Umberto Bossi: non folklore, veleno per la democrazia

Bossi se ne è andato e c’è chi lo considera uno statista. Dimenticando i fucili contro Roma, l’astio contro i terroni, il più rum meno rom, i “bingo bongo”, la garrota per gli omosessuali, le pallottole di gomma sugli immigrati travestiti da leprotti. Eppure in un tempo di genocidi e di guerre non si può ridurre al pittoresco questa spregiudicatezza. Non erano battute di un uomo in canottiera, ma ferite profonde alla democrazia.

Le molte ragioni del NO: contro il paradigma Meloni

Il referendum del 22-23 marzo non riguarda solo la magistratura, ma il paradigma di governo perseguito senza interruzione da Giorgia Meloni che aspetta di essere completato con il premierato e con una riforma elettorale ancora più maggioritaria. Tocca a noi decidere – il 22 e 23 marzo – se favorire la centralizzazione, le gerarchie e la privatizzazione dello Stato oppure difendere la democrazia, l’uguaglianza, il pubblico.

Senza limiti

Lo smisurato, illimitato e impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. L’insieme di rapporti e l’antropologia del potere emersi, in parallelo, dagli “Epstein Files” ne hanno dimostrato l’intreccio con le politiche interne degli Stati Uniti e non solo. È sempre più evidente come ciò che limita il potere limita anche la guerra. Quella guerra che, appunto, divampa oggi senza limiti.

L’utilità dei regimi, la sconvenienza della democrazia

Da sempre l’Occidente lavora a un Medio Oriente di dittature e autoritarismi. Non interessano governi “liberi” ma governi “utili”. È accaduto in Egitto, in Iran, in Algeria. Con il risultato di ritrovarsi poi con movimenti estremisti e regimi radicali. Oggi l’attacco all’Iran, preparato dalla violazione da parte di Washington, sin dal 2018, dell’accordo sul nucleare del paese, sembra andare nella stessa direzione

Non c’è alternativa senza un progetto

L’impotenza della sinistra, oggi concentrata più sulla critica dell’esistente che sulla costruzione di un progetto politico e sociale alternativo, contribuisce ad alimentare la distanza dalla politica. La sola mobilitazione o il volontariato non bastano senza una visione strutturale. Spetta agli intellettuali, in primo luogo, ricostruire un’intelligenza collettiva al servizio dell’alternativa al capitalismo.

L’attacco all’Iran e le guerre coloniali senza fine

Ogni generazione di inviati di guerra e di popoli mediorientali ha la sua devastante guerra del Golfo: ieri ne è arrivata un’altra, ampiamente prevista dopo il viaggio di Netanyahu a Washington e il fallimento annunciato della diplomazia. Ormai lo abbiamo imparato: il bottino di quelle guerre non è la democrazia e lo sviluppo dei popoli ma una nuova sottomissione coloniale e il controllo sulle risorse del Medio Oriente.

Referendum: il non-voto dei fuori sede

La democrazia italiana è sommersa da una grave crisi di partecipazione. Il numero dei votanti diminuisce in ogni elezione. Cosa fanno, a fronte di questa emergenza, il Governo e la maggioranza parlamentare? Escludono dal voto referendario i cosiddetti “fuori sede”, pur ammessi, con provvedimenti ad hoc, nelle ultime elezioni. Difficile pensare che non si tratti di un calcolo di (ritenuta) convenienza politica.

Così i social stanno sabotando la democrazia

Far litigare le persone cattura l’attenzione. Così gli algoritmi delle piattaforme premiano chi litiga e ci rendono sempre più arrabbiati. Ma se l’algoritmo diventa una macchina che premia sistematicamente inimicizie, discordia, divisioni, fazioni, allora la politica e le istituzioni hanno il dovere di intervenire. Perché la democrazia non è solo voto: è relazione, fiducia, capacità di riconoscere l’altro come persona.