Sergio Bagnasco vive in provincia di Pavia e lavora nel campo dell’editoria. Da sempre orfano di sinistra, si occupa di politica e in particolare degli aspetti relativi a rappresentanza, costituzione e istituzioni. Fa parte del direttivo nazionale del Comitato per la difesa della Costituzione,
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La raccolta delle firme per i quattro referendum abrogativi di parti consistenti del Rosatellum è in corso. Ma il termine scade a metà settembre. È, dunque, una corsa contro il tempo. Se si vuole consentire agli elettori l’effettiva possibilità di scegliere i propri rappresentanti, ci vuole uno scatto finale di tutti: cittadini, partiti e sindacati.
In attesa delle riforme costituzionali e del premieratoi, già oggi il Parlamento è emarginato e privato di gran parte dei suoi poteri a seguito di un sistema elettorale che lo ha trasformato in un’assemblea di nominati dai partiti. Per invertire la tendenza occorre modificare la legge elettorale. Anche promuovendo un referendum.
Il Rosatellum è una legge ingiusta e incostituzionale perché disattende sotto vari profili la volontà degli elettori e produce gravi torsioni degli esiti del voto. Per questo, sotto l’impulso di Felice Besostri, sono stati promossi ricorsi ai tribunali e alle Giunta delle elezioni, eccezioni di costituzionalità e via seguitando. In mancanza di riscontri positivi è ora in corso la preparazione di un referendum abrogativo della legge.
La possibilità che il Centro destra possa raggiungere i due terzi dei seggi in ogni camera è abbastanza remota ma il 60% è a portata di mano e ciò sarebbe sufficiente, per esempio, per eleggere i giudici costituzionali di nomina parlamentare. Al di là di cosa ci dice il cuore, dunque, occorre valutare l’effetto del proprio voto: per chi non si riconosce nel centro destra non c’è voto utile ma solo un voto per il meno peggio!
I sondaggi servono a far conoscere in anticipo gli umori degli elettori. Ma, per essere utili, devono essere svolti con professionalità e presentati correttamente. Ma non basta. Essi non sono neutri e finiscono per influenzare gli elettori verso il cosiddetto voto utile (o presentato come tale). E non è un bel segnale che ogni elettore, per decidere come votare, cominci a valutare cosa faranno gli altri.