Né moderati, né estremisti, ma rivoluzionari

Il moderatismo e l’estremismo, in diversa misura presenti a sinistra, sono entrambi controproducenti: il primo provoca confusione, incoerenza e conservazione; il secondo dispersione e distacco dal reale. Oggi la riconquista di una effettiva influenza della sinistra passa attraverso vittorie, anche elettorali, parziali, a livello territoriale e su obiettivi specifici, capaci di contrastare la diffusa sfiducia. La rivoluzione verrà dopo…

Il corpo come campo politico

Oggi il corpo è il primo manifesto politico. In un tempo in cui i linguaggi sono saturi, e la parola pubblica è screditata, è sul corpo che si imprimono i messaggi. Il saluto romano non ha bisogno di spiegazioni. Il manganello agitato non ha bisogno di retorica. La camicia nera non ha bisogno di rivendicazioni. Il corpo è campo di dominio, ma può anche essere campo di liberazione. Di disobbedienza. Di contro-narrazione.

L’enciclica “Laudato si’” e l’ecologia integrale

L’enciclica “Laudato si’” è un documento di straordinario valore religioso, culturale e politico, che ha dato un contesto di riferimento e una forza senza precedenti ai tanti che nel mondo si battono per la protezione dell’ambiente. Anche se la traiettoria presa dalla parte maggioritaria della politica nazionale e internazionale sta andando in direzione completamente opposta a questi auspici e obiettivi.

La politica di John Wayne

La politica sembra retrocessa al livello dei Western di John Wayne. Da una parte ci sono i cattivi assoluti, incarnati da nazioni e personaggi diversi, apostrofati con i peggiori epiteti; dall’altra c’è la civiltà, portatrice di democrazia, libertà, tolleranza, diritti umani e così via. Ma la realtà è, al contrario, piena di chiaroscuri e richiede la continua ricerca di equilibrio e la dismissione del senso di superiorità che domina l’Occidente.

Commedia, tragedia e farsa nella giustizia di fine ‘800. E oggi?

C’è, in una brillante pubblicazione di fine ‘800, la realistica narrazione di come funziona una giurisdizione tenuta alle briglie dall’esecutivo: si susseguono, in essa, la commedia (per i ricchi), la tragedia (per i poveri) e la farsa (nei conflitti tra potenti). Non è, a ben guardare, così diverso il sistema perseguito dalla attuale maggioranza di governo.

All’Europa servono più armi o una politica diversa?

In Ucraina i morti salgono vertiginosamente e il fronte non si è spostato molto. Tutti i paesi europei insieme possono contare su due milioni di soldati, la Russia su un milione e mezzo. Gli Europei spendono più di 400 miliardi di dollari nella difesa, la Russia 90 miliardi. La domanda è d’obbligo: all’Europa servono più armi o una politica diversa e un forte progetto comune intorno a valori basati sul progresso e la solidarietà?

La manifestazione “per l’Europa” dei Repubblica boys: perché no

La giornata dell’orgoglio europeo lanciata dai Repubblica boys è una suggestione ingannevole. Sostenere le politiche dell’Europa, occultandone le responsabilità per la gestione del conflitto in Ucraina, significa, infatti, schierarsi per la prosecuzione della guerra e per l’aumento delle spese militari. E ciò mentre la convergente prepotenza di Putin e di Trump imporrebbe un’iniziativa per sostituire la forza con la politica e la trattativa.

Draghi, noi e l’angoscia quotidiana che ci pervade

Dopo avere praticato e appoggiato le peggiori politiche europee di austerità, Mario Draghi scopre che i “potenti” degli ultimi decenni non contano più nulla e, in preda all’angoscia, chiede che “si faccia comunque qualcosa”. Individua con lucidità il problema, ma di nuovo fallisce la mira. Non è di qualcuno che decida per tutti, infatti, che abbiamo bisogno, ma di spazi in cui ci sentiamo liberi di decidere insieme.