Costruire un’alternativa o inseguire il centro?

Le grandi manovre per le elezioni politiche del 2027 sono iniziate. L’accento viene posto da molti sul contributo di un’ipotetica e variabile forza centrista. Ma più che del destino e delle ambizioni di alcuni pezzi di ceto politico, il tema è come evitare politiche moderate in caso di vittoria dei progressisti. E la presenza dei centristi in coalizione è una pesante zavorra su temi come fisco, lavoro e riarmo.

25 aprile. L’incurabile malattia della divisione

Il 25 aprile sono uscito di casa, a Napoli, con in mente i fascisti al governo e gli errori della sinistra che ce li avevano portati. Pensavo: vinsero perché li sottovalutammo, li affrontammo divisi e solo molti anni dopo ritrovammo l’unità necessaria a sconfiggerli. Uscito dalla metropolitana ho realizzato che, per ricordare la Liberazione, erano in programma tre diversi cortei. Così, con la morte nel cuore, me ne sono tornato a casa.

Fra un anno si vota: cominciamo a parlarne

Manca poco più di un anno al voto. Saranno elezioni cruciali. Bisogna impedire che vinca la destra. Non ci si può tirar fuori dallo scontro politico. Ma non si può sostenere stancamente un centro sinistra impresentabile in nome del male minore. Occorre individuare e porre sul tappeto le questioni per noi inaggirabili. Poche ma buone. Un piccolo elenco di cose su cui non transigere, ingoiando i rospi di tutte le altre.

I molti danni della sinistra al potere

La riforma costituzionale della giustizia è stata scongiurata dal referendum. Ma resta la domanda: come abbiamo fatto a cadere così in basso? Un tentativo di risposta viene da un recente libro di F. Balocco e R. Lupi che ripercorre le malefatte della sinistra al potere dagli anni Novanta ad oggi. C’è anche altro alla base del disastro attuale ma ripercorrere quella storia può essere utile per evitare di ripetere gli stessi errori.

Unire le forze contro la guerra

Il mondo è dominato dalla guerra, non solo praticata ma anche apertamente rivendicata come strumento di soluzione delle controversie. Spetta all’Europa e, in essa, alla sinistra prendere l’iniziativa per costruire una prospettiva diversa. L’Europa è debole e la sinistra divisa ma è possibile individuare un obiettivo unificante: mettere fine alla guerra e ripristinare il dominio delle regole anche a livello internazionale

Dal referendum una lezione per la sinistra

Due indicazioni emergono chiare dal voto referendario: la diffusa percezione che la posta in gioco era tutta politica e non semplicemente tecnica e il ritorno al voto di quote di elettori disgustati e sfiduciati nei confronti del sistema partitico. Alla sinistra comprendere che chi è uscito dall’astensione per tornare a votare, ritornerà facilmente ad essa se non avverte un segno di mutamento.

Piangere Habermas

La morte di Habermas è l’ultimo definitivo congedo da un secolo costellato di grandi speranze emancipative. Quel che resta della sinistra – marginale nella società ma virale sulle nostre bolle social –, invece di non concedere ad Habermas nemmeno il rispetto in morte, dovrebbe interrogarsi precisamente sul suo rapporto con quel secolo di cui la morte di Habermas rappresenta la pietra tombale.

Non c’è alternativa senza un progetto

L’impotenza della sinistra, oggi concentrata più sulla critica dell’esistente che sulla costruzione di un progetto politico e sociale alternativo, contribuisce ad alimentare la distanza dalla politica. La sola mobilitazione o il volontariato non bastano senza una visione strutturale. Spetta agli intellettuali, in primo luogo, ricostruire un’intelligenza collettiva al servizio dell’alternativa al capitalismo.

I balli degli iraniani e le lacrime degli antimperialisti

Ci sono iraniani progressisti che gioiscono per l’attacco al loro paese. E ci sono occidentali progressisti che si stracciano le vesti per la morte dell’ayatollah Khamenei. I progressisti, in Occidente e nel Sud del mondo, sanno che questo sistema è ingiusto ma non si oppongono perché hanno troppo da perdere e sognano interventi esterni. Ma non c’è nessun salvatore. Nessun Messia. Solo noi. E la nostra responsabilità.

L’impossibile Politica che resiste

Ci aspetta il futuro di un pianeta governato da poche decine di uomini con una riserva infinita di schiavi al seguito? Ci sono molte ragioni per essere pessimisti, ma altrettante per pensare a un cambiamento: la bellezza di un mondo che resiste alla distruzione e una politica che sopravvive nel dissenso dei giovani che non si riconoscono nel vecchio mondo e nelle donne che sanno ormai di contare e di saper cambiare.