«Bandiera rossa, ridiventa straccio»: perché i “poveri” non votano sinistra

Si è affermato, nella sinistra, un curioso paradosso in forza del quale la perdita di consenso nei ceti popolari viene attribuita a colpa degli elettori che non capiscono… Non è ovviamente così, e neppure si tratta di trovare parole più semplici per spiegare ai poveri le ragioni per cui dovrebbero votare a sinistra. Il punto è ricostruire le condizioni perché essi possano riconoscere in quel voto uno strumento utile alla propria vita.

La Mostra del Cinema di Venezia volta le spalle al presente?

Dopo la Mostra del 2025, dominata dalle polemiche suscitate dalla lettera del collettivo “Artists for Palestine Italia” e nella quale non mancavano opere dal contenuto politico, quest’anno in concorso prevalgono film dedicati alla famiglia, alla coppia e alle relazioni interpersonali. Pareva fosse rimasta fuori dal coro la sola voce di Ali Asgari che racconta cos’è oggi vivere in Iran. Ma poi…

Nella guerra delle banche la politica naviga a vista

Due mesi dopo la scalata di Intesa Sanpaolo al vertice dei gruppi bancari del Paese, Monte dei Paschi tenta una contromossa dalle incerte prospettive. In questo complesso scenario la politica naviga a vista: mentre il Governo appoggia Monte dei Paschi, ma con oscillazioni e crepe, la segretaria del Pd si spinge a dire che la politica deve evitare di intervenire nelle questioni bancarie e lasciar decidere al mercato. Incredibile ma vero.

Miserie (e speranze) dell’estate italiana

In atletica e nuoto vincono italiani e italiane di seconda generazione e di inedita semplicità. Ma noi non impariamo nulla. La destra somiglia sempre di più ai filmati dell’Istituto Luce e il centro sinistra a una commedia all’italiana anni Sessanta. Che miseria deve apparire questa politica allo sguardo affaticato e orgoglioso di nuove generazioni che ci danno lezioni di civiltà attraverso le loro vittorie (e anche le loro sconfitte) sportive?

Guccini o dell’elogio politico della contingenza

Non possiamo essere che ciò che non siamo davvero. È questo il grande filo conduttore che muove le fila dell’opera di Francesco Guccini: l’elogio della contingenza. Cioè, l’essenza della politica moderna. Per questo mi stupisce il fatto che la commozione per la sua morte si confonda con giudizi cauti sulla qualità politica della sua opera. Guccini è stato – tra i grandi cantautori italiani – quello più coerentemente politico.

Guccini, che non si è arreso al mondo

Guccini ci ha insegnato che la vita, in fondo, non è soltanto cronaca della realtà. La sua parte più profonda sta nel modo in cui gli esseri umani costruiscono il mondo attraverso simboli, ricordi, possibilità, immagini. Non vivono soltanto di fatti; vivono di significati. E anche grazie a lui, vogliamo restare un po’ irragionevoli, abbastanza da non arrenderci al mondo così com’è, abbastanza da continuare a immaginarne un altro.

Nulla accade in polizia che il ministro non sappia e non voglia

Di fronte a gravi fatti di cronaca che coinvolgono operatori di polizia l’attenzione si concentra sul singolo intervento, sulla decisione presa per strada in pochi secondi. È giusto che sia così ma non basta. La responsabilità maggiore sta in alto ed è fatta di strategie politiche sicuritarie, di condizionamenti realizzati con piccoli o grandi privilegi, di mancate risposte a sollecitazioni che vengono anche dall’interno del corpo.

Israele: gli omicidi mirati come pratica politica

La furia bellica di Trump e Netanyahu contro l’Iran ha fatto passare in secondo piano la pratica ordinaria dell’omicidio politico da parte di Israele. Si è calcolato in 2.700 (duemila settecento!) il numero di omicidi mirati compiuti da Israele dal 1948 al 2026 tanto in patria quanto, e soprattutto, all’estero: un primato irraggiungibile perfino dalla Russia e dagli Stati Uniti.

In piedi, sdraiati!

È vero, l’epoca delle forti appartenenze è finita e le ragazze e i ragazzi che incontriamo sono disincantati rispetto alla dimensione tradizionale della politica. Ma dobbiamo, per questo, considerare irreversibile il venir meno del rapporto tra movimenti e iniziative dal basso e livello istituzionale? Non lo credo. Quel rapporto è stato, in altri periodi, intenso e fecondo. Forse si può riprovare. In piedi, quindi, “sdraiati”!