Israele e Palestina: con la lingua dell’altro

Dopo il massacro palestinese perpetrato il 7 ottobre scorso e la smisurata rappresaglia israeliana tuttora in corso, le parole della pace sono diventate impronunciabili e sembra impossibile trovare una lingua comune tra israeliani e palestinesi (e non solo). Eppure è necessario, almeno per chi vuole la pace. Un aiuto in questa direzione viene da due recenti e importanti traduzioni, una dall’inglese e una dall’ebraico.

Gaza. Senza cessate il fuoco sarà un’ecatombe inimmaginabile

La situazione accertata a Gaza da una delegazione di Pd, M5S, Alleanza Verdi e Sinistra e varie Ong è drammatica. Ai bombardamenti si aggiungono la crisi alimentare e quella epidemica. Le condizioni igienico-sanitarie sono disastrose e gli aiuti internazionali bloccati. Senza un immediato cessate il fuoco si prevede che, alle attuali 30.000 vittime, se ne aggiungeranno, nei prossimi sei mesi, altre 85.000.

Usa. Trump è eleggibile: parola della Corte Suprema

Mentre i sondaggi attestano che Biden ha raggiunto il più basso tasso di consenso da che è presidente ed è ampiamente superato nelle preferenze dell’elettorato da Trump, quest’ultimo è graziato dalla Corte Suprema e si districa abilmente tra i processi. Ciò frustra chi immaginava di sconfiggere Trump facendo uso del diritto, ma potrebbe dar fiato a quanti vedono bene la sostituzione di Biden con una diversa candidatura.

La necessità della pace. La necessità del diritto

Di fronte ai crimini gravissimi contro l’umanità e al “rischio di genocidio” in atto nella striscia di Gaza, rilevati anche dalla Corte Internazionale di Giustizia e dalla Procura presso la Corte Penale Internazionale, i giuristi non possono restare silenti. Perché se i limiti e i vincoli che scaturiscono dal diritto internazionale diventano irrilevanti è la stessa sopravvivenza dell’umanità che viene messa a rischio.

Lettera agli “amici” di Israele

Sono molti gli “amici” di Israele che operano per negargli ogni possibilità di pace oggi e in futuro: tra gli altri le comunità ebraiche, i politici che si oppongono al cessate il fuoco, i socialisti europei, il Governo italiano. Ad essi pongo una domanda: ma pensate davvero che, con le sue scelte di distruzione del popolo palestinese, Israele costruisca uno Stato sicuro e in pace e non alimenti invece un crescente antisemitismo?

Un nuovo conflitto nel mar Rosso

Gli attacchi degli Houthi contro navi legate a Israele nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso hanno aperto un nuovo confitto. Nell’incertezza delle risposte legittimate dal diritto internazionale, l’Unione Europea si è orientata su azioni di difesa delle imbarcazioni in transito mentre Usa e Regno Unito hanno risposto bombardando postazioni militari terrestri in Yemen. Crescono così i rischi di escalation.

L’anatema di Israele contro Francesca Albanese

Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sullo stato dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, afferma che la strage di Hamas del 7 ottobre è stata determinata non da motivi religiosi ma dall’oppressione di Israele. Il governo di Tel Aviv, sotto processo per genocidio, non solo le vieta l’ingresso nel Paese ma chiede al segretario dell’Onu di rimuoverla dall’incarico. L’Italia e l’Occidente tacciono.

La memoria di Biden e una candidatura in dubbio

Secondo il procuratore speciale incaricato di verificare un’ipotesi di reato a suo carico, il presidente Biden non può essere processato perché, a causa delle sue capacità cognitive scemate, non si rendeva conto di quel che faceva. Difficile pensare che, se ciò fosse vero, Biden possa aspirare a un nuovo mandato. È quel che pensano molti democratici che ipotizzano un colpo di scena con un cambio di cavallo in corsa.