No Kings, opportunità e trappole

In Italia sta accadendo qualcosa di rilevante: prima l’incredibile mobilitazione dell’autunno, poi lo straordinario successo del referendum, in ultimo la grande manifestazione No Kings a Roma. È un risveglio di dimensioni insperate. Il Governo ha accusato il colpo. Ma, per cambiare davvero gli equilibri esistenti, il movimento ha bisogno di darsi una strategia articolata e non settaria e di guardarsi da molte trappole.

Chi ha vinto nel referendum?

Quella referendaria non è stata la vittoria dei partiti di opposizione. Certo essi hanno avuto un peso rilevante: ma il loro apporto è arrivato per ultimo, dopo quello, decisivo, dei magistrati, della società civile e del sindacato. Mentre la campagna referendaria ha segnato il riavvicinamento alla politica di settori che si erano fatti da parte delusi: i giovani, il Sud, le periferie. È un segnale da cogliere.

Il filo rosso che lega referendum e no alla guerra

La Costituzione è stata salvata dai giovani: quegli stessi che, nei mesi scorsi, hanno detto no al genocidio e alla complicità del Governo italiano con le politiche di guerra che stanno sconvolgendo il mondo. Ora bisogna mettere a frutto la lezione: respingendo ogni ipotesi di premierato, rimuovendo le norme che criminalizzano il dissenso, cessando ogni collaborazione militare con Israele e con gli USA.

Dopo la vittoria del No: scardinare l’esistente

Il No è stato un voto contro la riforma, contro il Governo Meloni, contro la costruzione di un regime autoritario. Un voto contro l’esistente. Un “ora basta”, invertiamo la rotta. Un viatico per cambiare. Ora è tempo di farlo. Anzitutto impedendo l’approvazione del disegno di legge di contrasto all’antisemitismo (alias al dissenso) e la conversione dell’ultimo decreto sicurezza. E, poi, imponendo un calendario politico alternativo.

Il referendum e il compito che ci attende

La crisi del centro destra non è affatto un’evidenza del presente, ma un compito per il futuro. Questo è il deposito politico che l’esito del referendum consegna in eredità. Sta all’opposizione coltivare questo compito e non illudersi che sia un’evidenza di cui impossessarsi senza scrupoli. Altrimenti i due milioni di votanti usciti dal limbo dell’astensione spariranno di nuovo dall’orizzonte della rappresentanza.

Dal referendum una lezione per la sinistra

Due indicazioni emergono chiare dal voto referendario: la diffusa percezione che la posta in gioco era tutta politica e non semplicemente tecnica e il ritorno al voto di quote di elettori disgustati e sfiduciati nei confronti del sistema partitico. Alla sinistra comprendere che chi è uscito dall’astensione per tornare a votare, ritornerà facilmente ad essa se non avverte un segno di mutamento.

Oggi è una bella giornata!

Oggi è una bella giornata. Una giornata di festa. In 14.461.074 (il 53,7 per cento dei votanti) abbiamo detto che la Costituzione si può cambiare ma non stravolgere. E la riforma costituzionale della giustizia – un attacco alle fondamenta del progetto costituzionale – va nel dimenticatoio. Ha vinto la partecipazione, e il mito della invincibilità della destra si è sgretolato. C’è ancora molta strada da fare ma la direzione è quella giusta.

Ha vinto il no, non l’immobilismo

In questa campagna elettorale i magistrati sembrano aver ritrovato una consonanza con la Repubblica: non il consenso, ma una legittimazione costruita sul rispetto delle regole, sulla fatica del giudizio, su un controllo da parte di quel popolo in nome del quale la giustizia viene amministrata. Sarebbe un errore imperdonabile leggere questo voto come un’autorizzazione a restare immobili o, peggio, a chiudersi nel corporativismo.

Noi preferiamo di NO

Tra poco si vota. Come nel 2006 e nel 2016, sulla struttura della Costituzione, che gli artefici delle riforma sottoposta a referendum vorrebbero stravolta e piegata alle “nuove” esigenze di governabilità e di controllo. Oggi tocca alla giustizia, burocratizzata e intimidita. Una lesione grave in sé, ma non solo questo. Anche una tessera fondamentale del progetto autoritario in corso. Per questo voteremo No.