Mai come quest’anno il dossier di Ferragosto del Ministero dell’interno, che dovrebbe fornire la fotografia ragionata dell’andamento, nel primo semestre dell’anno, dei fenomeni di competenza del Viminale (sicurezza, ordine pubblico, criminalità, immigrazione etc.), è stato concepito, fin dalla goffa prefazione del ministro Piantedosi, come uno spot pubblicitario dell’attività del Governo più che come uno strumento di analisi e di approfondimento della realtà. L’esordio è fogorante: «I dati confermano un calo generalizzato dei reati. Diminuiscono tutti i delitti a maggior allarme sociale: gli omicidi, e in particolare quelli con vittime di sesso femminile, le violenze sessuali, i furti e le rapine. Crollano gli sbarchi di migranti irregolari e raddoppiano i rimpatri, a dimostrazione dell’efficacia delle azioni messe in campo dal Governo Meloni. Sul fronte dell’ordine pubblico, si conferma l’impegno degli operatori delle Forze di polizia nel garantire ogni giorno, con equilibrio e professionalità, il diritto di manifestare, nonostante le continue aggressioni da parte di violenti e professionisti del disordine. Diventa sempre più capillare il controllo del territorio, anche grazie alle operazioni ad alto impatto e alle zone rosse, con risultati importanti per numero di soggetti identificati, arresti e sgomberi». E non è da meno la conclusione: «Grazie a questo costante impegno nell’insieme l’Italia si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo, un punto di forza che concorre alla capacità di attrazione del nostro Paese rispetto ai partner internazionali. Sono risultati concreti che confermano l’efficacia delle strategie adottate ma che certamente non ci vedono appagati. La sicurezza è la precondizione di ogni libertà personale. E il Ministero dell’interno, con il contributo delle sue articolazioni territoriali e grazie al prezioso lavoro delle nostre Forze di polizia – tra le migliori al mondo – è impegnato ogni giorno per garantire sempre maggiori condizioni di sicurezza e vivibilità ai cittadini».
L’impostazione auto promozionale non riguarda solo i giudizi ma anche i dati, carenti sotto molti punti di vista. Mancano, in particolare, le serie storiche, i confronti internazionali e le disaggregazioni (necessari per un’analisi non superficiale). E manca la contestualizzazione. Si menzionano, per esempio, gli sgomberi di edifici occupati (6.101 alloggi di edilizia residenziale pubblica e 313 di “immobili di particolare rilievo nelle città metropolitane”) ma non si dice nulla sulla quantità di persone interessate e sulla loro sistemazione successiva, così avvalorando la tesi che gli sgomberi sono un valore in sé e non una tessera della politica sociale. Si dice poi – come se fosse un dato di per sé positivo – che le manifestazioni di piazza sono diminuite del 12,6 per cento rispetto al corrispondente semestre del 2025 (da 6.540 a 5.713), sottolineando che sono diminuite anche quelle “con criticità” (da 156 a 98) senza neppure addentrarsi nello spiegare che cosa si intenda per “criticità”. E ancora spicca la genericità di alcuni dati. Per tutti, il numero di “feriti” in manifestazioni di piazza, quantificati in 14 tra i civili e 136 tra le forze dell’ordine, senza alcuna indicazione dell’entità delle lesioni a cui si fa riferimento (di importanza decisiva considerato che, per esempio, nella sola manifestazione torinese del 31 gennaio contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna gli agenti feriti furono, secondo la Questura, oltre 100, e i civili diverse decine…). Per non dire dei dati sull’immigrazione, che comprendono il numero degli sbarchi ma tacciono su quello dei morti in mare, indicano il numero dei rimpatri senza precisare se sono quelli disposti o quelli effettivamente eseguiti e si spingono sino ad affermazioni a dir poco fantasiose come quella concernente l’esistenza di «275.463 partenze bloccate di cui 20.157 nel primo semestre 2026 in collaborazione con Libia e Tunisia dal 2023 al 30 giugno 2026». Le omissioni, le manipolazioni e il trionfalismo rendono il dossier di scarsa attendibilità ed utilità.
Alcuni dati numerici, in particolare per quanto riguarda l’andamento della criminalità, sono, tuttavia, significativi. Uno per tutti: i reati denunciati nel primo semestre 2026 sono stati 1.068.240, il 10% in meno rispetto al 2025 e, soprattutto, calano gli omicidi volontari (-15,3%, da 163 a 138), i furti (-11,4%), le rapine (-12, 3%) e le violenze sessuali (-7,1%). A conferma di un trend in atto da anni. Il dossier, naturalmente, non lo dice e l’ennesima omissione non è casuale ma serve a magnificare l’attività di governo indicata – falsamente – come la causa del miglioramento. Ma anche sulla base di questi soli dati grezzi la domanda è d’obbligo: se «l’Italia si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo» perché porre la questione sicuritaria al centro del dibattito e dello scontro politico?

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IL MINISTRO DELLE FANDONIE
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