Franco Ippolito, già magistrato e presidente di sezione della Corte di cassazione, è attualmente presidente della Fondazione Basso.
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Il 24 luglio se ne è andato Pepino Cotturri. Intellettuale raffinato, è stato un riferimento per la sinistra, di cui non ha mancato di sottolineare ritardi, carenze, errori. Alieno dai riflettori, consapevole della complessità sociale, attento ai fermenti emergenti, ha stimolato fino all’ultimo le nuove soggettività che tentavano di allargare l’area politica.
L’autonomia regionale differenziata voluta dalla destra è sparita dall’orizzonte, distrutta dalla Corte costituzionale. A Costituzione invariata i suoi punti cardine non potranno essere riproposti. Resta da vedere – e lo deciderà la Cassazione – se si dovrà procedere a referendum per le disposizioni residue ma, in ogni caso, la “secessione delle regioni ricche” è, allo stato, scongiurata.
Il progetto della destra è risalente: mutare la forma di governo e la forma di Stato, verticalizzando il potere per esercitare un controllo autoritario della società. A ciò sono funzionali modifiche all’apparenza scoordinate: il premierato elettivo, l’autonomia regionale differenziata ma anche la cosiddetta “riforma della giustizia”.
I funesti effetti di Versailles nella prima metà del ‘900 hanno insegnato che dai conflitti e dalle tragedie belliche si esce soltanto con accordi che guardino al futuro e coinvolgano l’intera comunità internazionale. Per la guerra in Ucraina occorre, con urgenza, una Conferenza di pace. A quando una iniziativa dell’Unione Europea e dell’Italia?
Qualunque sia l’esito del referendum, dovremo ripartire. Rimboccandoci le maniche, per riparare i guasti e indicare i rimedi, per rilanciare la battaglia per una democrazia costituzionale pluralista e conflittuale, che ponga al centro del sistema l’organo della rappresentanza politica e i soggetti del pluralismo.
L’anno scorso il Tribunale Permanente dei Popoli si è pronunciato sulla situazione nel sud-est dell’Anatolia, riconoscendo la responsabilità dello Stato turco per: negazione al popolo curdo dell’identità e del diritto all’autodeterminazione, massacri, deportazioni di massa, omicidi, esecuzioni extragiudiziarie, sparizioni forzate. Nonostante questo l’Europa continua a sostenere la Turchia con armi e finanziamenti.
Si moltiplicano nel mondo violazioni macroscopiche di diritti di persone e collettività. Sono indubbiamente dei crimini, ma difficilmente rientrano nella categorie del diritto penale. Di qui la necessità di forme alternative per condannarli, per dare voce alle vittime e per mobilitare l’opinione pubblica sulle loro cause.
Sono passati 40 anni dalla scomparsa di Lelio Basso. Ci resta l’insegnamento di un politico anomalo nella sinistra, di un intellettuale inquieto e colto, di un dirigente politico alla ricerca continua di nuovi strumenti per la liberazione della classe lavoratrice e dei popoli. E ci resta il laboratorio culturale della Fondazione che porta il suo nome.