L’obiezione di coscienza della Flotilla, la bestemmia di Netanyahu

Dire di fronte all’Assemblea delle Nazioni Unite, come ha fatto Netanyahu, «lasciateci finire il lavoro», è una bestemmia e un’offesa alla verità e alla memoria. Di fronte a una simile enormità, la Global Sumud Flotilla, lungi dall’essere un’iniziativa “irresponsabile”, è un appello all’umano, un gesto estremo contro l’ingiustizia e la complicità.

Democratizzare il mondo senza i popoli?

Quel che è in gioco oggi nel mondo è il passaggio da un assetto plurisecolare delle relazioni tra gli stati fondato sul dominio “aristocratico” di una o di poche grandi potenze a un’epoca di democratizzazione. Ma ciò non avverrà senza il necessario protagonismo dei popoli. È, dunque, urgente pensare a nuove forme di mobilitazione sulle orme di esperienze come il Forum sociale mondiale di Porto Alegre di 25 anni fa.

Palestina, dove si uccide anche la cultura

A Gaza e nei territori occupati della Cisgiordania è in atto anche un attacco sistematico a ogni manifestazione della cultura palestinese. Negli ultimi due anni sono stati distrutti o gravemente danneggiati 226 siti archeologici su 316. L’intenzionalità dell’operazione è palese e rivela l’intento di distruggere e sradicare, con la popolazione palestinese, la sua identità collettiva e la sua memoria storica.

Gli attacchi alla Flotilla sono un reato!

L’attacco di droni contro la Global Sumud Flotilla avvenuto a Sud di Creta lascia presagire azioni coercitive (già preannunciate) delle forze israeliane all’atto dell’ingresso delle navi nelle proprie acque territoriali. Il Governo italiano non si sbilancia ma va ricordato che il fermo di nostri cittadini in tale contesto integrerebbe un sequestro di persona perseguibile dall’autorità giudiziaria italiana.