L’orizzonte strategico non è più a sinistra

Ogni tanto, la sinistra si entusiasma per le ultime novità mediatiche che promettono tempi felici grazie ad alcune candidature elettorali apparentemente in discontinuità con il passato. È un segnale della sua subalternità al pensiero dominante. Meglio farebbe a evitare personalizzazioni e a guardare a grandi fenomeni sociali come le riappropriazioni territoriali, promosse da attori collettivi in aree rurali e urbane.

Succede a Milano. Il crollo, ma forse anche no

Sei richieste di arresti eccellenti e decine di indagati, tra cui il sindaco Sala. L’inchiesta della Procura di Milano sulla gestione urbanistica della città, che ipotizza «un sistema di speculazione edilizia selvaggia» accompagnato da un’ampia rete di corruzione, non è una sorpresa, ma il prevedibile esito di quindici anni di amministrazione bipartisan a dir poco disinvolta. Che non finirà senza una forte spinta dal basso.

Morte e apologia dell’universalismo

Srebrenica e Gaza, dove l’Onu e il diritto internazionale sono morti, devono toccarci nel profondo. La sinistra ha sempre diffidato dell’universalismo. E con buone ragioni. Ma ora che esso e le sue istituzioni sono morte, nessuno può fermare la violenza indiscriminata dei nazionalisti. Davvero possiamo continuare a diffidare dell’universalismo, mentre siamo circondati dai nazionalismi?

Né moderati, né estremisti, ma rivoluzionari

Il moderatismo e l’estremismo, in diversa misura presenti a sinistra, sono entrambi controproducenti: il primo provoca confusione, incoerenza e conservazione; il secondo dispersione e distacco dal reale. Oggi la riconquista di una effettiva influenza della sinistra passa attraverso vittorie, anche elettorali, parziali, a livello territoriale e su obiettivi specifici, capaci di contrastare la diffusa sfiducia. La rivoluzione verrà dopo…

Germania. Die Linke e il ritorno della sinistra radicale

Le elezioni tedesche hanno stravolto il quadro politico: alla vittoria della destra estrema nell’ex Germania Est ha corrisposto, a Berlino, il successo della sinistra radicale di Die Linke, che ha ottenuto il 20% dei voti. La Linke ha stravinto nei quartieri popolari con una campagna basata sulla speranza: casa, diritti, libertà, mostrando che la democrazia si difende con inclusione e giustizia sociale, non con repressione e austerità.

La sinistra e il papa

È coerente, per la sinistra, l’apprezzamento diffuso per il papa scomparso? Lo è. Non solo perché una sinistra che continui a prendersela con la religione anziché col capitalismo sembra all’ultimo giapponese che combatte una guerra già finita. Ma anche perché quel papa è, della sinistra, la cattiva coscienza, per il modo in cui ha affrontato con coerenza temi da essa elusi come il capitalismo, la credibilità, la modernità.

In morte di un papa venuto da lontano

Con papa Francesco noi – un pezzo di sinistra – abbiamo combattuto battaglie politiche e sociali comuni. A volte lui più radicale di noi. Senza bisogno né che lui si presentasse né che noi lo riconoscessimo in modo diverso da ciò che era realmente: un uomo di fede fermo, su alcuni temi etici, alle posizioni tradizionali della Chiesa. È stato davvero, anche per questo, un papa venuto da lontano.

Le due piazze e il futuro della sinistra

Due piazze si sono confrontate nel Paese: quella di “Repubblica” in favore di un’Europa purchessia e quella del Movimento 5 Stelle, aperta a tutte e tutti, finalizzata soprattutto al ripudio della guerra. Le due piazze, nella loro diversità, hanno plasticamente mostrato l’ovvio: e cioè che nel Partito democratico ci sono due partiti. Se si avesse il coraggio di prenderne atto potrebbe forse partire la costruzione di una sinistra plurale.