Tazio Brusasco (1981), laureato in antropologia, insegna Italiano e Storia nelle scuole superiori. Da tre anni presta servizio presso la sezione carceraria del proprio istituto.

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Noterelle dal carcere: un incontro inatteso

L’inizio dell’anno scolastico in carcere riserva sempre delle sorprese. Non sai mai se i tuoi allievi saranno ancora quelli dell’anno scorso e chi saranno i nuovi. Ma possono esserci anche delle sorprese aggiuntive. Come quella di ritrovarti nei banchi un vicino di casa del tutto inatteso. Con imbarazzo reciproco e, forse, con l’apertura di un dialogo…

Non andare a scuola a otto anni

C’è in una classe una bambina di otto anni molto portata per la matematica. Ma fatica, si addormenta sul banco, spesso non viene a scuola. E comincia a vivere la cosa con disagio. La famiglia non riesce a seguirla: il padre entra ed esce dal carcere, la madre si prostituisce. Che fare? Difficile dirlo. Certo servizi psicologici e di sostegno anche per i genitori aiuterebbero. Ed esistono, ma spesso solo sulla carta…

Il reato più comune

“Il crack è così. Prima fumavo una volta ogni due settimane, ero contento perché riuscivo a gestirmi. In settimana lavoravo, venerdì sera compravo e nel weekend dicevo agli amici che ero stanco e non uscivo. Fumavo poco, ma di continuo, in modo che gli effetti perdurassero. Poi ho aumentato la frequenza. Così mi sono lentamente isolato, perdendo anche gli amici. E sono cominciati i furti e il carcere…”

Noterelle dal carcere: “Vorrei sapere”

«Dopo sei anni in carcere, non so ancora se per lo Stato sono definitivamente colpevole o innocente. Intanto le mie attività sono fallite, non sono più aggiornato sul lavoro e, se anche dovessi uscire, come mi presenterei sul mercato? A oltre 50 anni devo ripartire da solo e da zero, per di più con il dispiacere di avere perso mio padre senza aver potuto fare nulla per lui»: lo sfogo di un detenuto e i tempi della giustizia.

Prada, Gucci e status symbol

Il possesso di capi griffati è, per molti ragazzi e ragazze delle periferie, una scorciatoia per sentirsi inclusi nella società, l’occasione accessibile di realizzare la propria ambizione. È, ovviamente, un’illusione: le persone più povere sono ancora le più escluse dall’ascensore sociale. Ma non serve censurare questo atteggiamento. C’è un solo antidoto: una scuola capace di educazione critica. Impresa difficile ma necessaria.

Noterelle dal carcere: “A testa alta!”

Compito in classe in carcere. Un allievo, parlando del figlio, scrive che ogni colloquio con lui in videochiamata termina con un saluto reciproco: “A chèpa jèlt!” (A testa alta!). Difficile proposito per entrambi: per il padre, che vorrebbe trasmettere sicurezza, ma denuncia impotenza; per il figlio che vorrebbe superare lo stigma sociale del padre detenuto, ma non ci riesce. Il carcere è anche questo…

Noterelle dal carcere: «Cose che succedono…»

«Niente, prof., cose che succedono». Così, all’insegnante, un ragazzo sceso a scuola con il volto tumefatto. Succede, appunto, in carcere. Ci si picchia per sgarbi, per il potere in sezione, per debiti contratti. Parlarne non conviene. I lividi da blu divengono giallognoli, fino a confondersi con le cromie della pelle. E tutto passa. Tutto, salvo le dinamiche carcerarie che restano sempre le stesse.

Noterelle dal carcere: Natale

Siamo a Natale. E anche in carcere, inevitabilmente, se ne parla. Con una qualche maggiore autoironia tra i detenuti maschi, con meno leggerezza nei padiglioni femminili. E poi, anche in carcere, ci sono i riti. Tra questi un pranzo, intorno a un lungo tavolo, con detenuti, educatori, psicologi, insegnanti, volontari. Mancano gli assistenti della polizia: mangiano per conto loro, in una stanza poco discosta.