Riformare la giustizia o scardinare la democrazia?

Si scrive “primo via libera alla riforma costituzionale della separazione delle carriere dei magistrati”. Ma, in realtà, di quella separazione (peraltro già in atto), neppure si parla. I temi sono altri: la duplicazione dei Consigli superiori, l’Alta corte di giustizia, la composizione e il sorteggio dei loro membri. Tutti strumenti per indebolire l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri e l’equilibrio dei poteri.

Fascioliberismo, anche lo spazio privatizzato

Con 7.000 satelliti in orbita, Elon Musk si è appropriato dello spazio extra-atmosferico, pur definito pubblico dalle convenzioni internazionali. Non ci sono solo la celebrazione del suo potere e la violazione del diritto internazionale. C’è una mutazione dello stesso capitalismo, con regressione a una dimensione premoderna e abbandono di principi come l’esistenza di una sfera pubblica e la distinzione tra politica ed economia.

Attacco all’Università

Da anni è in corso un processo di trasformazione dell’Università da luogo di cultura, per definizione libera, in azienda burocratizzata funzionale a interessi privati. Ciò è acuito dalle politiche del Governo Meloni tese a sterilizzare il pensiero divergente, a tagliare finanziamenti agli atenei, a favorire l’ingresso dei privati, a reprimere ogni forma di dissenso.

Difendiamo l’Università pubblica!

È in atto, in Italia, il tentativo di controllare le Università e distruggerne l’autonomia, seguendo il modello ungherese. Le tappe del disegno sono chiare: affamare le università, aumentare il precariato, contrarre l’autonomia, limitare la libertà, indurre le università a fondersi tra loro e a trasformarsi in fondazioni controllate dal capitale privato e dal Governo. Occorre reagire finché siamo in tempo.

Ricordiamoci di Rojava!

Non ha senso fare gli indovini su cosa succederà in Siria, in una situazione che sta rimescolando i profondi disequilibri già esistenti. Ma è chiaro il pericolo che corre l’esperienza civile e democratica di Rojava e del popolo kurdo, sotto attacco da parte delle milizie filoturche e della stessa Turchia. Spetta anche alla comunità internazionale, oggi in preoccupante silenzio, preservarla e salvaguardarla

La sinistra e la guerra a tutti i costi

La sinistra non riesce a liberarsi dal giogo della strategia e dell’economia di guerra che stanno sconquassando anche le più solide democrazie europee. Mentre le destre radicali avanzano ovunque sventolando la bandiera del negoziato. Cosa aspettano i guerrieri democratici a deporre l’elmetto, che hanno cocciutamente depositato in testa, per far funzionare il cervello della politica?

Gli Stati Uniti e il futuro della democrazia

Difficilmente Trump manterrà le promesse elettorali. Ma ciò, lungi dal rilanciare i democratici, cementerà il movimento fondato sul suprematismo bianco e sulla negazione radicale del valore dell’uguaglianza, in un’accezione individualistica della libertà. È l’estremo tentativo di tenere in piedi il sistema capitalistico che, se non troverà ostacoli, diventerà una valanga distruttrice del sistema in cui siamo inseriti.

Le metamorfosi del peggio e la storia del meglio

La sinistra non uscirà dalla sua crisi se non tornerà a proporsi obiettivi che hanno a che fare con la struttura della società: redistribuire, garantire l’accesso pubblico e universale ai diritti per tutti e senza condizioni, mettere in salvo la società dalla tracotanza degli interessi privati, “forzare la mano” per permettere ai più deboli di credere nel progresso. Solo così incrocerà i bisogni e le speranze dei più deboli.

Violenza e democrazia. La riflessione e la propaganda

La violenza è compatibile con la democrazia? È la domanda (retorica) che si pone Ernesto Galli della Loggia a proposito della guerra distruttiva di Israele a Gaza a cui segue l’aberrate affermazione che i sistemi democratici, per vincere il male, possono sacrificare masse inermi di persone. È uno dei segni della crisi, anche concettuale, della democrazia e, con essa, della fine dell’egemonia occidentale sul mondo.

Fine dell’automobile, fine della democrazia?

Il declino dell’auto è irreversibile. Il distacco delle nuove generazioni dallo strumento di trasporto per eccellenza dei loro padri è evidente e crescente. E, poi, il sistema della mobilità è in rapida trasformazione. Possiamo, dunque, gioire per il tramonto di un mezzo inquinante e impattante? Forse, ma intanto stiamo pagando costi elevati. Senza che sia chiaro in cambio di che cosa, anche sul piano ambientale.