Ebbene, si, lo ammetto, mi sono sentita, in queste pagine, dalla sua parte!
Siamo nella Russia zarista di inizio novecento, dove le donne contano nulla e sono spesso vittime di violenze terribili, corpi da sottomettere, schiave nelle loro case. Antonella Ossorio racconta, con la voce di una di loro, la vera storia della sterminatrice di uomini che fu anche salvatrice di donne, simbolo della ribellione a un mondo spietatamente maschile. «Sì sono Alexe Popova. Ed è vero anche che, con uso appropriato dell’arsenico, di vite ridotte in cocci ne ho aggiustate un bel po’… Tutto il suo atteggiamento pareva suggerire che rivendicare la maternità di un lavoro ben svolto le importasse molto più che difendersi dalle accuse infamanti che le venivano rivolte».
Alexe Popova sopravvive a un’infanzia di soprusi e dedica la sua vita a una missione: quella di liberare le donne dalla sopraffazione del maschio. Non solo “le libera” ma le accoglie, dà loro una nuova dignità, lavoro, istruzione, e soprattutto sorellanza. Popova non chiede nulla, le riconosce per strada e le invita. A casa sua si lavora, si racconta, si guarisce. Si costruiscono lapti, scarpe tradizionali, ma soprattutto si creano legami, si rinasce. Nessuna usa il suo vero nome. Popova custodisce un libro dei nomi, perché il nome, dice, è destino e proteggerlo è come proteggere l’identità di ognuna, quell’identità che fuori non esiste o viene violata. È la voce della protagonista, vittima di un marito violento, a raccontare. Nadezda incontra Madame Popova al mercato e, pur essendone in qualche modo infastidita, la segue ed entra con sua figlia Elena in quella casa dalla quale uscirà trasformata. Imparerà a leggere e scoprirà il potere salvifico della letteratura nel cammino verso la libertà. Tema attuale quello della violenza sulle donne, che scuote quasi giornalmente le nostre anime, facendoci desiderare, nella disperazione, di incontrare una Madame Popova. Un meraviglioso romanzo, a tratti duro a tratti profondamente commovente, dove amore e dolore quasi si fondono e che ci fa capire che a volte giustizia ed ingiustizia sono difficili da distinguere.
Segnalazione di
Martina Franchino
libraia di La Casa dei Libri
corso Laghi 31, Avigliana (Torino)
tel. 011 9320999
lacasadeilibri@gmail.com
