Amedeo Cottino è stato professore di Sociologia presso le Università di Umeaa (Svezia) e di Torino. Si è occupato di diritto internazionale umanitario in qualità di esperto della Croce Rossa Internazionale. Ha scritto sul lavoro nero nell'edilizia e sulla criminalità dei colletti bianchi.
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Ormai la maschera è caduta e le democrazie occidentali – l’Italia tra esse – rivelano senza pudore il loro volto autoritario e repressivo. Lo segnala un recente volume a più voci, un glossario di “parole che insidiano la sicurezza” dal significativo titolo “Questo libro è illegale”, che ha il pregio di unire, alla precisione della denuncia, un elenco di buone pratiche di resistenza/ribellione (dalla disobbedienza al boicottaggio).
C’è, in una brillante pubblicazione di fine ‘800, la realistica narrazione di come funziona una giurisdizione tenuta alle briglie dall’esecutivo: si susseguono, in essa, la commedia (per i ricchi), la tragedia (per i poveri) e la farsa (nei conflitti tra potenti). Non è, a ben guardare, così diverso il sistema perseguito dalla attuale maggioranza di governo.
Il 16 luglio la Nazionale dei politici ha sfidato la Nazionale dei cantanti (naturalmente a fini benefici). C’erano tutti e tutte, dall’estrema destra all’estrema sinistra. E il plauso è stato generale. E invece, no. Io non ci sto. Mi indigno e, sulle orme di Nuto Revelli e di Gastone Cottino, dico che con La Russa e i suoi sodali non si gioca nemmeno al calcio. Farlo è un’offesa alla memoria dell’antifascismo.
Il sionismo si è mosso fin dagli albori con l’obiettivo di una nazione ebraica che escluda i palestinesi. Ma la terra non era senza popolo. Gli autoctoni c’erano e ci sono. La “disgrazia” dei palestinesi – o la loro “colpa” – era (ed è) quella di vivere su una terra che è la loro e di non volerla abbandonare. Di qui la loro disumanizzazione e un colonialismo “di insediamento” fondato sulla loro sostituzione.
A Torino, per evitare contestazioni a una manifestazione del Fuan, la polizia ha fatto irruzione nell’Università entrando nelle aule e manganellando gli studenti. L’Università ha risposto con una affollatissima assemblea nella quale il prof. Amedeo Cottino ha sottolineato il ruolo degli studenti antifascisti come «antidoto contro i veleni del potere, le menzogne, l’erosione della cultura, il fascismo».
In Italia, l’eredità dell’amianto si stima in 4000 vittime all’anno fra i lavoratori e coloro che abitavano nei pressi delle fabbriche. È responsabilità di Stephan Schmidheiny, per un decennio dominus incontrastato dell’industria amiantifera Eternit, ma anche dei molti (consulenti, medici, politici) che sapevano e hanno coperto o taciuto. Ma nessuno di loro – incomprensibilmente – viene definito criminale.
La verità sulla campagna del 1942-1943 in Russia non è quella evocata nell’istituzione della Giornata della memoria e del sacrificio degli Alpini ma quella descritta in molte opere di Nuto Revelli e sintetizzata nelle parole di uno dei sopravvissuti: «È triste il ritorno dalla guerra. Contadino, mi sono trovato senza forze, senza salute, senza niente. […] Spero di non vedere mai più una guerra. Basta con la guerra».
Come ogni fenomeno epocale, la pandemia ci disvela l’esito di uno scontro, di una lotta di classe che ha visto la vittoria dei ricchi: nella distribuzione delle risorse, nella organizzazione del sistema, nel linguaggio, nelle stesse coscienze dei sudditi. Ma le manifestazioni di dissenso, le proteste e i tumulti possono innescare il cambiamento.
La condanna di Romiti per falso in bilancio non ne ha impedito la beatificazione in occasione della morte. Non a caso, perché la rimozione serve a confermare l’idea che il crimine è appannaggio di altri: di bassa estrazione sociale e soprattutto stranieri, meglio se irregolari.
La mobilitazione delle Sardine contro l’avanzata autoritaria e razzista del duo Salvini-Meloni ha dei precedenti, come la discesa in campo dei cittadini danesi in difesa degli ebrei nel 1943. I casi sono diversi, ma c’è, in entrambi, l’emergere di un torrente carsico di storie di riconoscimento e solidarietà.