A volte ritornano. Il premierato assoluto che piace a Giorgia

Nel bel mezzo delle tensioni internazionali su guerre e dazi, tra divisioni e litigi nella maggioranza, la presidente del Consiglio rilancia la riforma del premierato: per dare stabilità – afferma – al sistema e restituire ai cittadini il potere di scegliere da chi saranno governati. Non è così: la riforma produrrebbe, al contrario, una torsione plebiscitaria, incompatibile con una forma di governo democratica.

Erdoğan: ritratto di un sultano

L’arresto del sindaco di Istanbul İmamoğlu ha riacceso i riflettori su Erdoğan, il sultano del secondo esercito Nato che domina la Turchia arrestando a migliaia gli oppositori. Erdoğan coltiva un marcato fanatismo religioso, sostiene l’Isis, ha mire espansioniste fino alla Libia, reprime il dissenso e gli avversari politici, è attinto da varie indagini per corruzione. È a un personaggio siffato che l’Occidente si affida…

I referendum, il lavoro, la democrazia

Jobs act, precarietà, tutele in caso di licenziamento, appalti: il segnale di controtendenza dei referendum sul lavoro del giugno prossimo è esplicito e chiaro. Una vittoria referendaria provocherebbe un’inversione di tendenza nelle politiche del lavoro e concorrerebbe a difendere un sistema democratico in evidente crisi. Una doppia ragione per far vincere il sì.

5 referendum per la salute della democrazia

Il voto per i referendum su lavoro e cittadinanza si avvicina. Non sarà facile raggiungere il quorum della metà più uno degli aventi diritto. Ma è necessario. Si tratta, infatti, non di semplici referendum di settore ma di una iniziativa politica – l’unica, forse, di questi tempi – in grado di dare una spallata al progetto sempre più avanzato di sovvertire la democrazia e il sistema dei diritti voluti dalla Costituzione.

Le due piazze di “Repubblica” nel radioso marzo d’Europa

Michele Serra prova a convocare due piazze in una: la prima in favore dell’Europa realizzata, pronta a sacrificare il welfare in nome del militarismo; l’altra in favore dell’Europa idealizzata dalla retorica del centro-sinistra. Ma manifestare in favore dell’UE realizzata fingendo che somigli alla sua versione idealizzata rischia di legittimare la svolta a destra anche presso l’opinione pubblica democratica.

L’Europa non si salva con la guerra

La guerra per procura in Ucraina è persa e l’atlantismo è finito. Spetta alla sinistra mettere in campo una proposta alternativa, anche se non immediatamente realizzabile. Opporsi a Trump e alla sua concezione “patrimoniale” della pace non può volere dire rimpiangere i tempi dello scontro frontale fra l’Occidente e i suoi nemici e rilanciare la prospettiva della guerra. Al contrario la parola d’ordine deve essere: meno armi.

“La disperazione non è un’opzione. Dobbiamo reagire in ogni modo possibile”

Dopo l’elezione di Trump, i plurimiliardari che lo circondano sono ancora più ricchi e pronti a smantellare quel che resta dello Stato sociale e dei diritti dei lavoratori. Per contrastare il loro strapotere, Bernie Sanders scrive ai suoi sostenitori invitandoli a mobilitarsi per una politica dal basso. Per far sì che l’impossibile diventi possibile.

Gli Stati Uniti e l’eclisse del diritto

Da quando è tornato presidente, Donald Trump sta dando seguito alla promessa fatta in campagna elettorale di sovvertire tutte le regole del gioco democratico e di mandare in soffitta il diritto. Al di là degli effetti contingenti (pur gravissimi), c’è un problema di sistema: se i reciproci controlli tra i poteri smettono di funzionare, il pericolo che la democrazia ceda il passo a una forma diversa di governo si fa molto serio.

Un algoritmo cambierà il mondo? TikTok e non solo

La corte di miliardari dei social che circondava il presidente Trump nella cerimonia di insediamento non lascia dubbi su quale svolta subirà la politica internazionale. È facile ipotizzare che nel prossimo futuro un algoritmo deciderà il futuro del mondo. Del resto, oggi al centro della discussione è TikTok, ma come misconoscere l’influenza di Twitter, Facebook e Instagram sulle politiche e sulle urne dell’Occidente?