Contro l’afasia del presente: il pensiero di Elvio Fassone

Elvio Fassone se ne andato venti giorni fa. Ricordarlo in maniera adeguata significa riattivarne il pensiero politico: dalla critica della post-democrazia alla centralità del lavoro, dei migranti, del carcere e della pena, fino alla necessità di uscire dall’afasia politica del presente e di riprendere in mano il progetto di un mondo finalmente misurato sulla Costituzione nata dalla Liberazione.

L’inganno del maggioritario, la forza del proporzionale

La “governabilità” assicurata da leggi maggioritarie è un inganno: non si governa una società plurale falsando la rappresentanza e ricorrendo, poi, a continui colpi di mano. È la rappresentanza proporzionale, a differenza di quanto si dice, che garantisce una governabilità “sana”: quella che ha realizzato, negli anni ‘70 del secolo scorso, la più grande trasformazione del nostro Paese.

Contro la cultura del maggioritario

La legge elettorale costituisce la cinghia di trasmissione fra società, politica e istituzioni, fra sistema politico e forma di governo. Per questo modificarla alla vigilia del voto, come sta facendo il Governo, per moltiplicare artificiosamente i propri seggi è una scorrettezza politica gravissima. Ma c’è di più. Una ulteriore forzatura che divarichi ancor più il voto e i rappresentanti è un attentato alla democrazia.

Stati Uniti: come ti manipolo il voto

È il voto che garantisce la rappresentanza. Più è manipolato, più ci si allontana dalla democrazia. È quanto accade negli Usa dove, spesso, i collegi elettorali (maggioritari) vengono ridisegnati alla vigilia del voto, in modo da concentrare in un solo distretto o sparpagliare gli elettori e condizionare così i risultati. Da oggi, grazie a una sentenza della Corte Suprema, alla manipolazione politica si può sommare quella razziale.

Polizie, sicurezza, paura

La sicurezza non è semplicemente una risposta al disordine. È un dispositivo di governo delle popolazioni. Non precede il pericolo: lo costituisce, lo nomina, lo distribuisce nello spazio. La sicurezza sociale, invece, è quella che si misura nella qualità della vita quotidiana, nella fiducia nel futuro, nel senso che la propria comunità funzioni. E non si ottiene – come è evidente – aumentando le divise o accelerando le condanne.

Per un 2 giugno democratico e anti-militarista

Da quando Giorgia Meloni è a Palazzo Chigi la ricorrenza del 2 giugno ha assunto un significato particolare. Ci ricorda, per un verso, il fondamento democratico su cui poggia la Repubblica antifascista, che le riforme della destra cercano continuamente di stravolgere; ci richiama, per altro verso, al compito di prendere sul serio l’art. 11 della Costituzione, sempre più ignorato in questi anni di ubriacatura bellicista.

“Donna, vita, libertà”: senza le donne non c’è democrazia

Lo slogan curdo “Jin, Jiyan, Azadî” (“Donna, vita, libertà”) indica la centralità delle donne nella trasformazione democratica della società. Il “demos”, il popolo, non è davvero tale senza la presenza attiva delle donne. Per la loro intelligenza e sensibilità, e non solo per un dato quantitativo. Ma questo protagonismo non può trasformare la politica se non si manifesta prima nella società e nella famiglia.

La legge elettorale della destra e la lente di Popper

Popper aveva una definizione netta per la democrazia: non il vago “governo del popolo” ma un sistema di istituzioni che consenta ai governati di controllare i governanti e, se necessario, di sostituirli senza ricorrere alla violenza. Alla luce di questa impostazione la riforma elettorale proposta dalla destra è da bocciare in toto. Di più. Non è solo una cattiva legge. È una pedagogia autoritaria travestita da riforma ragionevole.

Inattualità del Primo Maggio?

La democrazia del lavoro si reggeva sulla necessità del capitalismo di estendere la società dei consumi e di “addomesticare” le rivendicazioni sociali dei lavoratori. Quando al capitalismo tutto questo non è servito più il compromesso è stato abbandonato. E allora? Chi siamo noi oggi? Quelli che vedono nella democrazia del lavoro un esperimento del passato? O quelli che scendono in piazza per difendere ancora i diritti sociali?

La guerra e la lezione degli anni Trenta del ‘900

È in atto una moltiplicazione di conflitti determinata, in singolare analogia con gli anni ‘30 del secolo scorso, da quattro fattori: la crisi del dollaro, la rottura dell’equilibrio tra le grandi potenze, la sofferenza della democrazia e la messa in discussione della globalizzazione. Come allora, per arginare tale deriva non basta contrastare il riarmo ma occorre trovare un accettabile equilibrio tra i fattori che la generano.