Andrea Suárez, italo-argentina, vive a Buenos Aires e attualmente si occupa della “Proposta Fondo Verde per il Clima” del Ministero per l’Ambiente e della Fao. Ha studiato in Spagna e, dal 1985 al 1991, in Italia, dove si è laureata presso la Facoltà di Scienze Politiche di Torino con una tesi su “Cooperazione economica tra l’Italia e l’Argentina”. Ha sempre lavorato nell’ambito della Cooperazione Internazionale.
Contenuti:
Milei e il suo governo odiano le donne. Non è una sorpresa, ma quell’odio si è trasferito dai social ad atti istituzionali: il declassamento del Ministero delle donne a sottosegretariato, la chiusura dell’Istituto nazionale contro la discriminazione, la trasformazione della Sala delle donne in Sala degli eroi argentini e via elencando. Contro queste politiche il movimento delle donne è sceso in strada l’8 marzo.
Con l’elezione di Javier Milei alla presidenza si susseguono, in Argentina, gli interventi improntati a un liberismo sfrenato, al populismo, al nazionalismo e a un ossessivo “anticomunismo”. Le privatizzazioni e la riduzione delle tutele del lavoro si sommano a una gravissima recessione e a una guerra culturale contro gli avversari. Il tutto presidiato da una forte ondata repressiva e di controllo dell’ordine pubblico.
Molti si chiedono come è stato possibile che un personaggio come Milei sia diventato presidente dell’Argentina. Le risposte sono molte. C’è la reazione contro la “casta” che ha governato (male) negli ultimi decenni e la voglia di un “cambiamento” purchessia. E c’è l’interesse delle classi dominanti di trarre vantaggio dall’ulteriore sfascio del Paese.