Nelle nostre società, il conflitto tra il centro e i margini è sempre più evidente. La democrazia reagisce alla sua crisi, apparentemente inarrestabile, con l’accentramento del potere, l’abbattimento dei corpi intermedi e un surplus di repressione nei confronti di chi, per necessità o per scelta, ne è escluso: i migranti, i marginali, i ribelli. Questi ultimi – i ribelli – sono destinatari, da qualche tempo, di un’attenzione particolare da parte delle istituzioni, legata alla loro irriducibilità, espressa in un celebre verso di Bob Marley: «Rifiutiamo di essere ciò che voi volete farci essere, siamo quel che siamo e voi non ci potete fare proprio niente». Da qui un cortocircuito che investe entrambi i protagonisti del conflitto: le istituzioni, che devono decidere come rapportarsi con tale “irriducibilità”, e i ribelli. che non possono eludere il problema di come trasformare la loro “irriducibilità” in politica. Di questo conflitto Torino è da, due decenni, un laboratorio.
Tutto parte dalla presenza del movimento No Tav (esteso dalla Val Susa alla città) e di un centro sociale come Askatasuna, particolarmente attivo sul piano delle lotte sociali. Le due realtà, sempre più intrecciate tra loro, hanno espresso negli anni una forte carica antagonista, ma anche una capacità, inedita per i movimenti radicali, di rapportarsi con le istituzioni del territorio. Il movimento No Tav, il più longevo della storia repubblicana e quello che si è dimostrato più alieno a compromessi con il Governo centrale, è stato infatti, allo stesso tempo, capace di realizzare una duratura alleanza con i Comuni della Val Susa che, anzi, ne sono stati (e ancora ne sono) una componente fondamentale. Allo stesso modo Askatasuna è da decenni la realtà cittadina più attiva in termini di contestazione dell’ordine dato (tanto da essere costantemente indicato da autorità di polizia e media – a ragione o a torto – come il regista di ogni attività “sovversiva”) ma, da due anni, con una brusca virata che ha sparigliato le carte del confronto politico, ha attivato una collaborazione con la Giunta comunale per la trasformazione dello stabile occupato che ne costituiva la sede in un “bene comune”, avviando, di fatto, un processo di legalizzazione o di regolarizzazione (affrontando anche le contestazioni di diversi altri certi sociali).
Analogamente articolato è stato (ed è) l’atteggiamento delle istituzioni. Il Governo centrale e la magistratura inquirente torinese hanno intrapreso nei confronti di Askatasuna (come già nei confronti del movimento No Tav) un’attività repressiva di un’intensità senza precedenti con interventi amministrativi comprensivi di misure di prevenzione desuete resuscitate ad hoc, di indagini e processi a raffica, di intercettazioni telefoniche e ambientali protratte per anni, di misure cautelari dettate da pure ragioni di ordine pubblico, di contestazioni sproporzionate sino all’associazione sovversiva e alla “scorreria in armi” nella città (sic!) e via seguitando. Ciò con la sponda della stampa cittadina per lo più trasformatasi in portavoce della Questura e della Procura e delle relative veline. Il tutto nonostante le ripetute smentite della magistratura giudicante che da ultimo, il 31 marzo 2025, ha letteralmente distrutto la costruzione accusatoria assolvendo con formula piena dal delitto di associazione per delinquere, dopo tre anni di indagini e oltre due anni di dibattimento, 16 militanti di Askatasuna. Ciò non ha placato la furia governativa che, alla vigilia dello scorso Natale, ha proceduto allo sgombero del centro sociale – pur totalmente dismesso nella parte dedicata alle attività sociali, culturali e politiche – con un intervento teso soprattutto a impedire al Comune di portare a termine il progetto di regolarizzazione di Askatasuna e di trasformazione della sede occupata in bene comune. Evidente, nel caso, il conflitto tra istituzioni centrali e locali e tra due modelli di governo delle città e del conflitto sociale.
Ma non c’è solo questo. La vicenda di Askatasuna ha fatto esplodere anche un nodo ineludibile per il centro sociale e per i “ribelli” in generale: quello della trasformazione della carica antagonista in politica, della definizione degli obiettivi e dei mezzi per perseguirli (con particolare riferimento all’uso della violenza nel corso delle manifestazioni) e del rapporto con le altre componenti della scena politica impegnate in percorsi di cambiamento. Questioni, tutte, venute al pettine, da ultimo, nell’imponente corteo del 31 gennaio scorso indetto in segno di protesta per lo sgombero del centro sociale e conclusosi con scontri rilevanti tra una parte dei manifestanti e le forze di polizia.
Di questa complessa vicenda – vero e proprio laboratorio, come si è detto, per l’intero paese – ci siamo occupati diffusamente negli ultimi due anni con numerosi interventi che ci sembra utile raccogliere ora, per una più agevole consultazione, in un’apposita TALPA, proponendoli nella loro sequenza temporale.
L’intera raccolta degli interventi pubblicati è disponibile anche in pdf e eBook (formati epub e mobi)
Sommario
- Askatasuna come metafora: i movimenti, la repressione, le città di Redazione (questa pagina)
- C’è qualcosa di nuovo sotto il sole: Askatasuna e il futuro dei centri sociali di Livio Pepino
- Torino e il “caso Askatasuna”: due modelli di città di Alessandra Algostino
- Conflitto sociale, repressione, media: ancora il caso Askatasuna di Claudio Novaro
- 15 giorni dopo l’assoluzione di Askatasuna: un silenzio istruttivo di Livio Pepino
- Askatasuna: uno sgombero contro la città di Livio Pepino
- Askatasuna il giorno dopo di Livio Pepino
- La lezione di Askatasuna di Alessandra Algostino
- Askatasuna: ho fatto un sogno di Livio Pepino
- Askatasuna, la violenza, il futuro di Livio Pepino
- Il futuro non comincia adesso… di Sergio Labate
- Intifada a Torino di Sergio Fontegher Bologna
- Dopo il corteo di Torino. Non ci sono [contro]poteri buoni di Rocco Alessio Albanese
- Contro il Governo che cerca lo scontro, restare umani di Loris Campetti
- Non sono gli scontri ma la partecipazione a far paura al potere di Alessandra Algostino
- Antagonismo e solidarietà (a margine del corteo di Torino) di Guido Viale
- Torino: chi specula sull’“area grigia” di Alfio Mastropaolo
- Oltre Askatasuna: un confronto che deve proseguire di Livio Pepino
