Antisemitismo: un disegno di legge contro la democrazia

Il 9 settembre riprende, alla Camera, l’iter del “disegno di legge antisemitismo”. Nel dibattito al Senato sono state eliminate alcune storture ma resta l’improprio recepimento della definizione di antisemitismo dell’IHRA e, con essa, la ghettizzazione (e, potenzialmente, la criminalizzazione) del dissenso rispetto ai crimini del Governo israeliano con ulteriore deterioramento della nostra già fragile democrazia.

Per non soccombere: mettere al centro la crisi climatica

La crisi climatica non è meno grave di quella pandemica. Se non viene affrontata con lo stesso impegno è perché le sue vittime stanno soprattutto nelle frange sociali più deboli e nei paesi alla periferia del mondo capitalista. Ciò evidenzia l’indissolubile connessione tra la giustizia sociale e quella ambientale. Per questo, se non cambia registro e non affronta di petto la questione del clima, non c’è futuro per la sinistra.

Il tumultuoso riassetto del continente africano

Il continente africano è in fase di tumultuoso riassetto. Da un lato, un imponente neocolonialismo economico (praticato da Stati Uniti, Cina e grandi multinazionali) tenta di impadronirsi di minerali preziosi, terre rare e combustibili fossili; dall’altro, c’è, nella regione del Sahel (Burkina Faso, Niger e Mali) un esperimento di decolonizzazione guidato da generali golpisti, con violazione dei diritti umani ma grande consenso.

Stati Uniti. L’ottimismo della speranza e l’illusione delle midterm

Forse nelle elezioni midterm la spunteranno i democratici. Ma la partita sarà assai complessa. La democrazia non è il sistema in cui un partito vince le elezioni ma quello in cui chi perde accetta la sconfitta. E negli Stati Uniti non è così. Perché Trump ha costruito la propria strategia per non perdere, o per non accettarlo: la sconfitta sarebbe frutto di una frode o della sovversione comunista. Da evitare con ogni mezzo.

Controllare e schedare: un’ulteriore tappa verso lo Stato di polizia

Il decreto legislativo per il recepimento dell’AI Act, su cui il 29 luglio il Senato ha espresso parere favorevole, introduce norme che facilitano la raccolta di dati biometrici in occasione di manifestazioni e azioni di sorveglianza di massa. Si tratta di un impianto legale che legittima e potenzia la deriva autoritaria e repressiva della maggioranza. C’è un elefante nella stanza e si chiama polizia predittiva.

La violenza tra linguaggio e costume politico

Il racconto pubblico di alcuni casi di cronaca sta trasformando la violenza in costume politico, quasi una forma di partecipazione. Naturalmente essa nasce contro il nemico più facile da isolare, quello che suscita meno solidarietà. Ma, una volta entrata nella comunicazione politica, trova nuovi destinatari, nuove alleanze, nuove forme di autorizzazione. Così la democrazia diventa sempre più fragile.

Ancora su Genova 2001: le ferite e l’eredità

Genova ci lascia insieme una ferita e un patrimonio. La ferita è quella della repressione, della violenza di Stato, della consapevolezza brutale dei limiti della democrazia quando si confronta con il conflitto radicale. Il patrimonio, invece, è quello di un movimento che ha saputo pensare il mondo in termini globali, che ha anticipato temi decisivi e che ha lasciato strumenti politici e culturali a molti dei movimenti venuti dopo.

Quale polizia per uno Stato democratico?

Il ricordo di Genova e la morte assurda di Abderrahim Fakir hanno riacceso i riflettori sulla polizia, di cui è in corso una ristrutturazione conservatrice e militarista che la allontana dal modello della riforma del 1981. È una strada sbagliata ché l’efficacia del lavoro di polizia si fonda sulla fiducia dei cittadini e una polizia democratica si misura non da come tratta chi la applaude ma da come garantisce i diritti di chi la contesta.

La questione delle preferenze e la democrazia dei nominati

La questione del voto di preferenza tocca un tema fondamentale. Le civiltà non muoiono solo perché arrivano i barbari. Muoiono quando temono i capaci, li espellono, li costringono al ritiro; quando preferiscono chi obbedisce a chi pensa. Allora il barbaro non è più alle porte. È già in Parlamento, ben pettinato, disciplinato, riconoscente, pronto ad alzare la mano al momento giusto. È la democrazia dei nominati.