Referendum, per un nuovo senso comune

I referendum sul lavoro e sulla cittadinanza sono una sfida anche per rilanciare una democrazia sempre più incapace di rispondere ai bisogni di larghe fasce della popolazione. Tenendo insieme i temi cruciali del lavoro e delle migrazioni essi possono contribuire a creare una nuova cultura di inclusione e di promozione dei diritti. Per questo il Governo li teme. Per questo dobbiamo garantirne il successo.

I referendum, il lavoro, la democrazia

Jobs act, precarietà, tutele in caso di licenziamento, appalti: il segnale di controtendenza dei referendum sul lavoro del giugno prossimo è esplicito e chiaro. Una vittoria referendaria provocherebbe un’inversione di tendenza nelle politiche del lavoro e concorrerebbe a difendere un sistema democratico in evidente crisi. Una doppia ragione per far vincere il sì.

5 referendum per la salute della democrazia

Il voto per i referendum su lavoro e cittadinanza si avvicina. Non sarà facile raggiungere il quorum della metà più uno degli aventi diritto. Ma è necessario. Si tratta, infatti, non di semplici referendum di settore ma di una iniziativa politica – l’unica, forse, di questi tempi – in grado di dare una spallata al progetto sempre più avanzato di sovvertire la democrazia e il sistema dei diritti voluti dalla Costituzione.

L’autonomia differenziata e il referendum negato

Il referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata non si farà. La Corte costituzionale lo ha dichiarato inammissibile ritenendo il quesito non chiaro e rivolto alla norma costituzionale di riferimento più che alla legge. Motivazioni infondate per una sentenza incomprensibile, che lascia, peraltro, impregiudicata la questione dell’autonomia, rimessa al Parlamento anziché al voto popolare.

L’autonomia differenziata: colpita e affondata

L’autonomia regionale differenziata voluta dalla destra è sparita dall’orizzonte, distrutta dalla Corte costituzionale. A Costituzione invariata i suoi punti cardine non potranno essere riproposti. Resta da vedere – e lo deciderà la Cassazione – se si dovrà procedere a referendum per le disposizioni residue ma, in ogni caso, la “secessione delle regioni ricche” è, allo stato, scongiurata.

Il solito “che fare?”

Cosa possiamo fare per rispondere alla marea di bruttezza e cattiveria di questa fase storica? Si possono fare alcune cose per non cedere allo sconforto, al nichilismo, alla disperazione. Cose limitate e dette più volte, ma bisogna partire dalla realtà, nella quale i sogni di gloria e di ecosocialismo devono ancora aspettare un po’… Una cosa però è urgente e ineludibile: democratizzare i mass media.

Una firma per l’inclusione e la cittadinanza: subito!

Una legislazione dettata da paura ed egoismo nazionalistico impedisce a centinaia di migliaia di persone di avere lo status di cittadini, pur coerente con la loro realtà di vita. Di fronte a leggi ingiuste e all’inerzia della politica sta ai cittadini ribellarsi e promuovere il cambiamento. Chi ha a cuore l’inclusione e l’universalità dei diritti firmi la richiesta di referendum per estendere la cittadinanza. Entro il 30 settembre!