Se 700mila firme vi sembran poche

In sole tre settimane sono state raccolte più di 750mila firme a sostegno del referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata. È un risultato che va al di là delle più rosee previsioni. Ma non basta. Le firme vanno raddoppiate: per aumentare il consenso, per lanciare la campagna referendaria che inizierà nei primi mesi del 2025, per incrinare il fronte della destra, per dare una spallata al Governo.

Una firma contro l’autonomia differenziata

La raccolta delle firme per indire il referendum abrogativo della autonomia differenziata è in corso da pochi giorni con un successo impensabile. Sono state già raccolte almeno 300mila forma (di cui oltre 200mila online). È la prova del rifiuto corale di questa riforma e della crescente insofferenza nei confronti di questa maggioranza. Una ragione di più per proseguire nell’impegno e travolgere di firme il Governo.

La legge sull’autonomia differenziata e le ambiguità delle regioni

Per il referendum contro la legge sull’autonomia differenziata si stanno muovendo anche cinque Regioni. Con due quesiti: uno per l’abrogazione totale e uno per l’abrogazione solo parziale. Il secondo quesito è del tutto inopportuno. Sul piano tecnico, ma anche su quello politico perché non si tratta di limitare i danni. La cancellazione della legge Calderoli è una questione di democrazia che va posta nella sua radicalità.

Autonomia differenziata: si va al referendum!

Il quesito per il referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata è pronto e la raccolta delle 500mila firme necessarie in suo sostegno sta per iniziare. Per votare nella prossima primavera occorre, infatti, depositarle entro il 30 settembre. Poi bisognerà raggiungere il quorum e avere più del 50% dei voti espressi. Ma la raccolta di un imponente numero di firme è il primo passo per raggiungere il risultato.

Ciò che vorrei vedere il 2 giugno

Il 2 giugno, invece dell’oscena parata di armi, vorrei vedere una parata di maestri e maestre, di professori e professoresse, infermiere e infermieri, medici del corpo e della mente, artisti e musicisti, studentesse e studenti… Perché è da ciò che resta del prendersi cura, del costruire bellezza, conoscenza e pensiero critico, che può venire il riscatto di cui abbiamo bisogno.

Difendere il lavoro a colpi di referendum

Il 25 aprile, la Cgil ha iniziato la raccolta delle firme per quattro referendum abrogativi in materia di lavoro (in particolare sulle questioni della precarietà e della sicurezza). L’iniziativa travalica i confini tradizionali dell’intervento sindacale ma una risposta forte anche in termini politici era necessaria stante l’accelerazione dell’ormai trentennale attacco ai diritti dei lavoratori.

Si apre una stagione referendaria: non c’è posto per “pontieri”

I referendum non piacciono alla destra (e non ad essa soltanto). Mentre c’è chi si affanna a sostenere l’inammissibilità di una consultazione popolare sull’autonomia differenziata, altri mettono le mani avanti per aggiungere voti a quelli già pacifici per il premierato, in modo da evitare il referendum “confermativo”. Ma i “pontieri” intorbidano solo le acque. Sul premierato non c’è mediazione possibile.