Pino Ippolito Armino, ingegnere specializzato in economia e informatica, è membro dell'Officina dei Saperi e dell'Istituto Ugo Arcuri per la storia dell'antifascismo e dell’Italia contemporanea. È autore di numerosi saggi e collabora con “il manifesto” e “Left”.
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La leggenda esalta il decisionismo di Meloni. Una dote in verità smentita dall’ambiguità delle dichiarazioni della premier sull’aggressione israelo-americana all’Iran. Ci sarà a breve un banco di prova, quando si dovrà decidere sull’uso da parte delle forze armate Usa della base di Sigonella, con riferimento alla quale (non Craxi) ma un giovane sottotenente seppe salvaguardare, nel 1985, la nostra sovranità e indipendenza.
Con tono professorale Tajani sentenzia che “assaltare i giornali è da nazisti!”. Vero. Ma ben prima e proprio a casa nostra sono stati i fascisti a devastare e incendiare le sedi della stampa sgradita. Tajani, ovviamente, lo sa e la ragione per cui parla d’altro è diversa: non turbare l’idillio con la sua alleata Giorgia Meloni che ha portato al governo il partito neofascista ereditato da Giorgio Almirante.
La “questione meridionale”, un tempo al centro delle attenzioni delle forze politiche progressiste è scomparso dall’agenda di ogni partito. Eppure il Mezzogiorno ha le potenzialità per divenire un polo di ricerca e di produzione per filiere industriali strategiche, per aiutare a percorrere meglio e più velocemente la transizione energetica, per contrastare il declino anche demografico del Paese.