Nello Rossi, già magistrato, è attualmente vicepresidente del Tribunale permanente dei popoli e direttore della rivista "Questione giustizia"
Contenuti:
L’obiettivo della destra è un diritto penale illiberale, piegato alle diverse emergenze, esteso all’infinito, segnato da una marcata criminalizzazione di migranti, marginali e ribelli e da un’ampia impunità per i poteri forti. È, a ben guardare, un diritto che accresce, anziché ridurre, l’insicurezza sociale ma rappresenta il necessario complemento dei progetti di revisione dell’assetto istituzionale in senso autoritario.
Secondo una corretta interpretazione della Costituzione, il referendum sulla riforma della giustizia non può essere fissato prima del 22 marzo. Ma il Governo teme che una campagna elettorale adeguata smonti la sua narrativa trionfalistica della riforma e propone di anticiparlo. Uno dei modi per impedirlo è costituire un comitato promotore del referendum da parte dei cittadini che lanci la prevista raccolta di firme.
Affrontare il tema del fine vita, del suicidio assistito, dell’eutanasia è una necessità avvertita in modo diffuso. Con il corollario della previsione di una assistenza di strutture pubbliche al momento della morte volontaria. Mentre in diversi Paesi è stata introdotta una regolamentazione al riguardo, la situazione in Italia resta caratterizzata da una notevole dose di ipocrisia e da un’intollerabile inerzia del Parlamento.
Una politica economica prudente e l’equilibrismo nelle relazioni internazionali ha accreditato un’immagine “moderata” del Governo Meloni. Non è così. Se si guarda alla sua politica istituzionale quell’apparenza cede il posto all’estremismo e a un revanscismo che ha il suo humus nella cultura autoritaria di Giorgio Almirante.
C’è una persona malata che versa nelle condizioni per accedere al suicidio assistito e ha liberamente deciso di farlo ma non è materialmente in grado di somministrarsi il farmaco letale. Nell’inerzia del Parlamento sarà ancora la Corte costituzionale a dover decidere se chi si sostituisce a lei debba rispondere di omicidio del consenziente.
Direzione e organizzazione di associazioni terroristiche, arruolamento di terroristi, istigazione a commettere delitti contro la personalità dello Stato: sono alcune delle attività consentite dal decreto sicurezza ai servizi. Così i nostri 007 cambiano pelle: da possibili infiltrati per smascherare gli autori di gravi reati ad agenti provocatori.
Mentre procede alla conversione del decreto sicurezza con il suo carico di nuovi reatI, la maggioranza approva un ordine del giorno che apre alla castrazione chimica, definita “volontaria” ma in realtà oggetto di un baratto forzoso con la libertà personale. È l’aggressione, priva di ogni fondamento, ai corpi dei condannati.
Si continua a chiamarla “separazione delle carriere” ma è una cosa diversa. È il tentativo di riscrivere l’assetto del potere giudiziario. Con un ventaglio di proposte (Consigli superiori distinti, Corte disciplinare, sorteggio dei componenti, prevalenza di politici negli organi di governo etc.) tutte tese a sovvertire il modello costituzionale.
La concreta esperienza del superbonus, che prevede una detrazione del 110% per gli interventi in edilizia e consente la cessione e la commercializzazione dei relativi crediti di imposta, ha evidenziato un elevato rischio di frodi. E già ci sono risvolti giudiziari con il sequestro, da parte della Procura di Roma, di crediti di imposta fittizi per un importo complessivo di oltre un miliardo di euro.
La vicenda di “Mario”, il primo malato in Italia ad aver ottenuto il via libera per l’accertamento delle condizioni che consentono l’aiuto al suicidio e un parere favorevole del Comitato etico, ripropone in modo pressante il tema della disciplina del “fine vita” su cui si intrecciano un possibile referendum di incerta portata e un confronto parlamentare all’apparenza senza sbocchi.