La sinistra e l’immortalità

Nel loro recente incontro Xi JinPing e Putin, rappresentanti del nuovo ordine mondiale, si sono intrattenuti nientemeno che sul tema dell’immortalità. È la metafora di un mondo che cambia per restare uguale. La crisi dell’Occidente lascia in eredità ai nuovi potenti una fiducia illimitata nella tecnica e un’idea di società diseguale. Eppure, almeno la sinistra dovrebbe proporsi l’abolizione della povertà più che della morte.

Stefano Benni, che ci ha insegnato a ridere del male

Stefano Benni, “il Lupo”, se ne è andato. La sua satira struggente ci ha costretto a ridere – mai sorridere – di eventi e soggetti tragici, di una realtà sempre più lontana dai sogni e dalle speranze. Ci ha fatto sbellicare di risate con racconti, poesie, libri ma ha anche scritto “cose serie” come il reportage sulle bombe nel rapido 906 a San Benedetto Val di Sambro. Ci mancheranno le sue storie, i suoi paradossi, le sue battute. E non solo quelli.

Contro il genocidio: a quando uno sciopero generale?

Mai abbiamo assistito in diretta al genocidio di un popolo compiuto da un nostro alleato. Di Gaza sappiamo tutto; persino ciò che accadrà domani. Ma non facciamo niente: né di concreto, come interrompere i rapporti con Israele o imporre sanzioni, né di simbolico, come riconoscere lo Stato di Palestina. Il sindacato si è mosso, ma troppo timidamente. Cosa deve ancora accadere perché si arrivi a uno sciopero generale?

Due potenti e un genocidio

Leone XIV, a differenza di Francesco, non è un profeta. Con lui il papato è tornato nell’alveo dell’esercizio del potere. Ma l’udienza concessa al capo dello Stato di Israele, Isaac Herzog, non è ordinaria nemmeno per la tradizione spregiudicata del potere papale: non ne ha la prudenza né la saggezza. Avere incontrato e legittimato il capo di uno Stato genocida è una macchia, grave, che rimarrà sulla storia della Chiesa.

Gaza. Che fare? Moltiplicare le iniziative non violente

La proposta di aggirare il veto degli Stati Uniti al Consiglio di sicurezza dell’ONU affidando all’Assemblea generale il compito di mandare i caschi blu a Gaza è ambivalente. Suggerisce una valida strategia per rilanciare il ruolo dell’ONU, ma non tiene conto degli effetti perversi di un intervento militare e dell’esistenza di altre iniziative, rigorosamente nonviolente, più idonee per fermare i crimini israeliani.

Retorica e realtà della guerra

I partigiani, pur costretti a impugnare le armi, definirono la guerra “un male assoluto”. Al contrario, nella concezione fascista, la guerra era considerata come “destino sacro della nazione”, necessaria alla rigenerazione spirituale e morale del popolo. Questa idea torna a risuonare oggi e c’è chi parla della guerra come imperativo per le “nazioni giuste”, impegnate contro il nemico di turno, per definizione ingiusto .

Gaza, l’Ucraina e la sinistra: gli abbagli di MicroMega

C’è chi – da ultimo MicoMega – critica la mancanza, nel popolo di sinistra, di una mobilitazione in favore dell’Ucraina analoga a quella per la Palestina. Sfugge, a questa critica, l’abissale differenza tra un genocidio scientificamente praticato e una guerra, pur cruenta e ingiustificabile. E sfugge la necessità, per l’Ucraina, di un’iniziativa di pace e non di un sostegno purchessia funzionale alla prosecuzione della guerra.