Giuseppe Cassini è stato consigliere diplomatico di numerose sedi italiane di quattro ministri dell’Ambiente. È autore di “Gli Anni del Declino. La politica estera del Quinquennio 2001-06” (Mondadori, 2007) e collabora a quotidiani e riviste, tra cui il manifesto e Il Fatto Quotidiano.
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Il cambiamento climatico sta mandando il nostro pianeta alla deriva. Eppure nessun passo avanti si è fatto alla Cop 30 di Belém in Brasile. Di ciò portano gravi responsabilità gli Stati Uniti di Donald Trump, impegnato, tra gli applausi dei suoi cortigiani, nella lotta a favore, e non contro, i cambiamenti climatici. Ancora risuona il suo invito scellerato a estrarre sempre più gas e petrolio. Intanto il mondo ha altre preoccupazioni: il riarmo e le guerre.
La tregua è un principio sacro della legge islamica, sempre rispettato nell’Islam, così come avveniva per le “tregue di Dio” nel Medioevo cristiano. Negli ultimi anni essa è stata proposta più volte in Palestina ma Israele l’ha sempre rifiutata. Oggi Netanyahu persiste nel rifiuto: per fanatismo e per sfuggire alla giustizia.
Prima il genocidio, poi la minaccia di occupare l’intera striscia di Gaza. Ma dove vuole arrivare Israele? La risposta è drammaticamente semplice: all’annientamento dei palestinesi, come proclamato dai padri storici del sionismo secondo i quali, letteralmente, “i palestinesi non esistono”. Tutto sta scritto, sin dal 1948, nelle parole, tanto profetiche quanto inutili, di due ebrei illustri come Einstein e Hannah Arendt.
Per l’attuale governo statunitense l’empatia è un sentimento da sradicare e rimuovere nell’Occidente. La filosofia di Trump prevede, infatti, come regola, il cinismo, l’esercizio spietato della forza, scevro da ogni umana pietà. Dal deportare gli immigrati al sedare le rivolte con l’esercito, dalla sottovalutazione della tragedia ucraina al sostegno al Governo di Netanyahu che compie stragi a Gaza e attacca l’Iran.
A Gaza, dopo una breve tregua, è ripreso l’annientamento scientifico e sistematico del popolo palestinese – uomini, donne, bambini – accompagnato dai bombardamenti di ospedali e dall’uccisione a freddo di medici e sanitari. Il Governo israeliano sta finendo di dilapidare il credito accumulato con la Shoah, ma la responsabilità del genocidio ricade anche sugli Stati Uniti e l’Occidente che lo hanno avvallato e lo avallano.
La configurazione del Medio Oriente fatta dalle potenze coloniali nel ’900 ha creato le divisioni alla base dei conflitti odierni. Dopo anni di repressione e guerre, la Siria rischia di essere smembrata dalle forze che se ne contendono i territori. Per ora l’unico fatto certo è che aerei israeliani bombardano impunemente la Siria e le loro truppe occupano altre terre aldilà del Golan per non restituirle mai più, in spregio alle Nazioni Unite.
Con la rappresaglia bellica, Israele rischia, come nel mito biblico di Sansone, di provocare anche a se stesso ingenti danni. E ciò benché ci siano alternative: dimissioni del Governo Netanyahu, liberazione di Marwan Barghouti, piano per una confederazione israelo-palestinese, dispiego dei “caschi blu” dell’ONU nei Territori. Utopie? Probabilmente. Ma è tempo di provarci e di smettere di versare sangue.
Di nuovo il ponte sullo Stretto: e rispunta il modellino di viadotto a una sola campata, presentato anni fa da Berlusconi a reti unificate e ora resuscitato da Salvini. Ma intanto il preventivo è raddoppiato: 15 miliardi a cui si aggiungono la scontentezza dei locali, il calo dei trasporti, le infiltrazioni mafiose… Senza contare i costi di manutenzione: a meno che non si voglia ripetere l’esperienza del viadotto genovese sul Polcevera.