Ha vinto il no, non l’immobilismo

In questa campagna elettorale i magistrati sembrano aver ritrovato una consonanza con la Repubblica: non il consenso, ma una legittimazione costruita sul rispetto delle regole, sulla fatica del giudizio, su un controllo da parte di quel popolo in nome del quale la giustizia viene amministrata. Sarebbe un errore imperdonabile leggere questo voto come un’autorizzazione a restare immobili o, peggio, a chiudersi nel corporativismo.

Umberto Bossi: un no che investe anche il presente

Il giudizio politico su Bossi non può che essere pesantemente negativo. Ma questo giudizio deve necessariamente essere formulato attraverso una lettura generale della catena di eventi politici che hanno riguardato l’Italia tra gli anni Settanta e Novanta. Dire No a Bossi significa, in altre parole, esprimersi non semplicemente contro un personaggio del passato, ma contro una parte significativa dell’Italia attuale.

La fantageopolitica di Giorgia Meloni

Le comunicazioni alla Camera della Presidente del Consiglio dell’11 marzo sulla situazione internazionale hanno un che di surreale. Giorgia Meloni infatti, dopo aver quasi totalmente evitato di nominare Stati Uniti e Israele, ha riscritto la storia, riportando l’inizio dell’ineffettività del diritto internazionale all’invasione russa in Ucraina, omettendo le guerre in Jugoslavia, in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Siria.

A proposito di Sigonella: da Craxi a Meloni

La leggenda esalta il decisionismo di Meloni. Una dote in verità smentita dall’ambiguità delle dichiarazioni della premier sull’aggressione israelo-americana all’Iran. Ci sarà a breve un banco di prova, quando si dovrà decidere sull’uso da parte delle forze armate Usa della base di Sigonella, con riferimento alla quale (non Craxi) ma un giovane sottotenente seppe salvaguardare, nel 1985, la nostra sovranità e indipendenza.

I balli degli iraniani e le lacrime degli antimperialisti

Ci sono iraniani progressisti che gioiscono per l’attacco al loro paese. E ci sono occidentali progressisti che si stracciano le vesti per la morte dell’ayatollah Khamenei. I progressisti, in Occidente e nel Sud del mondo, sanno che questo sistema è ingiusto ma non si oppongono perché hanno troppo da perdere e sognano interventi esterni. Ma non c’è nessun salvatore. Nessun Messia. Solo noi. E la nostra responsabilità.

La competenza dell’idraulico e quella del cittadino

A forza di delegittimare la democrazia e di invocare governi tecnici cresce la vulgata secondo cui le decisioni importanti per la società e per la nostra vita quotidiana le deve prendere chi ne ha le competenze. Non è così. Occorre rilanciare il protagonismo dei cittadini e la loro possibilità di scegliere, rispondendo a una domanda fondamentale: a che scopo una compagine politica sostiene una certa politica o una certa riforma?

Scienziati contro la guerra

Siamo immersi in guerre sempre più catastrofiche, alimentate dalla produzione di armi e dalla cultura che la sostiene. È evidente la responsabilità, nella corsa agli armamenti, dei molti scienziati che vi hanno contribuito. Ma non va dimenticato, per rilanciarlo, l’impegno nella promozione della pace e contro il proliferare di strumenti bellici di non pochi ricercatori e, spesso, della comunità scientifica nel suo insieme.

L’impossibile Politica che resiste

Ci aspetta il futuro di un pianeta governato da poche decine di uomini con una riserva infinita di schiavi al seguito? Ci sono molte ragioni per essere pessimisti, ma altrettante per pensare a un cambiamento: la bellezza di un mondo che resiste alla distruzione e una politica che sopravvive nel dissenso dei giovani che non si riconoscono nel vecchio mondo e nelle donne che sanno ormai di contare e di saper cambiare.

Oltre Askatasuna: un confronto che deve proseguire

La vicenda di Askatasuna, culminata nello sgombero e nel corteo torinese del 31 gennaio, ha lasciato sul terreno una scia di problemi che attraverseranno i prossimi mesi: il ruolo dei centri sociali, il protagonismo dei territori, la repressione governativa, l’autocensura della stampa, la violenza nelle manifestazioni. Affrontarli e ragionare pare richieda troppo sforzo e c’è chi intima di non farlo. Noi continueremo a provarci.