Andrea Pappalardo è avvocato e vive a Ginevra. Anima “Blutopia: Forum Mediterraneo”, spazio di approfondimento giuridico di tematiche legate al diritto del mare.
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Anche una tragedia come quella di Crans-Montana e il dolore dei familiari delle vittime sono diventati oggetto di strumetalizzazione politica. L’interferenza aggressiva del Governo italiano nelle scelte dei giudici svizzeri, lungi dal contribuire all’accertamento rapido e imparziale dei fatti costituisce un grido di guerra contro la magistratura.
Il 28 gennaio la nave cargo Guang Rong, priva di governo, ha urtato, a Marina di Massa, un pontile, restando incagliata sul fondale fangoso con il suo carico di residui da lavorazione del marmo. È un segnale del fatto che i ritmi delle nostre coste sono scanditi, più che dalle maree, da frenetiche e pericolose operazioni portuali.
I porti sono snodi strategici delle merci. Chi quei porti abita è chiamato, in tempi di conflitti, a scelte impegnative di carattere politico, etico e umano. Lo si vede in questi mesi, in cui opinione pubblica, attivisti e autorità hanno impedito l’attracco in Namibia, Angola, Slovenia, Albania, Montenegro, Malta, Egitto e Turchia della nave MV Kathrin con un carico di otto container di esplosivi diretti in Israele.
L’ultimo scampolo d’estate porta con sé, con la fine delle vacanze (per chi se le è potute permettere), l’ennesimo sfacciato sabotaggio dei rinnovi delle gare d’appalto per le concessioni degli stabilimenti balneari. Per non scontentare un tradizionale bacino di voti, il Governo ricorre a mille espedienti. E poco importa se ciò contribuisce a rendere sempre più costose e irraggiungibili le sospirate ferie!
La vicenda straziante, disumana, imperdonabile di Satnam Singh, bracciante agricolo abbandonato dal suo datore e morto dissanguato dopo un infortunio sul lavoro che gli era costato un braccio, urla vendetta: non contro un plausibile criminale, ma contro un sistema che tollera, giustifica, alimenta sfruttamento, violenza, dolore di persone invisibili e indifese, pur di consentire un piatto al costo più basso.
Una recente decisione del Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare àncora le scelte politiche degli Stati a specifici obblighi di protezione dell’ambiente. Come in un gioco di vasi comunicanti, un “effetto farfalla” alimenta infatti una circolarità di fenomeni nel pianeta, con gravi rischi per le popolazioni più fragili e vulnerabili, sempre più esposte ai danni causati dalle economie delle aree più produttive.
All’inizio del millennio Ginevra era il porto ideale per trentenni rampanti, lanciati su audaci sentieri professionali in multinazionali vincenti. 20 anni dopo in molti hanno toccato con mano sulla loro pelle che il turbo-mercato globale è un aereo di sola andata, partorito da un modello economico ingordo che illude, rapisce, ingoia e, infine, espelle.
Gli attacchi degli Houthi contro navi legate a Israele nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso hanno aperto un nuovo confitto. Nell’incertezza delle risposte legittimate dal diritto internazionale, l’Unione Europea si è orientata su azioni di difesa delle imbarcazioni in transito mentre Usa e Regno Unito hanno risposto bombardando postazioni militari terrestri in Yemen. Crescono così i rischi di escalation.
Gli obblighi internazionali in materia di cambiamento climatico sono spesso disattesi. Un richiamo al loro carattere cogente viene, in ultimo, da due iniziative, assunte da alcuni piccoli Stati insulari del Pacifico e dell’area caraibica, che hanno attivato il Tribunale internazionale per il diritto del mare e la Corte Internazionale di Giustizia. Speriamo in novità positive almeno su questo versante.
Per il Governo i migranti raccolti dalla Geo Barents devono essere sbarcati in porti distanti 1.500 km dal luogo del salvataggio. Evidente la volontà di sabotare l’azione delle ONG. Ma per il TAR Lazio non ci sono problemi: la gestione delle migrazioni è una questione di ordine pubblico in cui la discrezionalità del Governo non ha limiti.