Silvano Fuso, laureato in chimica e dottore di ricerca in scienze chimiche, è stato docente di chimica e si occupa di didattica e divulgazione scientifica. È stato membro del Consiglio Scientifico del Festival della Scienza di Genova. Autore di numerosi saggi, collabora con diverse testate. Nel 2012, insieme a Piergiorgio Odifreddi e Carlo Rovelli, ha curato la rubrica “Le parole della Scienza” dell'inserto culturale domenicale “R-cult” di “la Repubblica”.
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Siamo immersi in guerre sempre più catastrofiche, alimentate dalla produzione di armi e dalla cultura che la sostiene. È evidente la responsabilità, nella corsa agli armamenti, dei molti scienziati che vi hanno contribuito. Ma non va dimenticato, per rilanciarlo, l’impegno nella promozione della pace e contro il proliferare di strumenti bellici di non pochi ricercatori e, spesso, della comunità scientifica nel suo insieme.
Chi rilancia l’efficacia della deterrenza nucleare ignora (o finge di ignorare) che, negli ultimi ottant’anni, in diverse occasioni si è rischiato un conflitto nucleare: per errori, malintesi, mancanza di comunicazione, semplici coincidenze. È utile ricordarlo, aggiungendo che se non si è scatenata la guerra è stato grazie al caso o alla provvidenziale disobbedienza di alcuni militari (circostanze su su cui non si può fare affidamento…).
La corsa agli armamenti accomuna destra e sinistra, Meloni e Mattarella, militari e intellettuali. A guidarla è il mito della cosiddetta deterrenza. Eppure la storia insegna che armarsi porta, prima o poi, alla guerra e la realtà mostra paesi senza esercito che vivono in pace da decenni. In questa situazione opporsi al delirio bellicista, in cui c’è chi arriva a invocare “uomini risoluti a uccidere e a morire”, è una priorità assoluta.
La costruzione del nemico è da sempre una strategia fondamentale nelle guerre, impiegata indifferentemente da aggressori e aggrediti, paesi democratici o autocratici e, naturalmente, dai media schierati dalla parte dei governi. Un ruolo importante in essa ha l’evocazione di armi segrete, poco importa se vere o presunte (come emerso clamorosamente nel 1993 in Iraq). Non sfugge alla regola l’attuale guerra in Ucraina.