci sono occidentali progressisti che si stracciano le vesti per la morte dell’ayatollah Khamenei. I progressisti, in Occidente e nel Sud del mondo, sanno che questo sistema è ingiusto ma non si oppongono perché hanno troppo da perdere e sognano interventi esterni. Ma non c’è nessun salvatore. Nessun Messia. Solo noi. E la nostra responsabilità.

L’impossibile Politica che resiste

Ci aspetta il futuro di un pianeta governato da poche decine di uomini con una riserva infinita di schiavi al seguito? Ci sono molte ragioni per essere pessimisti, ma altrettante per pensare a un cambiamento: la bellezza di un mondo che resiste alla distruzione e una politica che sopravvive nel dissenso dei giovani che non si riconoscono nel vecchio mondo e nelle donne che sanno ormai di contare e di saper cambiare.

La leggenda della politicizzazione dei giudici

Uno degli argomenti della campagna elettorale dei sostenitori del Sì nel prossimo referendum è la necessità di estirpare l’impropria politicizzazione dei magistrati. Si tratta, peraltro, di una leggenda metropolitana. L’attuale magistratura è la meno intrecciata con la politica della storia nazionale e gli artefici della riforma, quando parlano di politicizzazione, intendono, in realtà, indipendenza e pluralismo.

Pasolini. Una sconcertante attualità

La scelta di raccogliere e riproporre in una “Talpa” gli articoli pubblicati negli ultimi mesi in queste pagine su Pasolini ha una ragione precisa. Il loro insieme, infatti, aiuta a comprenderne la straordinaria e sconcertante attualità nel cogliere la mutazione antropologica indotta dal capitalismo e ci consegna un intellettuale a tutto tondo in un tempo che ha perso il gusto del conflitto, dell’autonomia, della poesia (cioè il proprium degli intellettuali).

Quando il delirio bellicista seduce anche la sinistra

La corsa agli armamenti accomuna destra e sinistra, Meloni e Mattarella, militari e intellettuali. A guidarla è il mito della cosiddetta deterrenza. Eppure la storia insegna che armarsi porta, prima o poi, alla guerra e la realtà mostra paesi senza esercito che vivono in pace da decenni. In questa situazione opporsi al delirio bellicista, in cui c’è chi arriva a invocare “uomini risoluti a uccidere e a morire”, è una priorità assoluta.