Guccini o dell’elogio politico della contingenza

Non possiamo essere che ciò che non siamo davvero. È questo il grande filo conduttore che muove le fila dell’opera di Francesco Guccini: l’elogio della contingenza. Cioè, l’essenza della politica moderna. Per questo mi stupisce il fatto che la commozione per la sua morte si confonda con giudizi cauti sulla qualità politica della sua opera. Guccini è stato – tra i grandi cantautori italiani – quello più coerentemente politico.

«Chi è contro di me è un terrorista»: parola di Trump

L’attacco di Trump e delle corporation di cui è espressione ha ormai come oggetto la democrazia e il confronto politico, fino a stabilire un’equazione tra sinistra e terrorismo. Così, anche in documenti ufficiali, vengono associati al terrorismo l’antiamericanismo, l’anticapitalismo, l’anticristianesimo e le posizioni sgradite in tema di immigrazione, razza e genere. Superfluo dire che i “terroristi” vanno repressi con durezza.

L’esperienza dei migranti per affrontare la crisi climatica

Il successo delle destre, in tutto il mondo, è costruito sul rigetto o su misure persecutorie nei confronti dei migranti. La sinistra gioca di rimessa ma non ha una proposta propria. Eppure l’alternativa esiste e sta nella valorizzazione dei migranti e della loro esperienza nei paesi d’origine ai fini dell’individuazione di soluzioni tecniche, organizzative, sociali e culturali adeguate ad affrontare la crisi climatica.

La crisi non è solo politica e l’alternativa deve essere radicale

La crisi che stiamo vivendo non è solo della sinistra. È la crisi di un’intera forma di civiltà politica. Per questo l’alternativa non può limitarsi a cambiare il governo delle cose, ma deve interrogarsi sull’ordine che le produce e sulla possibilità di trasformarlo e tornare a praticare l’inchiesta sociale, a ricostruire legami nei territori, a produrre luoghi di elaborazione e di confronto, a connettere esperienze oggi disperse e frammentate.

L’alternativa alla remigrazione

Nei confronti del migranti non ci sono, nel nostro Paese, solo odio e rifiuto. Ci sono, circondate dal silenzio o considerate marginali, molte esperienze virtuose che rappresentano la vera alternativa alla “remigrazione”. Se esistesse una Sinistra dovrebbe avere il coraggio di condurre una battaglia a partire da qui, dalla comunicazione e dalla spiegazione che esiste un’altra storia fatta di accoglienza.

In fuga dal capitalismo, ma per andare dove?

Fuggire dal capitalismo. D’accordo, ma come e per andare dove? Bisogna muoversi collettivamente e dal basso. Ma non basta senza un progetto capace di impedire che si consolidi la guerra tra i poveri, di cogliere le nuove forme di sfruttamento, di adottare analisi scientifiche su dove si sta andando, di avviare tentativi credibili per superare la frammentazione delle sinistre evitando di concentrarsi sulla scelta del leader.

Essere semplici e radicali

Le elezioni non si vincono al centro, come vanno ripetendo da anni i generali di cento sconfitte. Le elezioni si vincono portando alle urne chi se ne è allontanato disgustato dalla sovrapponibilità delle proposte politice o chi non ha mai votato. Ma ciò – lo insegna il referendum sulla giustizia e lo dimostrano, nel mondo, leader come Sanders e Sanchez – richiede proposte semplici e radicali.

Meloni al Quirinale, dove sta il tabù

Fra un anno (o forse meno) si vota e Giorgia Meloni gioca tutte le carte utili a motivare il suo elettorato. L’ultima è la rivendicazione del Quirinale per un esponente della destra neofascista (lei stessa o, magari, Ignazio Benito La Russa, il presidente del Senato collezionista di busti di Mussolini). Quel che persegue Meloni, peraltro, non è una semplice alternanza ma la riabilitazione del neo-fascismo in una democrazia de-costituzionalizzata.

Stati Uniti: un nuovo Partito Democratico è possibile?

La vittoria dei candidati sostenuti dal sindaco di New York in tre primarie in distretti cittadini magari non è l’avvio di un’onda socialista ma segna un punto a favore del sindaco della Big Apple. E ci dice che un altro Partito Democratico è possibile attraverso la trasformazione del movimento di sinistra in una struttura politica autonoma, capace di sopravvivere al singolo leader e di radicarsi nelle istituzioni.

Centinaia di obiettivi non fanno un programma

Un programma politico non è un semplice elenco di proposte. In esso devono essere indicati, in modo comprensibile, gli obiettivi fondamentali e i passaggi e le alleanze perseguite. In quest’ottica un programma politico di sinistra, nel nostro Paese, dovrebbe essere centrato su tre punti: l’adozione di politiche di pace, l’introduzione di un’imposta patrimoniale e l’impegno a politiche unilaterali di rifiuto dei vincoli europei