Cosa sarebbe la destra senza i migranti?

La destra odierna non sarebbe niente senza i migranti. Sono il nemico perfetto, costruito ad arte: come la pubblicità fa desiderare aggeggi inutili, così la propaganda politica crea il bisogno della sicurezza e demonizza i migranti. Ma attenzione, essi sono il prototipo su cui si sta sperimentando fino a che punto si possono comprimere razionalità, libertà e democrazia. Per tutti.

Un Iran libero non conviene a nessun potente

Per le grandi potenze e per quelle circostanti, una monarchia docile o una teocrazia odiata sono preferibili, in Iran, alla nascita di una democrazia, le cui azioni non possono essere previste. Intanto, mentre Reza Pahlavi, erede del deposto scià, invoca interventi esterni, le manifestazioni continuano e molti iraniani auspicano un cambiamento interno, l’unico che può preservare coesione sociale e capacità di ricostruzione.

Un referendum tutto politico

Il referendum sulla giustizia ha poco a che fare con la fiducia nei magistrati, l’efficienza della giurisdizione e le garanzie del processo. La posta in gioco è il permanere di un potere di governo soggetto a regole che valgono per tutti (anche a tutela di chi dissente) o la sua sostituzione con un potere assoluto, legittimato dal consenso elettorale a fare quello che crede senza limiti e controlli. Difficile avere dei dubbi.

Lo sport tra vetrina e strumento di democrazia

Lo sport è una metafora della società. La sua essenza non è la prestazione ma la capacità di cogliere il senso della sconfitta e quello della vittoria. E, per questa via, di interrogare la società, di disturbare il potere, di difendere la complessità. La politica sportiva dovrà, dunque scegliere se usare lo sport come vetrina o riscoprirlo come strumento di civiltà, sapendo che non servono più stadi se non si formano cittadini.

Filantropia e democrazia

La filantropia può fare molto, in alcuni casi può fare bene, ma, quando è organizzata nelle grandi fondazioni, tende a sostituire la politica rappresentativa e può anche contribuire a depoliticizzare le disuguaglianze e, indirettamente, a rafforzarle. L’ibridazione tra attori privati e funzioni pubbliche ridefinisce i confini della democrazia e, se non governata e limitata, pone seri rischi istituzionali.