Mentre scriviamo, alle 9.30 del 29 luglio, le firme raccolte online a sostegno del referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata (https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/500020) sono 203.829. E sono passati appena tre giorni! Non è dato sapere il numero esatto delle firme raccolte ai banchetti ma è ragionevole pensare che siano almeno intorno alle 100.000. Dunque possiamo dire che è stata ampiamente superata la metà delle firme necessarie per indire il referendum. Un risultato impensabile in tempi così brevi, che rende certo il successo dell’iniziativa e già fa intravedere il referendum nella primavera del prossimo anno. Ciò dimostra due cose. Da un lato, un’opposizione corale a una legge irrazionale e ingiusta che, per favorire alcuni egoismi locali e la retorica della Lega, divide l’Italia e danneggia tutti, anche le regioni del Nord (https://vll.staging.19.coop/in-primo-piano/2024/07/15/perche-lautonomia-differenziata-nuoce-anche-al-nord/). Dall’altro, l’insofferenza crescente verso un governo e una maggioranza parlamentare sempre più scopertamente impegnati a realizzare una deriva reazionaria e autoritaria (https://vll.staging.19.coop/in-primo-piano/2024/07/19/autonomia-differenziata-e-premierato-unidea-reazionaria-di-paese/). Anche per dare voce a queste ragioni il successo nei primi giorni di raccolta delle firme non deve rallentare l’impegno: il governo e la maggioranza devono essere travolti dalle firme perché ciò inizi la volata verso il successo referendario.
Per conseguire l’obiettivo è utile ribadire i termini della campagna e precisarne alcuni necessari passaggi tecnici.
La campagna è in corso dopo il deposito in Cassazione, il 5 luglio, del quesito referendario («Volete voi che sia abrogata la legge 26 giugno 2024, numero 86, “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”?») e l’inizio della raccolta delle (almeno) 500.000 firme necessarie per sostenerlo, che dovranno essere depositate in Cassazione entro il 30 settembre (https://vll.staging.19.coop/commenti/2024/07/01/autonomia-differenziata-si-va-al-referendum/). Ad essa Volere la Luna ha aderito con convinzione fin dalle prime battute. La ragione è semplice ed è stata, da ultimo, efficacemente sintetizzata da F. Ippolito: «Ignorando i rilievi critici di economisti e costituzionalisti e degli stessi organismi tecnici delle Camere e della presidenza del Consiglio, la destra ha realizzato quella frattura dell’unità dello Stato che la Lega persegue da 30 anni e che apre la possibilità, per le regioni più ricche, di accaparrarsi maggiori proventi fiscali a danno del Sud e con rottura di fondamentali principi di uguaglianza e solidarietà. Un altro paradosso, considerato alla luce delle drammatiche esperienze degli ultimi anni (dai fallimenti delle sanità regionali durante la pandemia ai disastri ambientali, dalla crisi energetica alle difficoltà dei trasporti…), che hanno palesato i guasti provocati dalla frammentazione regionale in questioni che hanno bisogno di impostazioni unitarie e coordinate a livello nazionale (e talvolta sovranazionale)» (https://vll.staging.19.coop/in-primo-piano/2024/07/03/lobiettivo-della-destra-cambiare-la-forma-di-stato-e-di-governo/). Il progetto dell’utonomia differenziata non nasce oggi e affonda le sue radici in errori e incertezze delle forze di centrosinistra, dalla sciagurata riforma del titolo V della Costituzione, realizzata nel 2001 a forza di colpi di maggioranza, fino alle pre-intese sottoscritte il 28 febbraio 2018 dal Governo Gentiloni in articulo mortis (https://vll.staging.19.coop/politica/2024/07/08/contro-lautonomia-differenziata-e-gli-errori-del-passato-uninedita-unita-a-sinistra/ ), ma oggi se ne è finalmente percepita la portata e la presentazione del quesito referendario e la mobilitazione per la raccolta delle firme coinvolge tutta l’opposizione. Questo ampio fronte lascia ben sperare anche per l’esito finale del referendum che, se saranno raccolte le firme necessarie, si svolgerà in una data da definire tra il 15 aprile e il 15 giugno 2025 e, per essere valido, dovrà vedere la partecipazione di oltre il 50 per cento degli elettori (circa 26 milioni).
Come noto, la raccolta delle firme può avvenire principalmente in due modi (https://www.numeripari.org/referendum-contro-lautonomia-differenziata/): recandosi, muniti di documento di identificazione, ai tradizionali banchetti allestiti da sindacati, forze politiche e associazioni e sottoscrivendo di fronte a un pubblico ufficiale legittimato all’autenticazione o – per chi è in possesso di SPID, CIE o CNS – firmando online. Per approfondire sono disponibili diversi interessanti materiali predisposti dal Coordinamento nazionale: il vademecum per la raccolta delle firme cartacee e digitali, i volantini tematici e le slides di approfondimento breve.
Un cenno particolare richiede, per la sua novità, l’apposizione della firma digitale, che è, in realtà, molto semplice e rapida. Tre i passaggi fondamentali:
1. aprire il link https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/500020 e accedere con lo SPID, la CIE o la CNS;
2. scorrere l’elenco delle iniziative e cliccare su “Contro l’autonomia differenziata. Una firma per l’Italia unita, libera, giusta” (il numero dell’iniziativa è 500020);
3. premere su “sostieni iniziativa”, cliccare su “continua” e, poi, nuovamente su “sostieni iniziativa”.
