Usa: un anno di scioperi

Nel 2023 si sono registrati, negli USA, più di mille grandi scioperi e un raddoppio dei partecipanti. Dal cinema alla logistica e alla sanità, le lotte dei lavoratori hanno generato un ricambio dei vertici sindacali e aumentato la forza contrattuale. Questa nuova stagione è alimentata anche dal femminismo, posto che diverse associazioni sindacali sono costituite da donne. I risultati politici iniziano a emergere.

La Palestina, la giustizia internazionale, i diritti delle vittime

C’è, nella decisione della Corte internazionale di giustizia sul carattere genocidiario delle operazioni militari di Israele a Gaza, un dato potenzialmente rivoluzionario: il riconoscimento, come elemento sufficiente per accogliere l’accusa formulata dal Sud-Africa, della centralità delle vittime e del fatto che la vita di un popolo è stata attaccata in modo da distruggerne la possibilità stessa di esistere.

Le primarie repubblicane negli Usa: verso l’incoronazione di Trump

La corsa alla candidatura repubblicana per le presidenziali Usa è iniziata, in Iowa, senza sorprese. Donald Trump ha stravinto e tutto fa pensare che, nonostante i molti processi in cui è coinvolto, la sua sarà una marcia trionfale. La gara delle primarie sembra dunque destinata solo a designare il secondo arrivato, destinato a subentrargli nel caso (improbabile) di sua “squalifica” o impossibilità sopravvenuta.

L’Argentina allo sbando

La stampa europea e americana si sofferma sui tratti sgradevolmente stravaganti del neo presidente Javier Milei. Ma non è questo l’aspetto più drammatico della situazione dell’Argentina, travolta da un’inflazione fuori controllo con il suo seguito di povertà e disuguaglianza a cui il nuovo governo risponde cancellando lo Stato e il welfare, intensificando la repressione e chiedendo i “pieni poteri”.

Israele, la democrazia, la giustizia internazionale

Il deferimento di Israele alla Corte internazionale di giustizia con l’accusa di genocidio è un fatto dirompente anche per il tentativo, in esso insito, di rimettere al centro della questione palestinese il diritto. Vengono così al pettine numerosi problemi che riguardano, insieme alla guerra, lo stesso assetto democratico dello Stato di Israele, l’effettività del principio di uguaglianza, il concetto di limite.

Gaza: il buio oltre la strage

Dopo 90 giorni, si intravedono i progetti di Israele su Gaza. Il ministro delle Finanze propone l’emigrazione forzata degli abitanti e quello della Difesa ipotizza una soluzione “mista”, con la ricostruzione affidata a una forza internazionale a guida Usa, gli affari civili gestiti dai palestinesi e la sicurezza mantenuta da Israele: progetti divergenti che hanno, peraltro, in comune l’impraticabilità.

Birmania al dunque

La giunta militare golpista in Birmania/Myanmar è sull’orlo del collasso. Lo annuncia Zin Mar Aung, ministra degli esteri del governo ombra del National Unity Government. Ma, soprattutto, lo confermano i successi dei gruppi ribelli operanti nelle zone periferiche e della r esistenza nella grande regione centrale del Paese. Il David resta David con la sua fionda, ma il Golia non è più ciecamente convinto di essere Golia, l’imbattibile gigante.

2024: nuovi venti di guerra da Israele

Che anno sarà il 2024? Fare la pace in Medio Oriente significherebbe fare nascere un vero Stato palestinese sulla porzione di Palestina storica ancora non formalmente israeliana. Ma è un’impresa impossibile senza un impegno dell’Occidente di cui non si vede traccia. Così il rischio è un’estensione del conflitto con una guerra aperta tra Israele e Iran. Le premesse ci sono tutte.