La campagna per l’abrogazione della legge Calderoli di l’attuazione dell’Autonomia differenziata ha già raggiunto l’obiettivo delle 500mila firme, mentre quella per i quattro referendum contro la legge elettorale “Rosatellum” sta segnando il passo. Le ragioni sono molteplici, ma probabilmente quella più significativa è che la vigente legge elettorale in fondo fa comodo a tutti i partiti e sebbene tutti in questi anni abbiano affermato che occorre archiviare il Rosatellum, nessuno si muove coerentemente con quanto dichiarato.
Le quattro richieste di referendum, presentate dal “Comitato Referendario per la Rappresentanza”, hanno come obiettivo l’eliminazione dalla legge elettorale di quei marchingegni che impediscono all’elettore l’effettiva possibilità di scelta dei propri rappresentanti, producendo un Parlamento di “nominati”, esattamente come avveniva col Porcellum: eletti totalmente privi del sostegno diretto degli elettori, come si legge nella sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale. I referendum non modificano l’impostazione mista delle Camere (3/8 dei seggi assegnati in collegi uninominali e 5/8 in collegi plurinominali), limitandosi ad affermare il principio, sancito dalla Costituzione e confermato dalla Corte costituzionale, in base al quale, qualunque sia la formula elettorale prescelta, il voto deve essere libero, eguale, personale, diretto e segreto perché i partiti non possono sostituirsi agli elettori nella scelta dei loro rappresentanti. Ripristinare la libertà di voto, sancita dall’art. 48 della Costituzione, significa “mettere dei paletti” riguardo a possibili nuove leggi elettorali coerenti con la proposta di riforma costituzionale tesa a introdurre il cosiddetto “premierato” e comunque evitare di tornare a votare col Rosatellum, nell’auspicata ipotesi di riuscire a respingere questa ennesima riforma costituzionale.
I quattro quesiti proposti riguardano:
1) l’abrogazione del voto congiunto obbligatorio tra candidati uninominali e liste plurinominali (in modo da eleggere direttamente, nei collegi uninominali, i rappresentanti che, quindi, non sarebbero imposti dalle segreterie di partito attraverso i voti dati alle liste collegate) e l’abolizione del meccanismo di ripartizione del voto dato al solo candidato uninominale a favore delle liste collegate (che manipola la volontà dell’elettore e rende indiretto il voto);
2) l’abrogazione delle diverse soglie di accesso per liste autonome e per coalizioni. Le attuali soglie, infatti, producono la dispersione di voti validi (ben tre milioni di voti validi non hanno partecipato, nelle ultime elezioni, alla ripartizione dei seggi) e riducono il pluralismo, consentendo che il voto dato a un partito possa andare a favore di un altro, sì che l’elettore non sa che fine fa il suo voto;
3) l’eliminazione dell’esenzione dalla raccolta di firme di presentazione alle elezioni per i partiti già presenti in Parlamento, vera condizione discriminatoria tra vecchie e nuove forze politiche e quindi, indirettamente, tra elettori;
4) l’eliminazione della possibilità di candidarsi in più collegi. L’abolizione delle pluricandidature, infatti, riduce il potere degli apparati di partito nel predeterminare la composizione del Parlamento e favorisce i candidati espressione diretta del proprio collegio naturale.
I referendum (https://vll.staging.19.coop/spazio-aperto/2024/01/16/sulle-orme-di-felice-besostri-abrogare-il-rosatellum/ ) sono stati proposti perché il Parlamento ha fallito nei tentativi di riforma della legge elettorale. Oggi non è più possibile rinviare e l’auspicio è che ci sia, almeno nell’ultima fase, il sostegno delle forze politiche democratiche, progressiste e antifasciste, nonché dei sindacati.
La raccolta delle firme è iniziata nel giugno scorso e terminerà a metà settembre e si avvale sia dei tradizionali banchetti con la firma “cartacea” sia della piattaforma digitale online (con SPID o CIE) con collegamento al sito https://www.iovoglioscegliere.it/ e seguendo le istruzioni (molto semplici). Siamo quindi al “rush finale”, ancora in tempo per restituire ai cittadini il diritto a un voto libero, diretto, personale ed eguale. Per raggiungere l’obiettivo serve, peraltro, il sostegno dei cittadini e, come stiamo chiedendo, la mobilitazione dei partiti democratici e dei sindacati.

Basta con Maggioranza ed Opposizione.
La Maggioranza non ha più la rappresentatività del paese anche perché gli astenuti al voto sono sempre di più. Quando va bene si governa con il 30% dei consensi.
Basta con le coalizioni. Ogni partito/movimento si propone singolarmente.
Come si compone il governo?
Ogni partito/movimento occuperà il parlamento secondo dei voti presi. Al momento di votare una mozione voterà secondo ciò che il suo elettorato conviene; non con vincoli della coalizione.
Questa sarebbe una rivoluzione della legge elettorale che forse farebbe avvicinare la gente alla politica perché si sentirebbe più rappresentata.