Roberto Mezzalama è laureato in Scienze Naturali e ha un Master in Ingegneria Ambientale. Da oltre 30 anni si occupa di gestione ambientale e ha lavorato per progetti in oltre 20 Paesi del mondo. Per oltre dieci anni ha collaborato con l'Università di Harvard, attualmente è consigliere di amministrazione del Politecnico di Torino e docente a contratto dell'Università di Torino. Nel 2017 ha fondato il Comitato Torino Respira che si occupa di inquinamento dell'aria. Per Einaudi ha pubblicato "Il clima che cambia l'Italia".
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La crisi climatica è anche una crisi di giustizia: tra paesi, tra classi sociali, tra generazioni. I soggetti e i paesi più ricchi sono quelli che inquinano di più, direttamente o con gli investimenti. Una tassazione progressiva delle emissioni, in particolare di quelle legate agli investimenti, potrebbe contribuire a finanziare la transizione ecologica e a compensare i gruppi più vulnerabili.
L’enciclica “Laudato si’” è un documento di straordinario valore religioso, culturale e politico, che ha dato un contesto di riferimento e una forza senza precedenti ai tanti che nel mondo si battono per la protezione dell’ambiente. Anche se la traiettoria presa dalla parte maggioritaria della politica nazionale e internazionale sta andando in direzione completamente opposta a questi auspici e obiettivi.
Nei giorni scorsi la CEDU ha stabilito che il Governo svizzero ha violato i diritti umani di un gruppo di cittadine riunite nell’associazione “Anziane per il clima”. È la prima volta che la Corte annovera il diritto a un clima stabile tra i diritti umani. Ed è significativo che lo abbia fatto decidendo sul ricorso di un gruppo di anziane signore: una integrazione del “mondo salvato ai ragazzini”.
La crisi climatica si supera solo liberandoci dalla dipendenza dal carbone e dal nucleare. La tecnologia e la scienza oggi lo consentono. Ma le grandi lobby petrolifere e le destre a livello mondiale si oppongono. Per uscire dall’impasse occorre, da parte delle forze progressiste, una scelta di campo netta e irreversibile, nella consapevolezza che, come tutte le grandi trasformazioni, anche quella ecologica non avverrà senza conflitti.
Mentre lobbisti e petrolieri dominano le Conferenze previste per imporre agli Stati la decarbonizzazione dell’economia, i governi criminalizzano gli attivisti che manifestano con gesti eclatanti per richiamare l’attenzione su inquinamento e cambiamenti climatici. Anche in Italia, come denuncia una petizione, oggi online, rivolta ai vertici delle istituzioni.
L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di vittime dell’inquinamento atmosferico e la Pianura padana è l’area più disastrata. Tale inquinamento, prevedibile e previsto, può essere contenuto con opportuni provvedimenti delle istituzioni. Ma questi vengono continuamente differiti e il Parlamento contesta il potere della magistratura di procedere per omissione contro gli amministratori inadempienti.